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Montagnana, trovato morto in casa tra sterco e rifiuti

Ragioniere, 66 anni, viveva da solo nell’abitazione senza servizi divenuta una discarica. I vicini: «Abbandonato dal Comune»

di Nicola Cesaro
2 minuti di lettura

MONTAGNANA. È morto “soffocato” dai rifiuti, dalle feci, dalla puzza. È stato trovato dopo più di una settimana dal decesso. È morto nell’indifferenza di tutti, fatta eccezione dei pochi vicini che in questi anni avevano tentato di aiutarlo. È un dramma che rasenta l’orrore quello toccato a Francesco Meneghetti, 66 anni, ragioniere da anni senza lavoro: sabato pomeriggio le forze dell’ordine lo hanno trovato in evidente stato di decomposizione in una delle stanze della sua abitazione di via Andrea Gritti.

Era morto forse da più di una settimana. Il vicino di casa che da tempo cercava di aiutarlo, Riccardo Vettore, era tornato mercoledì dalle ferie: non vedendolo uscire di casa ormai da giorni, ha chiesto soccorso. Nella casa, ieri alle 13, è entrato un agente della polizia locale, che si è trovato di fronte la macabra scena. Sul posto sono dunque intervenuti i carabinieri di Montagnana e i vigili del fuoco di Este, che per recuperare la salma hanno dovuto indossare tute e maschere. A rendere impossibile l’intervento nell’abitazione di via Gritti, infatti, non c’era solo l’inevitabile fetore causato dalla decomposizione, ma anche la terrificante situazione dell’alloggio, letteralmente sommerso da rifiuti di ogni genere e dagli escrementi dello stesso residente e degli animali (in particolare gatti) che entravano abitualmente in casa dell’uomo.

Francesco Meneghetti viveva solo da più di un decennio: moglie e figlio, che vivono nel Veronese, per dissidi interni alla famiglia avevano deciso di allontanarsi dall’uomo. Il ragioniere, inoltre, aveva perso il lavoro: alcuni comportamenti non propriamente edificanti lo avevano allontanato prima dallo sportello bancario di Merlara in cui operava da anni, quindi dall’ufficio comunale di Legnago. Da dieci anni non riceveva uno stipendio. Di conseguenza, non potendo provvedere a pagare bollette e tasse, si era visto tagliare gli allacciamenti a luce, acqua e gas: «Viveva di stenti, con quel poco che gli rimaneva e con la casa lasciata dai genitori morti nei primi anni Novanta» denuncia Vettore. «Non aveva servizi sanitari funzionanti e non utilizzava la cucina. Mangiava quello che gli provvedevamo noi vicini, e ovviamente non curava la pulizia della sua abitazione. Certe mattine si recava in ospedale a Montagnana per lavarsi. Non aveva un bagno e per provvedere alle sue esigenze utilizzava la vasca». Chi gli viveva accanto aveva provato più volte a interpellare il Comune: «Anni fa una ditta è stata mandata a pulire l’esterno della casa, mentre qualche tempo fa un’altra ditta aveva presentato un preventivo al Comune per la bonifica degli interni. L’intervento però non è mai stato ultimato. Qualcuno in municipio dovrà mettersi una mano sul cuore per quanto accaduto». Da febbraio Meneghetti riceveva una pensione maturata grazie agli anni di lavoro: le sue precarie condizioni psicologiche, tuttavia, non gli hanno permesso di recuperare e di riprendersi la vita.

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