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In cento a protestare contro gli aumenti

I manifestanti, ai quali è negata la parola, assistono in silenzio al consiglio comunale che vota l’impennata di Imu e Tasi

di Nicola Cesaro
2 minuti di lettura

MONSELICE. Una protesta silenziosa, perlomeno fuori dal municipio, ma che si è fatta comunque sentire. Un centinaio di cittadini si è radunato ieri sera davanti a Palazzo Tortorini in occasione del consiglio comunale dedicato, tra i vari punti all'ordine del giorno, anche al vertiginoso aumento della Tasi. Un'impennata del 150%, con la Tasi che a Monselice è destinata a passare dall'1 al 2,5 per mille per le prime case, con un aumento anche sulle case in comodato a figli o genitori e con l'innalzamento dell'Imu sui terreni agricoli dal 7,6 all'8,6.

Per dare un'idea del peso della manovra, un contribuente medio monselicense passerà da 120 a 300 euro di Tasi. «Si tratta di aumenti che creeranno disagi a chi ha già seri problemi a pagare le tasse attuali», spiega Gabriella Zanin, ex consigliere comunale e promotrice della manifestazione di protesta «Siamo qui oggi, senza bandiere politiche ed etichette, per guardare in faccia i consiglieri che approveranno questo bilancio, per sapere chi sono e per non votarli più». Tra i cento cittadini accorsi davanti alla sede municipale c'era anche Bruno Mori, presidente veneto di Eurcoltivatori: «Tra conti a terra e amministrazioni che ci snobbano, ora abbiamo anche questi aumenti: si vuole mettere in ginocchio la categoria».

La platea ha deciso di partecipare all'assemblea comunale. Il consiglio è cominciato con la ferrea intransigenza - aspramente contestata - del presidente Romano Gelsi: prima ha obbligato la folta platea a indietreggiare, chiedendo ai cittadini in piedi di allontanarsi dai consiglieri comunali; poi, in un battibecco durato cinque minuti, ha più volte invitato a non esporre manifesti e cartelloni e a non intervenire nel dibattito. Gli stessi promotori avevano chiesto qualche sedia in più in sala e la deroga a parlare  attraverso un portavoce nel corso dell'assemblea: entrambe le richieste sono state negate. La giunta comunale ha invece provveduto a distribuire un volantino in cui, oltre agli effettivi e contestati aumenti, sono stati evidenziati anche dei ritocchi in negativo (a partire dalla Tari, ridotta di 465 mila euro con tariffe sulle utenze domestiche ridotte dal 20 al 25%) e soprattutto i tagli dei trasferimenti statali (ridotti di 841 mila euro in un anno), oltre al mantenimento dell'addizionale Irpef. «Siamo l'unico Comune della provincia che riduce la Tari», recita il volantino, «e la Tasi prima casa è uguale a quella di Este, Conselve e Tribano. Una riduzione della Tasi obbligherebbe a un azzeramento delle attività del Comune con un drastico taglio del sociale». «Abbiamo scelto di recuperare i 465 mila euro non pagati attraverso la Tari, tassa che colpisce indistintamente tutti, attraverso l'aumento della Tasi, che è una tassa patrimoniale: non abbiamo aumentato a sproposito, ma con una logica precisa ed equa», ha chiuso il sindaco Francesco Lunghi. L'approvazione delle varie tariffe, abbinate alle proposte di emendamento della minoranza, è avvenuta in tarda serata.

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