Preghiere e maestra unica: nasce la scuola anti-gender

La scuola materna parrocchiale Sant'Ignazio di Loyola a Montà

Il parroco di Montà ha deciso di chiudere la materna per fare posto a una seconda classe con 10 bambini. L'iniziativa imbarazza la curia ed è osteggiata dai residenti

PADOVA Funziona così: classi da non più di dieci bambini, niente compiti a casa, maestra scelta dai genitori e unica per tutte le elementari, quote di iscrizione e rette di frequenza - doposcuola compreso - facoltative, cioè secondo le proprie possibilità. Il programma è ministeriale, ma si punta decisamente verso un ritorno ai “cari insegnamenti del passato”, con un caposaldo scritto in grassetto: no alla teoria del gender «perché sui bambini non si fanno esperimenti».

Lo slogan è “Scegli tu come educare i tuoi figli”. Si chiama scuola di Alleanza Parentale, si ispira a un modello americano già rodato che ora sta mettendo radici in Italia, da Staggia Senese - dove è stata aperta la prima, per iniziativa di don Stefano Bimbi - a Padova, dove la prima classe, una seconda elementare, dovrebbe partire a settembre nella parrocchia di Sant’Ignazio di Loyola a Montà.

Il condizionale è d’obbligo, perché l’iniziativa del parroco don Giovanni Ferrara nasce senza la benedizione della Diocesi - anzi, il rischio di una “scomunica” è dietro l’angolo - e perché la comunità parrocchiale e i cittadini del quartiere, con diverse gradazioni di cristianità, sono in rivolta. Per far spazio alla scuola parentale, infatti, si è già deciso di sacrificare la scuola materna della parrocchia, 56 anni di storia gloriosa alle spalle, costruita e tenuta in ordine dai residenti storici del quartiere, sempre pronti a spendersi per una colletta o per comprare due banchi in più.

Ufficialmente la materna chiude per motivi di bilancio: il deficit è pesante, circa 150 mila euro, e il personale costa 130 mila euro all’anno. Gli iscritti non mancano, anche se quest’anno a fine gennaio erano poco più di 20, contro i 48 dell’anno prima. Poi si è arrivati a 35, ma sono tempi duri, nessuno lo nega. Il fatto è che fino al 31 marzo, data della prima lettera inviata a tutte le famiglie, il parroco ha assicurato che la scuola non sarebbe stata chiusa, nonostante la crisi economica.

Poi invece a fine maggio, preceduta da segnali sempre meno equivocabili, è arrivata la conferma, sempre con una lettera di don Giovanni: si chiude, «perché tutte le soluzioni che sono state tentate, riguardanti anche sensibili tagli sulle spese del personale, non sono andate a buon fine».

Neppure il tempo di far digerire la notizia e sul web c’era già l’annuncio: nella parrocchia di Sant’Ignazio di Montà aprirà una scuola parentale. Il sito di Alleanza Parentale la dà già per attiva, offrendo un numero di cellulare per informazioni e iscrizioni. Risponde don Giovanni che non sembra avere molta voglia di parlare. Ma che invece, quando ci presentiamo come genitori che chiedono informazioni per iscrivere il proprio figlio, si mostra subito disponibile: «Ci vogliono persone coraggiose per questo progetto», dice. «Siamo pronti a partire con un po’ di genitori di questa zona e con una maestra già individuata (si chiama Diana, ndr). Siamo pionieri, ma negli Stati Uniti questo modello funziona già».

Seguono ulteriori chiarimenti: si inizia con una seconda elementare, perché i genitori che aderiscono hanno figli di quell’età, ma è possibile formare pluriclassi con bambini di età diverse. Il programma prevede grande attenzione ai rudimenti della scrittura, soprattutto «la bella calligrafia», la «lettura fatta bene», e «fare i conti». Il programma ministeriale si segue, certo, ma con una classe poco numerosa «si esaurisce in pochi mesi» e quindi «i bambini sono sempre in vantaggio».

E a fine anno, tutti a Staggia Senese per l’esame di stato, che certifica la formazione e consente di tornare alla scuola statale, se uno decide di cambiare. Sui locali, invece, don Giovanni glissa: «Non sono importanti, quello che conta è la maestra». Però i siti non lasciano spazio a equivoci: la scuola nascerà in parrocchia, via Montà 107, proprio dove c’era la materna.

Inutili tutte le iniziative dei genitori, che si sono offerti di pagare rette più alte e di raccogliere fondi pur di non dover ripiegare su scuole parrocchiali più lontane - soprattutto aldilà del famigerato passaggio a livello - o sulla comunale che tanto vicina non è. Inutile, per ora, anche la diffida della Diocesi, che attraverso l’ufficio pastorale per l’educazione ha chiesto a don Giovanni di fermarsi e di non usare i locali della parrocchia. Il parroco va avanti, in un clima sempre più ostile. Una buona parte della comunità lo ha abbandonato, le contestazioni sono sempre più frequenti. E perfino la sagra del patrono, che comincia tra pochi giorni, sarà divisa in due. In pochi con il don, tutti gli altri contro.

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