Genitori contro il parroco anti-gender: "Non chiudete la materna"

La chiesa parrocchiale di Montà

Rapporti sempre più tesi tra le mamme e il sacerdote: "Ha sospeso l'azione cattolica, ha cancellato i Grest e pensa solo a vietare". A sostenerlo invece è un gruppo neocatecumenale

PADOVA. Per salvare la scuola avevano comprato gli arredi e i materiali per i bambini, organizzato attività di autofinanziamento e si erano offerte perfino di fare le pulizie, a turno. Ecco perché i genitori dei bambini che frequentavano la materna di Sant’Ignazio non vogliono sentire parlare di crisi, di bilanci in rosso, di rette non pagate e altre questioni economiche.

«Quella scuola è stata chiusa perché così ha voluto don Giovanni», dicono. E questa è la loro certezza, quella da cui tutto comincia e anche quella su cui in qualche modo si sta scrivendo una fine. Il fatto è che con don Giovanni, come si dice in questi casi, non si sono mai presi.

«È arrivato otto anni fa e ha cominciato a chiudere e a vietare», raccontano. «Ha sospeso l’Azione cattolica, ha cancellato i Grest, chiamava i ragazzi a fare sport e dopo un giro di campo li metteva a fare orazioni, il campetto parrocchiale non si poteva più usare. Rapporti zero, insomma. Basti pensare che in tutto l’anno non ha mai trovato il tempo di passare alla scuola materna a salutare i bambini. E che quando ha preso il microfono, alla recita di fine anno, si è limitato ad annunciare un’iniziativa anti-gender per la domenica successiva. Abbiamo dovuto costringerlo a tornare al microfono per salutare i bambini».

Di aneddoti come questi intorno alla parrocchia ormai ne girano a decine. Come quello sulla foto del Papa appesa sui muri della scuola. Non Bergoglio ma Ratzinger. «Non ha mai voluto sostituirla». Ognuno poi dà a queste cose il significato che crede. Quel che è certo, invece, è che la parrocchia progressivamente si è svuotata. Fuga dalle messe (in sette giorni neanche duecento presenze) e dal catechismo, centro estivo con minimo storico di iscritti (mentre a Montà i bambini erano quasi duecento), perfino la polisportiva si è allontanata.

I volantini della sagra parrocchiale con la sponsorizzazione di Alleanza Parentale

Intorno al parroco è rimasto un gruppetto di fedelissimi - riconducibili al movimento neocatecumenale - mentre tutte le famiglie storiche del quartiere hanno traslocato nella parrocchia di Montà. L’esodo non è stato né indolore né silenzioso. I confronti a muso duro tra i fedeli-genitori e il parroco sono agli atti e la Diocesi ne è stata informata, anche perché il parroco in qualche occasione avrebbe esagerato. «Noi siamo arrivati a chiedere che sia sollevato dall’incarico», proseguono i genitori. «Questo parroco ha ucciso una comunità. Ci accusa di essere ospiti, di non avvicinarci al suo altare, come se andare in un’altra chiesa volesse dire non essere buoni cristiani. Ha sostituito i rappresentanti del quartiere in tutti gli organismi parrocchiali, mettendone altre che arrivano da fuori Montà. E quando c’è bisogno spesso neanche si fa trovare».

La chiusura della scuola è solo l’ultimo atto. I genitori l’hanno vissuto in un crescendo di attese e delusioni, fino alla rabbia di oggi. «Ci siamo sentiti dire che non pagavamo le rette ed è una falsità. Ci è stato promesso che la scuola non sarebbe stata chiusa e invece chiude. Ci aveva chiesto di trovare 20 mila euro o di tagliare il personale ed eravamo anche disposti a farlo. Nel giro di pochi mesi abbiamo sentito di tutto. La verità è che don Giovanni aveva già deciso di chiudere, perché non ha mai neanche chiesto veramente aiuto, non ha neanche scritto una riga sul bollettino parrocchiale per provare a salvare la scuola. Tutte le nostre proposte, dalla riduzione del personale alle raccolte di fondi, sono state ignorate. Ora aspettiamo di vedere chi sono gli iscritti di questa nuova scuola. Noi non conosciamo nessuno del quartiere che andrà lì».

L'iniziativa anti-gender del parroco ha scavato altre trincee in una comunità che ormai è divisa anche sulla
sagra: la festa tradizionale ormai non è più l'appuntamento che unisce tutta la parrocchia.

C’è la festa ufficiale, annunciata da uno striscione che campeggia davanti alla chiesa. E c’è quella “alternativa” organizzata dietro il supermercato Alì di Montà. La prima è quella promossa dal parroco, che non richiama più tante persone come una volta. «Ai bei tempi si facevano due ore di fila per mangiare», ricordano i cittadini. Il pienone c’è invece spesso alla sagra “sportiva”. Un segno, anche questo. Un altro, ancora più forte, lo si legge sui volantini con il programma della sagra parrocchiale: la scuola parentale anti-gender è tra gli sponsor.

 


 

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