Anastacia a Piazzola: "Ho ancora paura del palco"

Gli 85 milioni di dischi venduti, la sfida vittoriosa al cancro, l’amore per la moda italiana. Sabato sera sarà di scena a Piazzola

PIAZZOLA SUL BRENTA. Anastacia, voce nera, bionda chioma, energia da vendere, sarà protagonista sul palco dell'Hydrogen Festival, domani, sabato, alle 22 a Piazzola sul Brenta. Canzoni come “I'm outta love”, “One day in your life” attorno agli anni 2000 sono diventati veri tormentoni, trasformando la sua silhouette in un simbolo del pop americano. Anastacia è emersa alla ribalta globale dopo una lunga gavetta che l'ha impegnata anche come ballerina. Da allora niente è più riuscito a fermarla. Ha affrontato gravi problemi di salute, ma nel 2014 è tornata con un album il cui titolo è già un programma: “Resurrection”. Quando le si chiede come sia la vita da pop star, mentre si sposta a bordo del suo tourbus, malgrado gli 85 milioni di dischi venduti in tutto il mondo, risponde in modo spontaneo e si lascia scappare un apprezzamento per il pubblico maschile della penisola: «Voi italiani siete così sexy quando provate a parlare inglese». L’intervista.

Qual è la prima cosa che fa appena sveglia?

«Controllo il mio telefono e vado in bagno. Spesso lo faccio contemporaneamente».

E l'ultima prima di andare a letto?

«Un'occhiata al mio ipod, oppure guardo un film, una serie tv, a volte mi addormento davanti allo schermo».

È appassionata di serie tv?

«Tantissimo. Quelle che adoro sono davvero tante. Potrei citare “24”, “Sopranos”, oppure “Orange is the new black”, “Homeland” ma l'elenco potrebbe continuare».

Parliamo di musica, cosa è importante per lei mentre sta sul palco? Quali sono le sensazioni che prova?

«L'aspetto più importante del live è poter sentire la mia voce, ho degli auricolari che mi consentono di controllare al meglio l’interpretazione senza commettere errori. La sensazione importante è quella del contatto con il pubblico, a volte mi trovo davanti folle sterminate, più ce n'è più paura fa, sembra di stare con le spalle al muro».

Lei ha affrontato due volte il cancro al seno, dimostrando di essere una donna molto forte. Che significato attribuisce a questo aggettivo?

«La forza viene dall'esperienza. Sono cresciuta al fianco di mia madre che è sempre stata molto forte. Ciò che mi è capitato nella vita rappresenta una sorta di sfida ulteriore, affinché io potessi dimostrare di esserlo ancora di più. Ho imparato che le sfide vanno affrontate a viso aperto, senza mai farsi abbattere».

Lei ha avuto il coraggio di parlare apertamente della sua vita privata, trasformando quanto le è accaduto in un impegno civile. È stato difficile?

«Direi di no, mi è venuto spontaneo. Io sono la stessa persona quando sono sul palco, quando canto in un disco e anche nella vita normale, se vado da Starbucks»

Che ne pensa del sì del presidente Obama al riconoscimento legale dell'unione tra coppie omosessuali?

«Sono d'accordo. Vengo da una famiglia molto cattolica, nella religione questo non viene accettato, ma anche mia madre non ha mai capito perché non si potesse concedere la possibilità di sposarsi a due persone che semplicemente si amano. Abbiamo fatto dei progressi ed è un fatto positivo».

Quand'è che si è resa conto delle enormi potenzialità della sua voce?

«Quand’ero giovane in molti mi dicevano che avevo la voce da nera, ma io non ne capivo il significato. In casa ascoltavamo soprattutto altri generi musicali, come Elton John. Ora invece lo capisco, essere paragonata ad Aretha Franklin e Chaka Khan è davvero un onore. Sinceramente non so da dove venga fuori la mia voce, non è una scelta, è la mia natura».

A quali elementi dello stile italiano si sente più legata: cibo, moda, arte, paesaggio?

«Non saprei. Mia sorella direbbe il cibo, l'Italia in questo campo è davvero fantastica».

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