Vasco Rossi, la recensione del primo concerto di Padova nel 2015

Vasco Rossi sul palco dell'Euganeo (foto Bianchi)

L'urlo sul palco dell'Euganeo: "Finalmente di nuovo qui". Pubblico in delirio fra pezzi nuovi e vecchi come "Albachiara"

PADOVA. Vasco Rossi, domenica sera, ha conquistato lo Stadio Euganeo di Padova registrando il tutto esaurito con circa 42.000 spettatori con i suoi classici e i pezzi nuovi ed uno spettacolo ipertecnologico. Lunedì, il rocker di Zocca replica con la seconda data patavina destinata a chiudere il “Live Kom’015 Tour” con numeri di pubblico che fanno tremare i polsi.

Lo spettacolo, domenica sera, è iniziato con con un’intro musicale tratta dalla suite “Zoya” di Dmitri Shostakovic mentre otto enormi pod costellati miriadi di luci colorate si alzavano lentamente dal palco, come un tecnologico sipario, per rivelare la band e Vasco al centro. Un boato del pubblico e a quel punto è partito il concerto. Il Komandante ha acceso il suo pubblico con “Sono innocente ma…”, canzone manifesto del suo ultimo album. Poi, è la volta di “Duro incontro”, sempre dall’ultimo disco, prima della storica “Deviazioni”, tratta da “Bollicine”, l’album del 1983 che impose Vasco, come una star della musica leggera, grazie alla presenza in scaletta niente meno che di “Vita spericolata”.

Poi, il concerto procede con ritmo serrato con brani come “L’uomo più semplice”, Dannate nuvole”, “Quanti anni hai”, “Siamo soli”, “Credi davvero”, “Guai”, “Blues di una chitarra sola” e “Manifesto futurista”. Vasco poi colpisce il cuore e lo stomaco dei suoi fans con pezzi forti, come “Stupendo”, “C’è chi dice no”, “Sballi ravvicinati” , “Rewind” e “Vivere". Il gran finale poi con le canzoni che tutti si aspettano: “Sally”, “Siamo solo noi” e il super medley di “Albachiara” e “Vita spericolata”.

Vasco, nonostante i recenti problemi di salute e i suoi 63 anni vissuti sempre al massimo, è sembrato in forma ieri sera. Continua ad essere quel fenomeno che riempie gli stadi da oltre 20 anni e domina le classifiche delle vendite discografiche da sempre. Lo spettacolo di ieri ha funzionato grazie al suo carisma sul pubblico e alla sua band composta da Stef Burns (chitarra) e Vince Pastano (chitarra), Claudio Golinelli (basso), Will Hunt degli Evanescence (batteria), Alberto Rocchetti (tastiere), Andrea Innesto (sax), Frank Nemola (tromba) e Clara Moroni (cori). Il Komandante può piacere o meno però non si può evitare di riconoscere la sua forza comunicativa che lo lega ad un pubblico fedelissimo e schieratissimo che è quello che abbiamo visto anche ieri a Padova. Tanti giovani di oggi e altrettanti ragazzi di ieri, che seguono ciecamente il suo verbo dai tempi di “Colpa d’Alfredo” e “Albachiara”.

Tanti fans uniti trasversalmente dalla fede in Vasco, molti con magliette, cappellini e fasce con il nome dei loro eroe. Un fenomeno che è giustificato dal fatto che Vasco dopo gli anni Ottanta, periodo in cui ha pubblicato i suoi classici, è riuscito, comunque, a comporre una serie di pezzi importanti che sono ancora nel cuore dei suoi fans. Tutto questo può bastare a superare qualsiasi polemica su Vasco perché gli stadi non si riempiono con il fumo, ci vuole anche la sostanza e il Komandante ne ha da vendere.

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