Stadio Euganeo,Vasco batte Jova 3-1

Vasco e Jova

Immaginaria sfida tra i due grandi eventi dell'estate musicale padovana: la musica, l'intensità dell'artista e un pubblico che diventa un popolo: così il Blasco mantiene la sua leadership nazionale

PADOVA. Vasco batte Jovanotti, il verdetto è (personalmente) persino troppo facile. I due grandi eventi dell'estate musicale, passati da Padova nel giro di pochi giorni, messi a confronto danno un responso chiaro: Vasco Rossi vince, calcisticamente, 3-1. Un gol per la qualità dei musicisti, un gol per l'intensità dell'artista, un gol per quel pubblico che emozionato e adrenalizzato al punto giusto diventa spettacolo nelle spettacolo. A Jovanotti concediamo il gol della bandiera, guadagnato per la spettacolarità della scenografia. In omaggio allo stadio Euganeo che ha ospitato entrambi i concerti, continuiamo il nostro gioco calcistico e facciamo allora la "cronaca" dei gol di questo fantomatico match tra Vasco e Jova.

LA MUSICA. 1-0 per il Blasco. L'energia che si respira con Vasco Rossi è tre volte superiore a quella di Jovanotti. Vasco sfodera due giganti come Will Hunt, batterista, e Stef Burns, chitarrista: uno picchia come un treno, con una carica e una violenza ossessiva da spaccarti le ossa; l'altro ti sfodera sempre l'assolo nervoso, il suono che ti penetra nella pelle, oltre a regalarti una gestualità da rockstar. Con lui vicino, Vasco non invecchia mai: i primi 40 minuti del live sono una botta di rock'n'roll da paura, senza freni e senza soste, con un Vasco intenso e presente come non mai, sguardo deciso che campeggia sul maxivideo, giubbotto in pelle e tutori ai polsi, berretto con visiera al rovescio, e una voce che non perde mai un colpo. La musica ha un concetto diverso nel live di Jova: è una bella colonna sonora per innamorati, i suoni sono puliti e più rassicuranti, sembra di stare in una grande, fantastica giostra in cui le canzoni passano non per rovesciarti l'anima ma per cullarti il cuore. Che poi è un po' la differenza tra il rock e il pop.

L'ARTISTA. E siamo 2-0 per Vasco. La prima cosa che viene da chiedersi è: ma come fa? Come fa un uomo di 63 anni, con la vita spericolata che ha vissuto, essere così sul pezzo, così in forma smagliante, così carico e giovanile? Si può. Vasco canta, urla, salta e balla. Ma non solo: perchè sa commuoversi tanto da far scendere una lacrima, e sa sorridere subito dopo, e sa essere così meravigliosamente intenso nello sguardo e nella presenza scenica da battere qualsiasi concorrenza. Si può stare sul palco in tanti modi: Jova salta come una molla, si cambia d'abito continuamente, danza nei modi più assurdi e sempre con l'elasticità di un ballerino, non sta fermo un attimo. Vasco sa stare immobile e comunicare il mondo che ha dentro di sè, che è poi un pezzo della nostra vita. Qui sta la grande differenza tra i due artisti.

LA SCENOGRAFIA. 2-1, Jova accorcia le distanze. Lorenzo ha uno show da guardare con la bocca aperta, un grande luna park moderno, un musical pop con cortometraggi, video, luci spettacolari, effetti speciali. Un tunnel dell'amore, lo definiscono gli americani: quegli show dove entri con la morosa per mano, te ne stai abbracciato e finisci con il bacio (lo stesso Jova invita il pubblico a baciarsi, e insiste sul concetto dell'amore che ci salverà). Lo show è arricchito da video inediti, da dialoghi tra palco e immagini: le luci giocano con laser mozzafiato, e insomma potremmo essere a Disneyland. Il Blasco, per contro, mantiene l'impatto scenografico nei confini della grande tradizione rock, esaltando la sola regia video su maxischermo ma puntando deciso sulla musica, come detto. Fino a una certa età, la proposta Jova piace di più.

IL PUBBLICO. 3-1, e fine della storia. Il pubblico è sempre bello ed è sempre parte dello spettacolo. Il pubblico cambia a seconda dell'artista, perchè dell'artista qualcosa cerca di trattenere. Se non altro magliette, berrettini, fascette, gadget vari. Tra il pubblico di Jova e quello di Vasco c'è un'età media differente, anche: certo mediamente più giovane quello di Jova. Il fatto è che il pubblico di Jovanotti è ancora un pubblico che vuole vedere uno spettacolo e condividerlo nei suoi passaggi. Giusto, ma limitante. La gente di Vasco, vista così insieme, assomiglia più a un popolo che ha un suo linguaggio, una sua ritualità, un suo modo di stare insieme. Cantare a squarciagola insieme. Commuoversi insieme. Piangere insieme, abbracciarsi e saltare insieme. C'era qualcosa di più in quei quarantamila l'altra sera all'Euganeo, un qualcosa che altrove non c'è: si chiama libertà da ogni schema, da ogni regola. E anche questo puoi chiamarlo rock.

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