In evidenza
Sezioni
Magazine
Annunci
Quotidiani GNN
Comuni

Da Padova 20 rifugiati al lavoro in Riviera

Un gruppo di volontari del festival Sherwood e di ragazzi africani ad aiutare i residenti dopo il ciclone

1 minuto di lettura

PADOVA. Sono partiti in sessanta, ieri mattina alle 7.15 dalla festa Sherwood, a bordo di vari pullmini, per andare a dare una mano nei paesi della Riviera devastati dal ciclone. E alcuni erano già andati l’altro ieri.

Venti di loro sono rifugiati arrivati dall’Africa, alcuni ospiti della casa occupata don Gallo in via Tommaseo, altri dei centri di accoglienza della cooperativa Percorso Vita.

Una volta arrivati, e in accordo con i Comuni e la Protezione civile, si sono divisi in tre gruppi e hanno raggiunto tre diverse zone dove hanno lavorato fino a pomeriggio inoltrato. A spostare macerie, raccogliere rami e tronchi, trasportare mobilia e rottami. Tutti assieme: i volontari partiti dal festival, che sono attivisti dei centri sociali del Nordest; i collaboratori volontari dello Sherwood; i rifugiati e gli abitanti di quei paesi così tanto danneggiati.

«La gente del posto ha accolto noi e i profughi con grande calore e riconoscenza», raccontano alcuni dei partecipanti alla “missione” di ieri; e all’ora di pranzo i residenti hanno portato cibo e acqua a chi li stava aiutando. L’ultimo dei pensieri, la provenienza geografica di quelle persone.

«Ciò che abbiamo visto coi i nostri occhi era uno scenario di guerra e devastazione», continuano « simile a quello da cui sono fuggiti i profughi che si sono uniti a noi per portare la propria solidarietà concreta ai cittadini colpiti dall'uragano di due giorni fa. Una solidarietà ed un'accoglienza che spesso questi uomini e donne che raggiungono, rischiando la propria vita, il nostro Paese e la nostra regione non trovano».

Anche altri profughi, di centri di accoglienza del Veneziano, sono andati ad aiutare.

Durante il periodo del Festival, nel parcheggio dello stadio Euganeo, gli organizzatori hanno messo in piedi il progetto “Welcome to Sherwood” dedicato ai rifugiati. Ovvero, un corso per imparare a fare i baristi, il corso per diventare pizzaioli e, dal lunedì al venerdì, ogni giorno, lezioni di italiano alle quali hanno partecipato una ventina di ragazzi africani. Non solo, alcuni rifugiati vengono impiegati per le pulizie degli spazi del festival, altri come parcheggiatori (in entrambi i casi con retribuzione).

Alberta Pierobon

I commenti dei lettori