Ex seminario vietato al Comune

L’intervento del rettore sulla struttura di Tencarola rompe i rapporti con la giunta di Selvazzano

SELVAZZANO. Il rettore del Seminario vescovile di Padova vieta al Comune di Selvazzano di mettere piede all’interno dell’area dell’ex seminario di Tencarola senza il consenso della proprietà. Lo puntualizza nella lettera di precisazioni sull’incontro del 16 giugno sulla sicurezza all’interno del complesso, il rettore don Giampaolo Dianin. «Il Seminario ribadisce la propria volontà e disponibilità alla collaborazione con l’amministrazione comunale per la soluzione dei problemi ed è vicino e sensibile alle esigenze della collettività di Selvazzano, ma non accetta che vengano ad esso attribuite colpe e responsabilità che non gli sono proprie né intende sottostare a strumentalizzazioni di alcun genere, si legge nella parte finale della missiva. Fin d’ora conferma la propria disponibilità ad ulteriori incontri, ma non accetta di essere messo sul banco degli imputati com’è accaduto nell’ultimo incontro. Ribadisce che la gestione, la custodia e la cura dell’area spettano ad esso che ha facoltà, non obbligo, di adottare misure di sicurezza della sua proprietà e ribadisce, altresì, che è fatto divieto a chiunque, anche alla Pubblica Amministrazione, di accedere nella stessa area senza il consenso del proprietario».

Apriti cielo. I rapporti già tesi tra le parti dopo l’incontro del 16 giugno dove il Comune non ha gradito che l’ente religioso non fosse rappresentato dal rettore ma bensì dall’economo e da ben tre legali, rischiano ora di rompersi. Il vicesindaco Bruno Saponaro che ha presieduto la parte finale dell’incontro di metà giugno, si dice «alquanto sorpreso delle considerazioni di don Dianin che non era presente alla riunione». «Mi sorprende la formale diffida al Comune a non accedere all’area senza autorizzazione quando il complesso è in balia di tutti e chiunque può entrare perché la recinzione è fatiscente, sbotta Saponaro. Vorrà dire che trasmetteremo immediatamente la lettera di don Dianin alle forze di polizia e ai vigili del fuoco che in caso di emergenza per intervenire dovranno prima chiedere permesso. Dal 2009 il zindaco e le forze dell’ordine stanno monitorando il sito per conto della proprietà. Basti pensare allo scorso anno quando 8 ragazzini sono saliti sulla torre dell’acquedotto a 30 metri di altezza per farsi un selfie. Hanno rischiato la vita perché la porta di accesso alla torre era aperta. Il giorno dopo è intervenuto il comune per mettere in sicurezza l’accesso. Siamo molto amareggiati di questa presa di posizione. Anziché comunicarci come chiesto dal consiglio comunale i nomi delle persone e delle ditte che operano in quell’area in modo che le forze dell’ordine possano effettuare i controlli, ci rispondono di non mettere il naso nella loro proprietà. Forse non sanno che è compito del comune tutelare i propri cittadini che non si sentono sicuri a causa di quell’immobile abbandonato dove spesso si annidano spacciatori e delinquenti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Video del giorno

L'ultima gaffe della sardina Santori: in moto contromano sulla preferenziale

Granola fatta in casa

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi