La via della seta si ferma a Padova

Il centro di bachicoltura di Brusegana verrebbe trasferito a Firenze

Ha sede a Padova uno dei più avanzati centri di ricerca sul sistema della produzione della seta nel mondo. Un primato che la città rischia di perdere dopo i tagli previsti dalla legge di stabilità 2015 che impone il taglio del 50% delle articolazioni locali dei Cra – Inea (Consiglio per la ricerca in agricoltura). Una razionalizzazione che farebbe prendere la via di Firenze al centro di ricerca (Cra-Api) di Padova specializzato nella bachicoltura da seta. Un danno significativo per un settore che, pure scomparso da oltre 50 anni in Italia, ora punta ad una rinascita grazie ai brevetti del Cra di via Newton a Brusegana e alle attività de “La Rinascita della Via della Seta”, la rete d’imprese che ha ricostruito e riorganizzato l'intero ciclo della seta, dalla coltivazione del gelso all'allevamento dei bachi, fino alla trasformazione del filato ed alla realizzazione di gioielli in seta ed oro disegnati e commercializzati da d’Orica.

«Negli anni, oltre al museo degli insetti vivi di Esapolis abbiamo continuato le ricerche sul baco e sul gelso sviluppando alcuni brevetti internazionali che permettono la destagionalizzazione della raccolta dei bozzoli e l’automazione dei processi di estrazione della seta – spiega Silvia Cappellozza, responsabile Cra-Api di Padova –. Negli ultimi tre anni abbiamo contribuito alla rinascita della seta italiana coinvolgendo oltre 20 imprese con la prospettiva di potere sviluppare migliaia di posti di lavoro principalmente in Veneto. Un trasferimento fuori dal territorio sarebbe disastroso per quello che stiamo cercando di realizzare». Una boccata d’ossigeno per un sistema, quello della moda italiana, che ad oggi riceve dall’estero tutta la materia prima in seta per la produzione e che vede con preoccupazione crescente il progressivo abbandono della produzione in Cina dove lo sviluppo economico sta riducendo la produzione della seta.

Ora, grazie a “La Rinascita della Via della Seta” ma anche ad iniziative come quella dell’azienda milanese di cosmesi Fimo Srl che ha realizzato un prodotto per la pulizia del viso con i bozzoli di seta prodotto dai bachi provenienti dalle colture italiane, si punta ad una ricostruzione della filiera made in Italy messa in pericolo dalla spending review. (r.s.)

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