Profughi in affitto nelle case del centro

Sei migranti sono stati ospitati in un appartamento privato dietro l’hotel Plaza, dieci in una villetta a Sarmeola di Rubano

PADOVA. Una villetta a Sarmeola e un appartamento nel cuore di Padova, zona corso Milano, da pochi giorni stanno sperimentando una nuova, inedita vita: sono diventati centri di accoglienza per i profughi, gestiti dalla cooperativa Percorso Vita del prete di strada padovano don Luca Favarin.

Le due abitazioni sono state prese in affitto dalla cooperativa con regolare contratto di locazione temporanea a una cifra agevolata ma non irrisoria: a garantire è la cooperativa. Tutto è nato, per caso o per provvidenza, da un incrocio di discorsi, da qualche volontario che ha sparso la voce, dall’urgenza di reperire posti per i profughi a fronte del muro di rifiuto e proteste che fanno del Veneto e di Padova l’anomalia d’Italia. Una coppia padovana proprietaria di un appartamento non affittato in centro e una signora di 90 anni (che si è trasferita a Padova) ha la villetta di Sarmeola: normali persone, e nemmeno con una particolare vocazione alla solidarietà («Massì, tanto tutti cristiani sono», nel senso di esseri umani: così la signora con estrema sintesi ha motivato la sua scelta). A muoverli la semplice volontà di fare qualcosa di buono in un momento di emergenza (è quotidiana la ricerca della Prefettura di posti letto per i profughi, in base alle quote stabilite dal ministero). E possibilmente non rimetterci: un contratto garantisce canone, obblighi di manutenzione e durata. La quadratura del cerchio.

Sono sei i ragazzi che abitano nell’appartamento in centro, vengono dalle zone della Nigeria occupate dai terroristi jihadisti di Boko Haram, da Ghana e Senegal. Dieci vivono a Sarmeola, tutti giovani, arrivano da Gambia, Nigeria, Senegal: in due giorni hanno sistemato il giardino e ripulito la casa disabitata da tempo. Sono stati rivestiti dalla prodigiosa signora Franca, della parrocchia di Sarmeola, che da sola fa meglio di una centrale operativa: mancano solo le scarpe, alcuni girano con le ciabatte di plastica rotte sulle quali mesi e mesi fa erano partiti dai loro villaggi. Uno dei ragazzi è già entrato nel coro parrocchiale. Gli altri guardano il campo da calcio davanti a casa e sognano di giocare a football: a sentir loro sono tutti campioni o giù di lì.

Dà anche lavoro, l’accoglienza: per ora sono cinque le persone che da volontarie sono state assunte dalla cooperativa come responsabili di comunità. Due (una è cuoca) per il centro di Riva d’Olmo dove vivono 22 profughi; una a Rovolon dove abitano 11 donne, un uomo e due piccolini; una nell’alloggio in centro (6 ospiti) e una in quello a Sarmeola (10): «Sono stanchissima ma soddisfatta», racconta una delle donne per le quali il volontariato è diventato impiego; «felice di avere un lavoro e di lavorare per qualcosa che abbia un senso sociale. Non per arricchire qualcuno e basta». E torna a mescolare lo spezzatino piccante per la cena. I ragazzi, sia quelli del centro che di Sarmeola, cominceranno ora a frequentare il Ctp Valeri per imparare l’italiano. Le donne di Rovolon (eritree, nigeriane, una pakistana che è fuggita dalla Libia dove lavorava) frequentano corsi di cucito e alcune promettono bene. Sono 34 gli euro al giorno stanziati per ogni migrante, la cooperativa li usa così, per una sensata accoglienza a cinque stelle. Non bastano ma in qualche modo c’è sempre la provvidenza. Incredibile ma vero la presenza dei ragazzi non ha sollevato proteste tra i vicini in centro, mentre (clamoroso visti i precedenti) sono stati accettati addirittura con favore da Rubano, a partire dal sindaco, Sabrina Doni, 39 anni, Pd. I volontari, davanti alla villetta, ogni giorno fermano i passanti uno a uno, per spiegare e presentare i ragazzi: un porta a porta al contrario, domande, curiosità, conoscenza diretta. Pare che funzioni.

Patate novelle croccanti con asparagi saltati, uova barzotte e dressing allo yogurt e senape

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi