Business immobiliare targato Luca Claudio

Una cinquantina di varianti al Piano regolatore sotto la lente della Finanza Nel mirino tra l’altro l’operazione Zeus e il restauro di villa Draghi

MONTEGROTTO TERME. Il business dell’edilizia nell’area termale finisce sotto la lente d’ingrandimento della guardia di finanza. Con il rischio di aprire nuovi filoni dopo l’avvio dell’inchiesta che, dalle tangenti imposte agli ambulanti, s’è allargata a quella per gli appalti nel settore del Verde pubblico. Chi sa, ha già cominciato a parlare. A partire dall’assessore Ivano Marcolongo che, beccato (e arrestato) con le mani sporche di una mazzetta, avrebbe descritto «il metodo Luca Claudio», ovvero il pagamento di un “dazio” del 10% applicato a 360 gradi, nessun settore escluso.

Ma è nel mattone dove si sarebbe sbizzarrita la creatività del sindaco Luca Claudio, enfant prodige della Destra padovana, passato disinvoltamente da An a La Destra di Storace, prima di saltare sul carro dei Tosiani che lo hanno scaricato dopo il botto dell’inchiesta, facendo naufragare la sua ormai certa candidatura alle Regionali. Una creatività che si sarebbe tradotta in una cinquantina di varianti al Prg di Montegrotto, con un incremento dell’edificabile pari a circa 400 mila metri cubi durante i due mandati dal 2001 al 2011, per un giro d’affari milionario. La documentazione, sequestrata nei municipi di Abano e di Montegrotto, è all’esame delle fiamme gialle, coordinate dal pm Federica Baccaglini e dal procuratore Matteo Stuccilli.

Prg e perequazioni. Tutto comincia con il primo mandato di Luca Claudio a Montegrotto nel 2001. Una mano gli viene data dalla giunta uscente, di centrosinistra, che aveva redatto il nuovo Prg (lo strumento urbanistico) dopo 20 anni d’attesa: è tra i primi nel Veneto a introdurre il meccanismo della perequazione, che consente ai Comuni di acquisire gratuitamente dai privati aree da destinare a opere di pubblica utilità oppure opere pubbliche, in cambio di vantaggi loro riconosciuti. In pratica: tu privato possiedi un’area agricola? Io, Comune, ti modifico la destinazione d’uso in residenziale e/o commerciale e, per quel vantaggio che conquisti, restituisci opere per la collettività.

Una delle prime operazioni è la cosiddetta area perequata 5 tra le vie Vivaldi e Fasolo, al confine con il Comune di Abano. Area riconducibile alla proprietà del Grand Hotel Bristol Buja. La giunta Claudio concede la possibilità di edificare volumi consistenti, previa cessione di quasi metà dell’area per impianti sportivi. Tra questi, il palazzetto dello sport: un progetto di 600 posti del valore di 2 milioni e mezzo di euro che avrebbe dovuto essere a costo zero per l’ente locale. Tra il 2002 e il 2003 si sigla la convenzione tra Comune e privati. Presto arriva la sorpresa, quando ci si accorge che la palestra è troppo piccola e le altezze della struttura vietano gare agonistiche. Il risultato? Modifiche in corso d’opera, costi che lievitano a 4 milioni e 200 mila euro finiti, per metà, a carico del Comune e cantiere bloccato per anni. Intanto le inaugurazioni (più d’una) si sprecano.

Operazione Zeus. Una delle operazioni più rilevanti è il Piruea Zeus, acronimo di Programma di riqualificazione urbanistica, edilizia e ambientale. Secondo le minoranze la realizzazione di quei sei condomini da trenta metri dell’affare Zeus sarebbe un’operazione di pura speculazione. Nell’area a nordovest di Montegrotto, tra corso Terme e il territorio di Abano, dal 1973 c’è lo scheletro di una struttura alberghiera mai completata. Il 5 luglio 2004 la proprietà, l’Immobiliare Zeus srl (per il 37% in mano al gruppo Borile tramite G.B. Thermae Hotels srl, società quest’ultima per il 50% di Aldo Borile titolare del Grand Hotel Trieste Vittoria di Abano) propone il Piruea al Comune di Montegrotto. A tempo di record, il 5 agosto, arriva l’approvazione del sindaco Claudio. In cambio di un sostanziale raddoppio della volumetria – che passa da 33 mila metri cubi termali-alberghieri a 72 mila metri cubi residenziali, di cui 18.354,32 commerciali) – la proprietà s’impegna a garantire una serie di opere come la cessione gratuita di un lotto da destinare a edilizia residenziale pubblica (3.548 metri cubi) e il restauro di un edificio del Comune, Villa Draghi, per due milioni e mezzo di euro. In convenzione si stabilisce che se «il costo del restauro... dovesse aumentare per effetto di prescrizioni impartite dalla Soprintendenza, l'amministrazione nulla più avrà da pretendere dal soggetto attuatore (Immobiliare Zeus)... impegnandosi a finanziare l'eccedenza...». Un regalo immenso come denunciato dall’opposizione? Oppure una riconversione del territorio degradato? Tra le opere di urbanizzazione a carico della proprietà (quelle che devono andare a favore della comunità) viene pure inserita in convenzione la «demolizione completa del rudere esistente» per un costo di quasi 300 mila euro: è un lavoro che va a beneficio di chi attua il progetto? O è un’opera a favore della comunità? E villa Draghi? Il progetto e la direzione dei lavori sono affidati a un tecnico di fiducia di Zeus Immobiliare, l’architetto Roberto Rigodanzo, consigliere della srl, ex capogruppo Ds (oggi Pd) nel consiglio comunale di Abano e nel consiglio dell’ente Parco Colli, mentre il collaudo resta al superdirigente all’Edilizia di Montegrotto, Patrizio Greggio. E chi sarà il tecnico di riferimento dell’Immobiliare Zeus nei rapporti con il Comune? Un ex collaboratore dello studio Rigodanzo, l’architetto Michele Galesso che, nel 2011, diventerà il presidente del consiglio comunale di Abano nella terza giunta guidata da Luca Claudio. E, con Galesso, arrivano nel Comune aponense (sempre all’Edilizia) il superdirigente Greggio, perquisito all’alba del 14 aprile, e Sergio Mariano, l’ex segretario comunale di Montegrotto accanto all’allora sindaco Claudio, oggi capo di gabinetto del sindaco di Abano. Che è Luca Claudio. Montegrotto-Abano, quasi un Comune unico.

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