Il mistero dei tanti tumori cerebrali

Il parroco racconta di due o tre decessi l’anno causati da patologie che colpiscono il cervello. Come i genitori del calciatore del Mestrino

SACCOLONGO. La comunità di Saccolongo e la società del Mestrino calcio si sono strette attorno a Marco Marin e a suo fratello Luca ieri, nel giorno del funerale della loro mamma, Marilena Francescato, spirata ad appena venti giorni di distanza dal marito Francesco. Un destino che li ha accomunati nella vita e nella malattia e, purtroppo, anche nelle ultime ore della loro vita. Per una tragica fatalità si sono ammalati contemporaneamente, a poche ore di distanza l’uno dall’altro. Francesco Marin è stato il primo ad accusare i sintomi della malattia: era un sabato pomeriggio e si era sentito male. Alla corsa in ospedale era seguito un ricovero, durante il quale la moglie non lo aveva mai lasciato solo, facendogli assistenza durante la notte. Come ricorda una vicina, con le lacrime agli occhi per la commozione, Marilena la domenica era quindi rincasata per riposare alcune ore, distrutta dalla preoccupazione e dalla fatica, e si era messa a letto. Ma i figli non sono più riusciti a svegliarla. Sono corsi con lei all’ospedale, da dove è uscita per essere trasferita in un centro di lunga degenza. Il marito si era invece ripreso, era stato sottoposto a un intervento chirurgico, era tornato per qualche ora in parrocchia, dove era sempre stato un assiduo frequentatore e organizzatore degli eventi, in particolar modo delle sagre paesane, sempre insieme alla sua Marilena. Poi però si è aggravato di nuovo e tre settimane fa se n’è andato: la moglie, che non ha mai saputo della sua scomparsa, lo ha seguito venti giorni più tardi, il giorno di Pasquetta. Lasciando nella disperazione i due figli rimasti ormai soli.

Sono le circostanze della loro malattia, insieme a quelle dolorose della loro scomparsa pressoché simultanea, a destare tutta una serie di interrogativi. Anche perché Marilena apparentemente stava bene e aveva lavorato come aiuto nelle pulizie alla scuola materna parrocchiale fino al venerdì precedente il drammatico weekend in cui si sono ammalati contemporaneamente. «Il paese si interroga sui motivi per i quali due coniugi si siano ammalati insieme ed entrambi per patologie al cervello», racconta il parroco di Saccolongo, don Paolo Marzellan, «anche per il fatto che in una comunità piccola come quella di Saccolongo, su una ventina di decessi all’anno, negli ultimi tempi almeno due o tre sono causati da patologie che colpiscono il cervello. Non posso affermare se siamo in linea con i dati nazionali e da cosa siano dovuti, ma molti si domandano se non dipenda anche dall’elettrodotto che attraversa il paese. Resta il fatto che due brave persone, molto presenti nella vita della comunità ci hanno lasciato. Comunità che si è stretta attorno alla loro famiglia, anche alternandosi nella loro assistenza. Adesso l’attenzione sarà tutta dedicata al sostegno e alla vicinanza ai loro due figli».

Oltre alla comunità parrocchiale anche quella civile si sta organizzando per aiutare i due giovani, specialmente Marco, che è da solo e che si era da poco ripreso dal grave lutto che lo aveva colpito tre anni fa: la perdita della fidanzata in un tragico incidente stradale. «Conosciamo Marco da sempre», commenta il sindaco Elisa Maggiolo, «e avendo l’età di alcuni assessori, è loro amico. La vita lo ha messo a dura prova, ma vogliamo fargli sapere che se ha bisogno di qualcosa, di qualunque cosa, noi siamo pronti ad aiutarlo».

Riguardo l’elettrodotto che preoccupa tanto i cittadini, il sindaco risponde: «Finora ci hanno sempre detto che le emissioni rispettano i parametri previsti per legge e non sono a conoscenza di studi che lo correlino ad alcuna patologia. La circostanza della malattia dei signori Marin è sicuramente insolita: tutto sommato Saccolongo è un paese in cui l’ambiente è salutare, dove non mi risulta esistano discariche nascoste di materiali inquinanti e non vi è presenza di aziende che producano materiali particolarmente pericolosi». Anche il luogo in cui vivevano i Marin è immerso nel verde: a parte la linea dell’alta tensione, che passa dall’altro lato della strada rispetto alla loro casa, tutto intorno c’è campagna e l’inizio della strada si apre con il campo da golf.

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