«Parco da ripensare È il momento giusto»

ABANO TERME. «Proponiamo un tavolo di riflessione e di lavoro comune che, evitando di ripercorrere le logoranti liturgie degli ultimi anni, diventi il motore di un nuovo Parco Colli che favorisca un...

ABANO TERME. «Proponiamo un tavolo di riflessione e di lavoro comune che, evitando di ripercorrere le logoranti liturgie degli ultimi anni, diventi il motore di un nuovo Parco Colli che favorisca un dialogo proficuo tra economia, lavoro, qualità della vita e dell’ambiente». La proposta arriva dai rappresentati dei Comitati e delle associazioni ambientaliste dell’area Colli Euganei. Ad avanzare l’iniziativa sono Francesco Miazzi, Christianne Bergamin, Flores Baccini, Paolo Bonaldi, Michelina Rossi, Alessandra Romano, Paolo Merlini, Filippo Zodio e Filippo Zaccaria.

«Siamo convinti che questo sia l’ultimo momento utile per poter ricomporre i pezzi di questo complicato mosaico che è il Parco e di dargli un nuovo impulso», dicono. «Un lavoro che non può svolgersi a livello centrale, ma deve percorrere i territori. Per questo ci rivolgiamo a tutti i soggetti che del parco sono i protagonisti: dalle figure che operano nel turismo (compreso quello termale che, con i Colli, ha un rapporto di simbiosi), nella cultura, nell’agricoltura, nell’arte, nella ristorazione, alle associazioni di categoria, alle altre associazioni ambientaliste, culturali, sportive, ai comitati, ai singoli cittadini che amano il Parco e a tutti quelli che si sentono coinvolti».

I rappresentanti delle associazioni ambientaliste analizzano la delicata situazione del Parco. «Negli ultimi decenni il Parco ha subito colpi pesantissimi da parte di diversi soggetti, a partire dagli organi politici che hanno gestito l’Ente, ma anche da parte delle amministrazioni degli stessi comuni che del Parco fanno parte, che ne hanno fatto più un terreno di conquista e di depauperazione che di valorizzazione, assecondando speculazioni edilizie scandalose, concedendo il rilancio di attività fortemente impattanti e incompatibili con le finalità del parco», spiegano. «Noi pensiamo, come abbiamo sempre pensato, che il Parco sia una ricchezza e non un costo. Pensiamo che sia inconcepibile, in oltre dieci anni, non aver trovato il modo di regolarizzare la situazione dei trenta operai forestali stagionali, che assieme agli operai fissi, hanno sulle spalle la gestione e la cura di tutto l’aspetto naturalistico che costituisce l’ossatura del Parco. Per questo motivo siamo a fianco a loro nella protesta e nelle richieste che oggi verranno portate alle sedi della Regione». (f.fr.)

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