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Minaccia di sfregiare la ex, patteggia 9 mesi

Accusato di stalking il titolare di un locale: pena sospesa in cambio di una lettera di scuse alla donna

SAN MARTINO DI LUPARI. Non l’aveva solo minacciata di morte. Aveva osato di più: le aveva urlato in faccia di stare attenta perché le avrebbe sfregiato il volto con l’acido muriatico, strumento di vendetta di tragica attualità che ha devastato la vita di tante donne. Eppure il loro amore era durato cinque anni e mezzo. Ed era stato coronato da una convivenza di undici mesi: avrebbe dovuto segnare l’inizio di una grande storia a due, magari suggellata da un matrimonio. Invece è stato l’inizio ...

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SAN MARTINO DI LUPARI. Non l’aveva solo minacciata di morte. Aveva osato di più: le aveva urlato in faccia di stare attenta perché le avrebbe sfregiato il volto con l’acido muriatico, strumento di vendetta di tragica attualità che ha devastato la vita di tante donne. Eppure il loro amore era durato cinque anni e mezzo. Ed era stato coronato da una convivenza di undici mesi: avrebbe dovuto segnare l’inizio di una grande storia a due, magari suggellata da un matrimonio. Invece è stato l’inizio della fine di quella relazione e la discesa all’inferno per lei, una signora oggi quarantenne che ha sopportato per mesi le persecuzioni e le offese dell’ex fidanzato con quelle cupe minacce.

Lui, titolare di un locale a San Martino di Lupari, 52 anni, un precedente matrimonio alle spalle con figli, non era riuscito ad accettare la fine di quella storia. E ancora meno il fatto che la donna si fosse sentimentalmente legata a un altro uomo con il quale costruire il suo futuro. Così P.C. si è ritrovato sul banco degli imputati, chiamato a rispondere di stalking (il reato di atti persecutori) e di ricettazione: il pubblico ministero padovano Roberto Piccione, titolare dell’inchiesta, aveva chiesto di spedirlo a processo. Tuttavia davanti al gup Lara Fortuna, i difensori di P.C. (gli avvocati Fabio Pavone e Nivo Fior) hanno preferito patteggiare 9 mesi di reclusione, ottenendo la sospensione condizionale della pena in cambio di una lettera di scuse all’ex fidanzata. Era stata quest’ultima a denunciare P.C. nell’aprile dell’anno scorso: in quei giorni si era scatenata la furia dell’uomo che aveva cominciato a minacciarla di morte e di sfregiarle il viso con l’acido, avvertendo che non avrebbe esitato a far del male pure ai suoi familiari. Non solo. Il “controllo” da parte dell’ex era diventato serrato al punto che aveva creato un buco nel basculante del garage utilizzato dalla quarantenne per controllare se fosse parcheggiata l’auto di lei. Auto che, in un’occasione, lui aveva forzato per farle trovare all’interno un biglietto con la scritta “sei la mia vita, ti amo”. E ancora: l’uomo non aveva esitato a schiaffeggiarla, ventilando un’altra minaccia per ferirla nella sua dignità e intimità, quella di piazzare davanti alla porta di casa sua alcuni vibratori e di divulgare foto degli istanti teneri vissuti insieme. Foto in parte sequestrate dai carabinieri nel corso di una perquisizione a casa di P.C.. E ancora, dopo aver cercato un “casuale”incontro, l’ex fidanzato aveva strappato dalle mani della quarantenne il cellulare, distruggendolo. E aveva scheggiato il parabrezza della sua macchina. Intanto quotidiana era la valanga di sms inviati alla donna con la richiesta di tornare insieme. Infine in due occasioni, nel maggio dell’anno scorso, l’uomo si era presentato davanti a lei mostrandole alcuni orecchini e un ciondolo in oro. «Li rivuoi?» aveva chiesto, «Allora torna con me». Quei gioielli erano stati rubati alla signora tra il 21 e il 22 aprile precedente. Ormai per la vittima l’esistenza era diventata impossibile: da un momento all’altra temeva che qualche minaccia fosse concretizzata e quello stato d’animo era fonte di ansia e di terrore incontenibili.

Cristina Genesin