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Cagna investita, ma è un falso per frodare l’assicurazione

Rischiano il processo tre padovani: “il guidatore”, il padrone di un dogo argentino e un’amica. Volevano spartirsi il premio di 40 mila euro, l’animale era deceduta per una gravidanza complicata

di Cristina Genesin
2 minuti di lettura

PADOVA. Volevano incassare e spartirsi il premio dell’assicurazione giustificato “dall’investimento” di una cagna di razza pregiata, un Dogo argentino. E si erano presentati l’uno come proprietario dell’animale (insieme a un’amica per testimoniare la “verità” del fatto), l’altro nella veste di guidatore distratto. Peccato che non sia mai avvenuto quell’investimento indicato nella richiesta di liquidazione del danno per un totale di 40 mila euro, con data e luogo precisi, il 30 aprile 2013, in via Facciolati all’altezza delle strisce pedonali di fronte all’ospedale di Sant’Antonio.

Quel 30 aprile la cagna, una femmina gravida di 15 cuccioli, era già morta da tredici giorni a causa di una setticemia. E il padrone, in lutto, aveva espresso il suo dolore in un “necrologio” postato sul profilo Facebook del suo allevamento “White Dragon Kennel”: «Te ne sei andata tra le mie braccia, eri incinta dei tuoi bimbi e una complicazione ti ha portato via da me e da chi ti voleva bene...». Un necrologio poi cancellato quando era iniziata la querelle con la compagnia Axa assicurazioni, filiale di Montebelluna.

Tutta una messinscena smascherata dall’Ufficio antifrode di Axa, tutelato dall’avvocato Aloma Piazza che, a sua volta, aveva affidato accertamenti al Cis (Centro Investigazioni Sile) di Treviso. Chiusa l’inchiesta, il pubblico ministero del capoluogo della Marca, Mara De Donà ha sollecitato il processo a carico dei tre protagonisti della vicenda, contestando i reati di frode assicurativa e di falso materiale commesso da privato: si tratta di Gianluca Artusi, 43 anni, di Padova in via Diano, già noto alle forze dell’ordine in quanto arrestato per stalking nei confronti dell’ex fidanzata, della madre e della nonna di quest’ultima, sedicente investitore; dell’allevatore Albino Federico Bagnoli, 45 anni di Padova in via Pizzamano; e di Valeria Remotti, 34, sempre di Padova in via Sant’Orsdola Vecchia.

Ieri l’appuntamento davanti al gup Angelo Mascolo che ha rinviato l’udienza all’1 dicembre. I tre, tutelati dall’avvocato Martina Pinciroli, hanno già versato in due tranche 4 mila e 500 euro all’Axa, impegnandosi a saldare un risarcimento complessivo di 10 mila euro.

Il 10 maggio 2013 l’agenzia montebellunese di Axa riceve con raccomandata la richiesta di liquidazione del danno da parte del legale di Bagnoli che denuncia l’incidente. Quest’ultimo racconta che erano le 18 del 30 aprile, che lui (allevatore di cani a livello europeo) con l’amica Valeria stava attraversando la strada sulle strisce e che teneva al guinzaglio il suo esemplare Mancha Verdes Pampas di razza femmina, , pregiata e pluricampionessa... Poi l’investimento. Il cane «decedeva quasi subito». La richiesta economica? Ben 2000 euro per ogni cucciolo (12 quelli indicati) ancora nella pancia di mamma e 10 mila per il valore del cane, garantendo a breve la trasmissione dell’atto di morte.

Di fronte a quel documento che non arriva mai, la compagnia affida alcune verifiche al Centro di investigazioni e i due detective (Daniele Urban e Massimo Carraro) scoprono che la cagna era morta il 17 aprile. E che su Fb era stato pubblicato e poi rimosso quel necrologio. La richiesta di risarcimento è respinta, allora a settembre è inoltrato ad Axa il referto dell’autopsia sull’animale che riporta la data del 15 giugno e la firma del dottor Sandro Mazzariol dell’Università di Padova.

Contattato sempre dai detective, il veterinario comunica come l’autopsia fosse avvenuta il 18 aprile 2013: l’animale era morto complicanze relative al parto e non per le lesioni provocate da un incidente stradale. I tre sono accusati anche di aver contraffatto il certificato autoptico, avendo omesso la causa di morte e falsificato le firme del dottor Mazzariol e della professoressa Valentina Zappulli.

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