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Padova, giovane malato di leucemia prende l’influenza e muore

Max, 27 anni, viveva alla Mandria. Era stato ricoverato in Rianimazione alla vigilia di Capodanno Aveva la febbre e problemi respiratori: la malattia ha avuto la meglio sul suo fisico debilitato

di Alice Ferretti
2 minuti di lettura

PADOVA. Ancora una vittima dell’influenza. Non ce l’ha fatta Maksym Goncharuk, detto Max, 27 anni, originario dell’Ucraina ma residente a Padova, in via Romana Aponense, alla Mandria. Il suo fisico, già provato da una malattia che si portava dietro ormai da sei anni, non ha retto al terribile virus H1N1, noto anche come influenza suina. Dopo quasi un mese di ricovero in Rianimazione, lunedì sera è spirato.

E giovedì, nella parrocchia di Santa Maria, alla Mandria, tra la commozione di quanti gli hanno voluto bene, don Daniele ha celebrato la messa d’addio. Disperata la mamma del ventisettenne, Natasha, che è arrivata in Italia undici anni fa, insieme a quel suo unico figlio. Distrutti dal dolore anche il papà Vasyli, che, separato dalla moglie, è partito dall’Ucraina per stare al capezzale del figlio nei suoi ultimi momenti di vita, ed Elena, 30 anni, fisioterapista e da due anni fidanzata di Maksym. «Max è entrato in ospedale il 30 dicembre, non si sentiva bene, aveva la febbre e faticava a respirare», racconta tra le lacrime Elena, che ha conosciuto il giovane durante una seduta di fisioterapia in cui lui era il paziente «è stato immediatamente ricoverato in terapia intensiva, pensavamo tutti ce la facesse anche questa volta, invece i suoi polmoni non hanno retto. L’influenza insieme alla sua maledetta malattia l’hanno ucciso».

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Maksym Goncharuk aveva scoperto di avere la leucemia sei anni fa: «Quasi subito è stato sottoposto al trapianto di midollo osseo e per qualche anno è stato meglio» raccontano i suoi cari. La tregua però è durata poco. «Improvvisamente ha avuto un rigetto, e da quel momento è diventato molto più debole», spiega la fidanzata. Debole fisicamente ma non emotivamente. «Max era fortissimo, diceva a tutti che stava bene, fingeva di non provare dolore», continua Elena, che ci tiene a ricordare le ultime parole che le ha detto Maksym prima di morire «Ha detto a me e alla mamma, a cui era legatissimo, “Io sono un guerriero e voi avete imparato ad esserlo”. Il giorno dopo è morto».

Maksym Goncharuk era iscritto alla facoltà di Scienze Politiche, amava lo sport e la fotografia. «Prima di ammalarsi faceva nuoto a livello agonistico, gli piaceva andare in bicicletta e amava le automobili, ma il suo più grande sogno sarebbe stato quello di diventare pilota di aerei», aggiunge con la voce tremante Elena. «Nel mio piccolo ho cercato di fargli vivere al meglio questi due anni. Amava la vita fino all’ultimo respiro. Rifiutava il male nella maniera più assoluta e addirittura dava nomi propri alle cose brutte, Thomas ad esempio era il suo ossigeno portatile», continua la giovane, che conclude «Max era speciale, e il fatto che al funerale, la chiesa fosse così piena di gente non è che la dimostrazione».

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