Fortin: «Sull’ex seminario la mia verità è scomoda»

L’ex primo cittadino invita a pubblicare nel sito del Comune la sentenza sull’Ici della Commissione tributaria. Domani sera consiglio comunale

SELVAZZANO. L’ex sindaco di Selvazzano Paolo Fortin non ci sta ad essere additato dall’attuale maggioranza come colui che sui tributi dell’immobile dell’ex seminario di Tencarola ha nascosto le carte o le ha tirate fuori in ritardo per favorire la Diocesi nel contenzioso con il Comune sull’accertamento Ici del 2008. L’ex primo cittadino non vuole alimentare polemiche ma qualche cosa al sindaco Soranzo la manda a dire. «Innanzitutto Soranzo farebbe bene a pubblicare la sentenza della Commissione tributaria provinciale, che ha annullato l’accertamento Ici 2008 e condannato il comune di Selvazzano a pagare il 50% delle spese di giudizio, sul sito ufficiale dell’Ente in modo che tutti i cittadini ne prendano visione», attacca Fortin. «È inutile girarci attorno, la Commissione entrando nel merito ha deciso che quell’imposta al Comune, che ora si trova a pagare circa 10 mila euro di spese con i soldi dei cittadini, non è dovuta. Punto».

Domani sera intanto, alle 20.30 all’auditorium San Michele, sulla questione Ici-ex seminario è convocato un consiglio comunale straordinario. L’adunanza è stata richiesta da nove consiglieri di maggioranza delle liste Lega Nord, Selvazzano Viva e Cittadini per Selvazzano Dentro. Nell’unico punto all’ordine del giorno si fa riferimento anche «alle dichiarazioni rilasciate dall’ex sindaco Paolo Fortin». In buona sostanza, i nove consiglieri si domandano perché l’ex primo cittadino che ha governato Selvazzano fino al 2009 abbia aspettato tanto tempo per rendere edotti gli avvocati della Diocesi della decisione dell’Ufficio tributi di allora di esentare l’immobile dal pagamento dell’imposta. «Non potevo nascondere che in quegli anni il Comune ha avuto dallo Stato più trasferimenti», aggiunge Fortin. «Il dato, del resto, è ancora presente sul sito del ministero. Basta andarlo a vedere. La dichiarazione che ho reso alla Diocesi risponde a un dovere morale di dire la verità anche quando questa appare scomoda e di difendere l’operato della mia amministrazione. Se domani sera anziché convocare un consiglio comunale dove il pubblico non può intervenire, fosse stata scelta un’assemblea aperta anche agli interventi avrei potuto spiegare come sono andate le cose».

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