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Giovane ghanese di 22 anni muore nella casa "Don Gallo"

Non presenta segni di violenza, sarà l'autopsia a stabilire le cause della morte. Sconvolti gli ospiti della casa dei rifugiati in via Tommaseo: "Era un ragazzo buono"

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La casa dedicata a Don Gallo in via Tommaseo 

PADOVA. Era arrivato in Italia tre anni fa, con un permesso di soggiorno per motivi umanitari e la speranza di lavorare come idraulico. Lo hanno trovato morto, a soli 22 anni, probabilmente per cause naturali, nella sua stanza alla Casa dei diritti Don Gallo, in via Tommaseo 90. Una morte imprevedibile, quella del ghanese Kwame Annor Abdul, che ha lasciato sconvolti i 60 ospiti, occupata dall'associazione Razzismo Stop poco più di un anno fa.

Il giovane africano aveva trovato ospitalità a Padova ad inizio 2013, dopo essere scappato dalla Libia nel 2011 ed essere passato per un centro di accoglienza di Faenza, con il programma Emergenza Nord Africa. E' stato visto vivo l'ultima volta lunedì sera verso le 18,30, dopo essere andato a fare la spesa insieme ad altri ospiti. Ieri pomeriggio, insospettiti perché non lo vedevano dalla sera precedente, gli amici sono entrati nella sua stanza, una delle poche singole, trovandolo privo di vita. Il personale sanitario del Suem 118 ne ha constatato il decesso insieme ai militari del Norm, lasciando al medico legale il compito di stabilirne le cause della morte, probabilmente sopraggiunta da diverse ore. I primi accertamenti escluderebbero responsabilità da parte di terzi, in quanto il cadavere non presentava segni di violenza e la stanza appariva in ordine.

"Siamo sconvolti", hanno dichiarato Luca Bertolino e Nicola Grigion, di Razzismo Stop, "Abdul non aveva dato segni di malessere. Era un ragazzo sano e fisicamente possente, ben voluto da tutti per la sua disponibilità e generosità". Kwame Annor Abdul aveva pubblicato sul blog casadeidirittidongallo.altervista.org il suo curriculum, nella speranza di trovare lavoro come idraulico, ambito in si era diplomato in una scuola professionale di Sunyiani, in Ghana. Le sue esperienze lavorative narrano anche le tappe del viaggio, interrotto prematuramente, alla ricerca di un futuro migliore: in Libia a 18 anni, nel 2010, lavorando a Tripoli come idraulico e come muratore. Poi la traversata del Mediterraneo, in barcone, come migliaia di altre persone in fuga da guerre, dittature, discriminazioni e povertà.
 

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