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Spara al cigno, l’uccide e lo nasconde in auto

Grossi guai per un cacciatore di Villa del Conte: rischia di non vedere mai più fucile e licenza

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TOMBOLO. Spara a un cigno e ora rischia la revoca della licenza di caccia. Nei guai un cacciatore di 37 anni, di Villa del Conte, che domenica mattina si trovava per una battuta ad Onara. A dare l’allarme è stato un passante che ha notato un animale a terra, morto; si è reso conto che si poteva trattare di un cigno e ha chiamato i carabinieri di Cittadella che a loro volta hanno subito avvertito la polizia provinciale. Gli agenti hanno verificato che un cigno era stato abbattuto e nascosto dentro l’auto del cacciatore. A quel punto è stato denunciato per abbattimento di specie protetta e gli è stato sequestrato il fucile da caccia, calibro 12. L’episodio è stato segnalato alla Questura che ora potrebbe revocargli la licenza. Da quel che è emerso, l’uomo avrebbe spiegato, difendendosi, che l’abbattimento sarebbe stato effettuato “per errore”. Un errore che appare tuttavia abbastanza difficile da argomentare: il cigno che è stato ucciso aveva un’apertura alare maestosa, un metro e 70 centimetri, pesava una decina di chili, un animale splendido e imponente. Soddisfatto dell’operazione il presidente della Provincia di Padova, Enoch Soranzo: «Le pattuglie della Polizia Provinciale hanno svolto un ottimo lavoro di sorveglianza e controllo del territorio a tutela della fauna che popola il nostro ambiente». Il consigliere delegato alla Polizia provinciale, Vincenzo Gottardo, fa il punto: «Abbiamo posto sotto sequestro, in Alta Padovana, un fucile e l’esemplare di cigno illecitamente abbattuto, mentre a Correzzola abbiamo sequestrato otto grandi reti da pesca che avevano già intrappolato oltre 250 chili di pesce. Con l’ausilio di un natante i nostri agenti hanno liberato tutto il pesce catturato dalle reti senza alcun danno per la fauna ittica. La Polizia provinciale», assicura Gottardo, «contrasterà fortemente le azioni illecite dei bracconieri incrementando la sorveglianza del territorio».

Silvia Bergamin

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