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Un Parco ridotto a un ufficio turistico

Timori per la discussione in corso in Regione sulla riforma delle aree tutelate: il governo sarebbe sottratto al territorio

BAONE. Un Parco senza più omogeneità, svuotato di molti poteri e affidato quasi interamente alla Regione. Un ufficio turistico e per di più senza una vera direzione locale. Rischia di diventare questo il Parco regionale dei Colli Euganei, o almeno è questo il rischio paventato dall’attuale dirigenza dell’ente euganeo, in apprensione per le modifiche contenute nella proposta di legge sui Parchi in queste settimane all’esame del Consiglio regionale. «La legge in discussione, destinata a modifi ...

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BAONE. Un Parco senza più omogeneità, svuotato di molti poteri e affidato quasi interamente alla Regione. Un ufficio turistico e per di più senza una vera direzione locale. Rischia di diventare questo il Parco regionale dei Colli Euganei, o almeno è questo il rischio paventato dall’attuale dirigenza dell’ente euganeo, in apprensione per le modifiche contenute nella proposta di legge sui Parchi in queste settimane all’esame del Consiglio regionale. «La legge in discussione, destinata a modificare l’assetto del Parco, presenta molte preoccupanti novità» conferma l’assessore Antonella Buson «Secondo la visione della Regione, le autorizzazioni paesaggistiche non saranno più poste in capo al Parco ma ai Comuni. Si verrebbe quindi a creare uno svuotamento di competenze del Parco, creando anche inevitabili e non giustificate ripercussioni sotto il profilo della unitarietà di tutela paesaggistico-ambientale». Un’autorizzazione rilasciata a Este, per esempio, potrebbe essere negata sugli stessi presupposti a Baone, o una decisione approvata a Torreglia potrebbe invece trovare esito opposto a Galzignano Terme. «Verrà meno il concetto di gestione unitaria del territorio e il Parco diverrebbe soltanto una sorta di ufficio turistico», puntualizza Buson. Se la legge andrà in porto, poi, il Consiglio del Parco verrebbe sostituito dalla cosiddetta Comunità del Parco, dalla quale verrà estrapolata una parte dei componenti di quella che sarà la nuova giunta. La giunta, ossia il consiglio direttivo, sarà composta da cinque membri: due o forse addirittura uno solo arriverà dai 15 Comuni del Parco, uno o due dalla Regione, un altro dalle associazioni degli agricoltori e dalle associazioni venatorie, l’ultimo dalle associazioni ambientaliste. Il presidente, oggi eletto dal Consiglio che è composto perlopiù dai sindaci del territorio, sarebbe scelto dalla Regione tra i cinque membri del direttivo. Denuncia la Buson: «Il direttore sarebbe sempre scelto dalla Regione. Quindi il governo del Parco sarebbe in mano alla Regione». Le rimostranze di fronte alla possibile nuova legge non mancano: «Questa nuova legge quadro sui Parchi verrebbe innestata in parte sulla legge attualmente esistente, che verrebbe abrogata parzialmente creando quindi un mostro legislativo con una parte di normativa (quella non abrogata) che contraddice anche nell’uso di termini (ad esempio per il Piano Ambientale) la parte nuova», spiega il consigliere e ambientalista Gianni Sandon. Francesco Corso, già consigliere del Parco, ricorda come la legge «assomigli moltissimo a quella proposta dalla giunta regionale del 2012, oggetto di unanime critiche da parte dei Comuni, tant’é che i Comuni unitariamente avevano presentato una controproposta. Questo disegno deve essere fermato perché il governo del Parco non deve essere accentrato a Venezia». I sindaci di Battaglia, Este e Torreglia hanno sottolineato come non si possa fare una legge sui Parchi in così poco tempo, vista anche l’imminente scadenza della legislatura regionale.

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