Pino Daniele rilegge “Nero a metà” e celebra il blues partenopeo

CONEGLIANO. Le note sono semplicissime, la melodia immortale: si, mi, fa#, la, sol. “Tu dimmi quando, quando”? Questa è l’unica domanda a cui non serve far rispondere direttamente lui. L’appuntamento...

CONEGLIANO. Le note sono semplicissime, la melodia immortale: si, mi, fa#, la, sol. “Tu dimmi quando, quando”? Questa è l’unica domanda a cui non serve far rispondere direttamente lui. L’appuntamento con Pino Daniele, alla Zoppas Arena di Conegliano, è fissato per sabato 6 dicembre. Il cantautore partenopeo, dopo il grande successo del concerto all’Arena di Verona il primo settembre scorso, partirà di nuovo dal Veneto con il live “Nero a Metà”. Sul palco sarà accompagnato dalla band originale con cui, nel 1980, registrò il suo terzo album, vera pietra miliare della musica italiana, sublime mix di jazz, blues e canzoniere partenopeo. Ci saranno James Senese al sax, Gigi De Rienzo al basso, Agostino Marangolo alla batteria, Ernesto Vitolo al piano e Rosario Jermano alle percussioni. In scaletta è previsto anche un set acustico con Tullio De Piscopo.

Senza Pino Daniele è impossibile pensare all’anello di congiunzione tra la musica napoletana e il blues. “Nero a metà” era il soprannome di Mario Musella, cantante figlio di madre napoletana e di un soldato americano. Il disco è dedicato a lui e rappresenta al meglio anche l’identità musicale degli anni a venire. “A me me piace ’o blues” dichiara Pino Daniele (traccia 7).

Ma se ora, al posto della solita intervista, si dovesse partire con una jam session, preferirebbe farlo in maggiore o minore?

«Minore, anche perché tutte le canzoni napoletane, quelle antiche, sono in minore. Penso sia un fatto culturale che mi lega a quel tipo di musica».

All’Arena c’erano tanti ospiti sul palco: Massimo Ranieri, Francesco Renga, Fiorella Mannoia, Elisa, Emma. Chi ci dobbiamo aspettare a Conegliano?

«Ancora non lo so. A ogni data del tour ci saranno ospiti a sorpresa, a volte annunciati a volte no. Ho fatto inviti un po’ a tutti, chi ci tiene ci sarà. Queste ospitate andranno un po’ a braccio, come la scaletta. Quando le cose sono vere, non serve studiarle a tavolino».

Mercoledì scorso ha ricevuto il “Premio Mediterraneo arte e creatività 2014”, cosa significa per lei?

«È un passo importante, mi interesso da tempo di musica del Mediterraneo, vorrei realizzare qualche rassegna e ricevere questo premio mi ha dato un po’ il via».

Perché “Nero a Metà”?

«Mi piaceva rivalutare quel disco, concentrandomi sul momento e sulla creatività dell’epoca. Sono canzoni rimaste per anni nella quotidianità delle persone. Per me è una grande soddisfazione. Oggi non si corre più dietro a una affermazione discografica, perché il successo è proprio questo: riuscire a mantenere qualcosa che ha accompagnato la vita degli altri».

Quanta America c'è a Napoli?

«Ai tempi in cui abbiamo cominciato noi ce n’era tanta, oggi ci sono molti africani e cinesi. L’influenza è venuta a cambiare anche nei mezzi di comunicazione. In quel periodo abbiamo assimilato molto, era l’effetto degli anni ’60, della beat generation, c’era il culto della creatività americana e anglosassone».

I testi di quell’album da cosa nascevano?

«Dall’esperienza e dalla denuncia. Si racconta la vita di un ragazzo di vent’anni, tra politica, centri sociali, impegno sul lavoro. Molte cose oggi sarebbero fuori luogo, altre invece no, perché molto è rimasto uguale».

Sabato 6 dicembre, ore 21, Zoppas Arena, Conegliano. Biglietti da 35 a 70 euro (circuito ticketone e fepgroup.it).

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