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«La mia comicità fatta di vita vissuta»

Andrea Pucci da “Colorado” al Geox di Padova: «Mettetevi comodi, c’è da ridere»

di Michele Bugliari
2 minuti di lettura

PADOVA. Direttamente dalla trasmissione televisiva “Colorado” il comico Andrea Pucci alias Andrea Baccan saraà domani sera sulla scena del Gran Teatro Geox a Padova, protagonista di “C’è solo da ridere”.

Andrea Pucci, qualche anticipazione sullo spettacolo?

«Sarà un monologo di un’ora e 45 minuti sulla vita di ognuno di noi a cominciare dall’adolescenza e fino all’età adulta per poi tornare all’infanzia».

Il suo cognome vero, Baccan, tradisce le sue origini venete.

«Io sono nato a Milano dove ancora adesso vivo, ma mio papà era originario della provincia di Padova, di Stanghella. Quando ero piccolo, i miei bevevano il clinton. Sono innamorato di Padova e ci torno sempre con piacere, adoro la gente e la cucina. Mi piacciono i nobili padovani che si atteggiano ma alla fine si lasciano andare, troppo simpatici. Noi veneti siamo di un’altra categoria. Abbiamo in mente sempre il lavoro e la famiglia: i valori veri. Poi, il Veneto è matto perché è tranquillo e non si lamenta mai ma quando si arrabbia, lo fa per davvero. È onesto e lavoratore, e pretende le stesse qualità anche dagli altri. E poi, quando torno a Padova, mangio sempre volentieri la faraona arrosta con le patate, e i panini con l’uvetta».

Al Geox avrà anche un gruppo di fan che lei ha un’importanza speciale.

«Ci sarà un gruppo di una trentina di spettatori sordomuti. Hanno chiesto di assistere allo spettacolo e per l’occasione abbiamo chiamato un interprete del linguaggio dei segni che tradurrà lo spettacolo in simultanea. È la prima volta che mi succede una cosa del genere. È stato bello perché è nato tutto in modo spontaneo. Queste persone mi seguono in televisione grazie ai sottotitoli e mi hanno chiesto se si poteva trovare il modo di rendere comprensibile a loro anche lo spettacolo e noi ci siamo organizzati».

Tornerà a “Colorado” in gennaio?

«Certo. Si partirà a metà gennaio ma non posso anticipare niente sulle gag che proporrò perché al momento non lo nemmeno io che cosa farò».

Ha in programma nuovi film?

«No perché non mi hanno proposto niente che si adattasse alla mia comicità. Piuttosto che fare delle cose brutte è meglio fermarsi per un po’».

Da dove prende le ispirazione per i suoi numeri comici?

«Dalla quotidianità, ho la fortuna di vivere ancora nella zona di Milano in cui sono cresciuto. Fin da bambino sono stato in mezzo alla gente perché i miei prima avevano un ristorante e poi un bar tabacchi. Il mio quartiere ancora oggi è un posto che mantiene la sua dimensione di paese. C’è l’ubriacone, quello che ha perso il lavoro, quello a cui le cose vanno bene. Io analizzo, interpreto e estremizzo: il mestiere più facile del mondo, o no?».

Il più facile no, forse il più bello.

«Sento gli odori, il profumo della gente e faccio in modo di trasmettere questa sensazione agli spettatori. Voglio che si mettano comodi e si sentano liberi di togliersi le scarpe: lo dirò anche al Geox».

Oggi, i meccanismi della comicità televisiva sono sempre più veloci.

«Una volta non c’erano tutti i programmi comici di oggi, ma c’erano diversi giganti della risata. Oggi, invece ce ne sono uno o due che emergono, non di più. Tutto ruota ormai intorno alla velocità richiesta da internet, così i nuovi comici rischiano di parlare un linguaggio comprensibile solo ai loro coetanei. Io tutta questa velocità non la capisco, seguo la vecchia scuola ma posso dire che negli ultimi 20 anni ho sempre lavorato, vuol dire che funziono».

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