Sos per i bambini di Suor Miriam

Casa Priscilla cerca una nuova sede, quella attuale va restituita

Stanno cercando un nuovo rifugio i bambini di Casa Priscilla, il centro di accoglienza per minori allestito in una casetta su tre piani, con un po’ di giardino intorno, in via Crescini. Suor Miriam Parolin, l’anima di questa onlus, preferisce chiamarla “famiglia di accoglienza”. La necessità di trovare una nuova casa non sembra preoccuparla, un po’ perché ripone una fiducia incrollabile nella provvidenza, un po’ perché non la stanno, letteralmente, sfrattando. La comunità è attiva da 27 anni. La sede di via Crescini le era stata donata in comodato d’uso dieci anni fa, da una donna guarita da una malattia. «Ora questa signora ha bisogno della casa. È comprensibile», dice Suor Miriam, tranquilla per scelta e per necessità «Le persone che vengono qui devono trovare un ambiente accogliente e sereno». Per questo la religiosa mantiene l’allegria anche in mezzo a una schiera di bambini scatenati, dalle origini più diverse: Africa, Asia, Europa dell’Est, Sudamerica. «Sono vivaci», dice sorridendo, con una punta orgoglio. Molti di loro sono figli di ragazze sole che non hanno la possibilità di mantenerli. O di famiglie disagiate. Ma a volte sono bambini che hanno conosciuto degli adulti soltanto il lato peggiore, quello più violento e brutale, eppure hanno conservato caparbiamente uno spiraglio di fiducia. Lo vedi da come guardano suor Miriam o da come si gettano addosso alle loro educatrici, tirocinanti universitarie di Scienza dell’Educazione o dell’Istituto Cortivo, o stagiste del Duca d’Aosta. «Non sono degna di avere queste ragazze», dice lei. «E non mi piace la parola disagio. Preferisco dire così: cerchiamo di dare a chi sta peggio la possibilità di stare bene».

Casa Priscilla è sempre aperta. Non ci sono orari. Il primo bambino arriva alle 7 e l’ultimo se ne va alle 9 di sera o alle 10, quando sua madre finisce di lavorare. Ma ci sono anche bambini che rimangono la notte, perché la struttura è accreditata come comunità educativa per minori, sia diurna che residenziale. I bambini ci arrivano su proposta dei Servizi sociali comunali, su indicazione del tribunale per i minorenni o di qualsiasi altro ente, e restano lì finché non trovano una sistemazione stabile. E per tutte le necessità? «Non mi piace chiedere soldi», dice suor Miriam, «se qualcuno ci vuole aiutare ci porta una borsa della spesa, o indumenti. Noi saremmo della parrocchia di Santa Giustina, ma frequentiamo quella di Santa Rita, dove ci sono tanti cristiani con una forte sensibilità nei riguardi della nostra casa. Collaboriamo con diverse associazioni, come Anziani a casa propria e quella dei padri separati. E con l’Opera Immacolata Concezione, che ogni settimana ci manda il pranzo per 25 persone. Per noi è una cosa grande. E abbiamo un bravo cuoco che ha lavorato alla Bulesca. È la provvidenza speciale di Casa Priscilla».

Madina Fabretto

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