Il parroco contro il fisco: «Non pagate tasse inique»

Crociata del sacerdote padovano don Marino Ruggero sul bollettino parocchiale: «Non è giusto rischiare di impoverirsi, meglio lo sciopero fiscale»

PADOVA. Don Marino Ruggero, ex parroco di Villa di Teolo, era stato spedito qualche anno fa dalla Curia ad occuparsi di due piccole comunità di confine della Diocesi di Padova (Laverda di Lusiana e Mure di Molvena). La sua colpa? Aveva sostenuto due provini per entrare nella casa del Grande Fratello. Ora don Marino torna a far parlare di sé: ha incitato i suoi fedeli allo sciopero fiscale.

Lo fa con un intervento sulla pagina “Marin che rugge” del bollettino parrocchiale di questa settimana. Un lungo ragionamento che ha già attirato l’attenzione delle tivù nazionali, ad esempio de La7, e che promette di far discutere ancora. «La dottrina cattolica – scrive comunque il sacerdote sul suo bollettino parrocchiale – ricorda che vi sono tasse giuste, che vanno pagate sotto pena di peccato mortale e di reato penale, tasse ingiuste che si possono evadere senza peccato e senza reato e, addirittura, tasse perverse, cioè contrarie alla legge divina che non debbono essere pagate anche col rischio della propria vita. La tassa giusta non deve superare il 10-20% del salario», scrive il quarantottenne sacerdote originario del rione padovano della Mandria ai suoi parrocchiani.

«Papa Ratzinger in un’udienza generale affermava che “il buon cristiano è anche un buon cittadino e perciò comprende la necessità di fare fronte agli oneri fiscali, per quanto gravosi e sgraditi possono apparire”. Io su questo discorso del Papa non sono d'accordo», aggiunge don Marino. «Di fronte non ai soliti furbi ma a situazioni in cui le famiglie sono al bivio: pagare con fatica le bollette di luce, acqua e gas che permettono di sopravvivere o pagare Imu, Tares, Tasi, Irpef, Ires, Irap e altre tasse che ci hanno appioppato, chiedo se è meglio pagare le bollette per sopravvivere o le tasse per poi andare a mendicare alla Caritas? Quando una famiglia arriva a toccare il fondo della disperazione perché non ha da mangiare, una decisione la deve prendere. Io la chiamo sciopero fiscale. Sì, una rivoluzione pacifica dove basterebbe che tutti non pagassero alcuna tassa senza paura, con un unico scopo: mettere in crisi un sistema fiscale “tritacarne” ormai senza più controllo. Gandhi diceva: “Rifiutarsi di pagare le tasse è uno dei metodi più rapidi per sconfiggere un governo”. Lui ed il suo popolo ci riuscirono».

Don Ruggero si definisce un prete di frontiera. La sua pastorale spesso ha fatto discutere e non sempre ha trovato d'accordo i suoi superiori. Come quando per avvicinare i giovani decise di aprire un pub a Padova in via Carlotti o come alla messa di Natale del 2003 nella chiesa di Villa di Teolo, quando per far passare un messaggio sull’integrazione, sull’altare nel ruolo della Madonna volle una ragazza madre di colore e al posto di San Giuseppe fece mettere un bastone.

Ma ora cosa dirà il vescovo in merito a questa nuova forte presa di posizione? «In questi giorni ho rinnovato il passaporto», risponde tra il serio ed il faceto il parroco, che fra l’altro è uno juventino sfegatato. «So benissimo che è un progetto che parte mezzo morto perché non ci si troverà tutti d'accordo. Un prete non dovrebbe mai incitare alla “rivoluzione pacifica” ma essere in linea con la morale cattolica, so che molti miei parrocchiani si chiederanno cosa c’entra quello che penso io con la fede. A loro dico: tranquilli, continuate a pagare le tasse».

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