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La storica Chiara Frugoni: «Giotto, cripta allagata e ridotta a sgabuzzino»

La storica Chiara Frugoni condivide l’allarme per la Cappella degli Scrovegni. «Patrimonio dell’Unesco? D’accordo, ma rischiamo di fare una figuraccia»

di Carlo Bellotto
1 minuto di lettura

PADOVA. «Nella cripta sotto gli Scrovegni l’acqua scorre come in un ruscello. Non è possibile che nel ventunesimo secolo la Sovrintendenza taccia e tutti dicano che non ci sono problemi. Il degrado là sotto è totale e se succede qualcosa purtroppo è per sempre. Va bene che in Italia siamo molto bravi a ricostruire, però...». La professoressa Chiara Frugoni, 73 anni, storica del medioevo e autrice di due volumi editi da Einaudi sul Giotto padovano, ha l’autorità e la competenza per rendere il suo grido d’allarme autorevole.

«La Cappella patrimonio dell’Unesco? Benissimo, ma se qualche autorità, magari statunitense scende nella cripta cosa dice? Che figura ci facciamo? Là sotto si rimane orripilati da quello che si vede», prosegue la studiosa, «Se ognuno di noi avesse la cantina sempre allagata con un metro d’acqua si preoccuperebbe se la sua abitazione, che sorge sopra è in pericolo di crollo? Se l’acqua della cantina inzuppando i muri metta in pericolo o meno la stabilità dell’edificio? Ecco è l’esempio calzante di cosa sta accadendo sotto la Cappella degli Scrovegni che va messa in sicurezza al più presto. Come è emerso nel recente convegno di Firenze - al quale da Padova non è venuto nessun amministratore - non esiste nessun rilievo ben fatto della struttura, non si conosce il carico del cordolo, come sono strutturati i muri perimetrali».

La Frugoni non ha dubbi, la cripta va aperta al pubblico, perché non si può visitarla visto che Enrico Scrovegni, ricchissimo banchiere padovano, nel 1300 l’ha fatta costruire con la cripta a beneficio dell'intera popolazione cittadina. «Laggiù è un macello, ci sono stracci, pezzi di plastica, dei muretti in mattoni che non si sa bene se servano come sostegno all’opera o meno, fatti durante la guerra. Se servono vanno rinforzati, visto gli anni che sono lì, altrimenti vanno tolti. Inoltre le finestre a bocca di lupo hanno delle maglie non tanto strette, ho capito che si sostiene che il monumento è sorvegliato giorno e notte ma qualche squilibrato c’è sempre».La professoressa Frugoni non sopporta quella che definisce “la vasca da mucche” che c’è giù nella cripta. «Tutta l’acqua che scorre laggiù finisce in quella vasca che ogni quarto d’ora viene scaricata fuori. Da dove ritorna nella falda e quindi sotto alla Cappella. Meno male che l’auditorium non si è fatto per la crisi che in questo caso va benedetta, sarebbe stato una ulteriore dura prova per l’area. E nemmeno quelle torri che, troppo alte avrebbero deturpato la vista».Alla luce delle polemiche sulla tutela del monumento più importante della città le parole della Frugoni, storica dell’arte e firmataria dell’appello SaveGiotto lanciato da la Repubblica , sono destinate a tenere alto il dibattito.

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