Fantasmi al castello del Catajo: immortalata la dama azzurra

Presentati gli esiti dell’indagine dei ghost busters padovani. Ci sarebbe il fantasma di Lucrezia Obizzi, protagonista di uno dei più cruenti fatti del Seicento

BATTAGLIA TERME. In questo castello è tutt’oggi conservata la pietra con il suo sangue. In questo castello, dopo il feroce assassinio che le tolse la vita, volle che fosse portato tutto ciò che le apparteneva. Ed ora, in questo castello, aleggia il suo fantasma. A 359 anni dall’omicidio che vide protagonista Lucrezia Obizzi, la “dama azzurra”, il team Orizzonti Paranormali ha reso noti ieri una serie di clamorosi documenti sulla presenza di fenomeni irrazionali all’interno del Castello del Catajo, il monumento di 350 stanze realizzato da Pio Enea I Obizzi nel 1570. Un’immagine ritrarrebbe proprio la dama azzurra.

La dama azzurra. Lucrezia Obizzi, moglie di Pio Enea II, fu protagonista di uno dei fatti più sanguinosi del Seicento padovano. Tra il 15 e 16 novembre 1654 venne infatti sgozzata da un amico di famiglia, innamorato di lei. Sepolta nella basilica di Sant’Antonio a Padova, Lucrezia si sarebbe “fatta viva” già pochi giorni dopo la morte al figlio, nel Castello del Catajo Da allora le leggende sul fantasma della dama azzurra si sprecano, con decine di segnalazioni all’anno da parte di utenti, visitatori o anche semplici passanti.

L’indagine. Lo scorso 15 dicembre il team Orizzonti Paranormali, il gruppo fondato da Antonio Di Bari specalizzato nello studio di fenomeni parapsicologici, ha svolto un’indagine all’interno del castello, utilizzando le più moderne tecniche di metafonia, transcomunicazione e metavisione. Tra le apparecchiature utilizzate dal team c’è anche l’Over Line, un sistema capace di vedere ben oltre ciò che vede un occhio o una semplice macchina fotografica.

Le immagini. La suggestione porterebbe a dire che quella donna immortalata su uno stipite di una porta al secondo piano è proprio Lucrezia. Uno scatto, elaborato esaminando varie tecniche, mostra infatti una figura femminile, con un lungo vestito e un fazzoletto in mano. Il “fantasma” è in corrispondenza di una parete, ma esce anche dallo stipite di una porta. Al momento dello scatto, il team ha registrato anche uno sbalzo di temperatura (in gergo “hot spot”) di 6,6 gradi. Nella stanza in cui è conservata la pietra insanguinata è invece stata fissata una silhouette maschile, alta oltre due metri.

I suoni. Anche a livello sonoro sono state registrate anomalie inspiegabili. In un frammento, mentre un operatore del gruppo sale le scale, si sente in sottofondo un canto ecclesiastico. Il rimbombo dei passi sugli scalini pare scatenare un coro gregoriano. Nella stanza della pietra viene inoltre registrato un mugugno. Un altro mugugno, isolato fonicamente, diventa una voce straniera. Analizzate a livello elettroacustico, queste voci non hanno caratteristiche umane.

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