Vacche con il botulino, stalla sequestrata

Muoiono intossicati 50 dei 170 bovini da latte: scatta il cordone sanitario intorno all’allevamento di Trebaseleghe

TREBASELEGHE. Cinquanta vacche da latte avvelenate dal botulino: l’allevamento messo sotto sequestro dall’Usl 15 Alta Padovana, chiuse le rivendite di latte crudo a Trebaseleghe e Martellago. L’emergenza sanitaria risale alla settimana scorsa, quando nell’allevamento di vacche, che ha come indirizzo la produzione di latte, s’è verificata un’improvvisa morìa di parecchi dei 170 capi allevati.

L’allevatore si è allarmato e ha segnalato l’avvelenamento al veterinario e all’Usl 15. Dopo la fase iperacuta, che ha portato alla morte decine di capi in 3-4 giorni, è seguita una fase acuta, nella quale sono morte altre vacche.

Immediato l’intervento degli ispettori del Servizio igiene degli allevamenti e delle produzioni zootecniche dell’Usl 15, che hanno circondato con un cordone sanitario l’intero allevamento, mettendo sotto sequestro le stalle e prelevando dei campioni. Le analisi, fatte eseguire dall’Istituto zooprofilattico di Legnaro, hanno dato il terribile esito: botulino, un batterio tossico, letale anche per l’uomo. Con una nota del 14 maggio, integrata il 16, l’Usl ha disposto la distruzione di tutte le carcasse infette, l’immediato cambio dell’alimentazione dei capi sopravvissuti, la pulizia delle mangiatoie, degli abbeveratoi e dei miscelatori. Inoltre ha fatto divieto di autoconsumo, di cessione occasionale e di vendita mediante distributori automatici o conferimento di latte crudo prodotto in azienda e destinato al consumo umano o alla trasformazione.

La nota è stata inviata anche all’Usl 13 di Mirano e all’Usl 6 di Vicenza, in quanto il distributore del latte è del Vicentino. Contestualmente è scattata l’indagine epidemiologica per risalire alla fonte dell’avvelenamento. È stato accertato che la tossina era stata ingerita sul terreno, da qui la supposizione che sia arrivata agli animali attraverso il fieno. L’ipotesi è che, probabilmente durante la fase di produzione delle balle di fieno, all’interno di una di queste sia stato inglobato un animale selvatico, un riccio o un topo oppure un fagiano, morto di botulino. Successivamente la balla infetta è stata messa nel miscelatore, dove vengono inseriti tutti gli alimenti concentrati e le farine, e il prodotto è stato distribuito a tutta la mandria. Analisi vengono comunque eseguite anche sui mangimi, sui foraggi e sul pastone, perché tutte le ipotesi vengono vagliate.

Attualmente la fase acuta sembra superata, ma non è escluso si possa verificare qualche altro caso sporadico. La situazione viene continuamente monitorata. Agli animali che presentano qualche sintomo vengono praticate delle terapie. Ma le stalle rimangono sotto sequestro, verranno liberate quando tutti i sintomi saranno spariti. Per l’allevatore il danno è stimato in 100 mila euro solo per la perdita dei bovini.

L’ipotesi degli ispettori sanitari dell’Usl 15 Alta Padovana è che il batterio “clostridium botulinum”si sia trovato accidentalmente nel fieno ingerito dai cinquanta bovini morti a Trebaseleghe e abbia trovato la condizione ideale per produrre la tossina botulinica. Che è la sostanza più tossica che si conosca: basti pensare che un grammo di tossine può uccidere 10 milioni di persone. È l'ingestione della tossina e non delle spore o del batterio vitale a causare il botulismo. Assumerla attraverso l’alimentazione provoca una grave intossicazione, con vari disturbi del sistema nervoso. L’incubazione dura dalle 12 ore fino a 8 giorni, poi compaiono nausea, vomito e dissenteria cui fanno seguito gravi problemi neurologici che, aggravandosi, possono portare alla morte per asfissia a causa della paralisi dei muscoli respiratori. Con la cottura dei cibi, la tossina viene distrutta dal calore.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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