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L’opinione / «Lasciate stare Giotto nelle vostre carognate»

Per lo scultore e artista Elio Armano (ex sindaco del Pci a Cadoneghe) l'appello degli intellettuali contro Giotto è un "carognata"

Elio Armano
2 minuti di lettura

PADOVA. Una carognata, non si può che definire da così a peggio, l'ultimissima perla dell'interminabile telenovela dell'ostruzionismo contro l'Auditorium e l'area prescelta come la più adatta a realizzarlo. Sul se e quando lo vedremo sorgere il pessimismo è d'obbligo. Ma contando sulla determinazione di Zanonato e Rossi c'è da sperare che ce la facciano, come fu con il tram, nel dare ai padovani quanto su impegnarono con una netta affermazione elettorale, dove c'era anche la necessità di dare finalmente un tetto alla musica, arricchendo non solo le attrattive culturali ma anche economiche della città.

La carognata, l'ultima di una lunga serie che Zanonato, (altro che la sua nomea di duro!) ha troppo generosamente sopportato, riguarda l'uso disonesto e subdolo dell'allarmismo, la seminagione del dubbio, del tarlo insinuante e velenoso del «se fosse poi vero?», creata intorno alla sicurezza (sic!) della Cappella degli Scrovegni usata come mezzo improprio per bloccare un'opera mai voluta e sempre ostacolata da chi insieme all'opposizione e alla Provincia del dopo Casarin ha continuato spudoratamente a starsene comodamente seduto nella maggioranza.

A costoro non è bastato un concorso internazionale, non è bastato far buon viso alla vittoria elettorale e approfittarne; non è bastato compiacersi dei voltafaccia della presidente provinciale Degani; non è bastato il volgersi negativo della situazione economica che insieme alle divisioni istituzionali ha condizionato i generosi impegni finanziari della Fondazione Cassa di Risparmio.

No! non è bastato nemmeno che spendendo 300 mila euro e altro tempo autorevolissimi scienziati idraulici dimostrassero come, e addirittura con un canale tra la Cappella degli Scrovegni e l'area ex-Boschetti nessuna infiltrazione o qualsivoglia conseguenza minacciasse il futuro di quello che è e sarà uno dei nostri beni più grandi salvato nell'Ottocento da quel Pietro Selvatico che non ebbe certo bisogno di trincerarsi dietro il parere di non padovani.

Con uno stupido quanto irresponsabile delirio di onnipotenza «Giotto è mio e lo difendo solo io...» si è voluto strafare e, non avendo giustamente fiducia nelle propria autorevolezza, se non la nomea del bastian contrario,si è cercata la solidarietà fuori, tra chi l'autorevolezza certo ha, ma non ha la conoscenza diretta di una lunga vicenda, dove la cultura purtroppo centra niente e centra invece la più irresponsabile delle contrapposizioni politiche.

Come non ricordare qui e subito in modo tale che i contorni della carognata siano i più netti e che il delirium sabotatorio nel quale si sono voluti coinvolgere studiosi ed esperti nazionali, la chicca di sen perduta sfuggita di dire «oltre all'auditorium, un grattacielo».

Già, giusto il grattacielo e la cubatura dell'architetto Podrecca nel cosiddetto PP1 non andava dimenticata! E' l'eredità nettissima di un bando milionario che viene urbanisticamente dalla giunta della signora Giustina Destro. Visto che tal «piano» lo si chiama in causa, dov'erano allora gli attuali difensori di Giotto? Dov'erano quando la Provincia, dopo aver fatto cambiare in Regione dalla giunta Galan la destinazione dell'area Boschetti da verde a fabbricabile? (Sono cose di cui certamente Miracco consigliere di Galan non si occupava ma che stonano vedendo la sua firma nell'appello) Dov'erano i difensori di Giotto quando fu decisa la costruzione del gigantesco parcheggio sopraelevato nella medesima area? No, Giotto è proprio meglio lasciarlo stare. Ai difensori nazionali bisognerà stendere tanto di tappeti perché vengano a documentarsi e a guardare in faccia i loro cattivi consiglieri. A costoro sarebbe consigliabile trovare un pizzico di onestà intellettuale e coraggio, mettendosi alla luce del sole dall'altra parte, anzichè ostacolare dall'interno la realizzazione di un'opera che non si può continuamente rinviare.

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