Pancreas artificiale, diabetico grave riesce a trascorrere un giorno fuori dall’ospedale

Al paziente, la cui vita dipende dall’apporto esterno di insulina, è stato dato un palmare che controllava attraverso la pompa la quantità da somministrare

PADOVA. Per la prima volta dalla scoperta dell'insulina, 90 anni fa, un paziente affetto da diabete tipo 1, la cui vita dipende dall'apporto esterno di insulina, ha trascorso un'intera giornata al di fuori dell'ospedale, grazie a un pancreas artificiale portatile: un dispositivo con una micropompa portatile per l'infusione di insulina, un sensore sotto pelle che misura la glicemia, ed un algoritmo di controllo installato su un palmare.

E' successo a Padova: la paziente ha potuto trascorre una giornata di vita 'normale' fuori dal nosocomio, passando la serata al ristorante, la notte e la mattina successiva a casa senza avere la responsabilità del proprio trattamento insulinico. La gestione automatica avveniva infatti attraverso il palmare, controllabile direttamente dal paziente: il pancreas artificiale portatile. La misura della glicemia dal sensore è trasmessa all'algoritmo di controllo che determina la quantità di insulina da somministrare attraverso la pompa sotto la pelle, per mantenere la glicemia in un 'range' prossimo alla normalità.

La paziente, educata all'uso del sistema durante una giornata di ricovero presso il reparto di malattie del metabolismo dell'Università di Padova, diretto dal professor Angelo Avogaro, ha potuto utilizzare la strumentazione in modo del tutto autonomo anche al di fuori dell'Ospedale in una modalità di vita quotidiana ordinaria. Grazie al sistema di monitoraggio a distanza, le equipe ingegneristiche e mediche potevano verificare in qualsiasi momento che il pancreas artificiale funzionasse correttamente. Il sistema monitorato extra-ospedaliero ha dato risultati eccellenti.

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