Così pensavano e vivevano gli antichi

Raccolti in un volume svariati saggi sul tema di Oddone Longo scritti superando i confini tra le varie discipline

La bibliografia di Oddone Longo è impressionante, sia per numero dei testi, sia per varietà di temi, che non comprendono solo la letteratura greca e la storia del pensiero scientifico, le due materie che ha insegnato all'Università di Padova, ma anche la letteratura tedesca, l'antropologia, la storia dell'agricoltura e molto altro.  Tuttavia basta leggere l'ultimo libro di Longo, Società e cultura del mondo antico (Il Poligrafo, pp. 293, 28 euro) che verrà presentato quest'oggi alle 18 dall'autore e da Umberto Curi alla Accademia Galileiana di Padova, per capire che si tratta di una dispersione solo apparente. Il volume raccoglie una ventina di saggi, scritti negli ultimi venti anni e legati al mondo classico. Scritti nati per occasioni diverse, di tipologia diversa, ma orientati alla stessa idea di cultura. Perché Longo non ama quella specializzazione degli studi che porta ad una chiusura disciplinare; al contrario è convinto che ogni tema, ogni problema vada affrontato usando tutti gli strumenti che la cultura offre. Un approccio che è stato la costante della sua ricerca.  Non è solo curiosità intellettuale, è proprio diffidenza per i confini marcati, compreso quello più tradizionale tra studi umanistici e scientifici. E questo gli viene dalla lunga frequentazione col mondo antico. Per contrasto, viene in mente il matematico Piergiorgio Odifreddi che anche nel suo ultimo libro ribadisce la sua idea di un pensiero greco buono, quello scientifico, ed uno cattivo, quello obitoriale - dice lui - dei poeti e dei filosofi.  Ecco, basta leggere anche solo uno dei saggi di Longo, per capire come questa idea sia una falsificazione priva di senso. Certo, per rendersene conto fino in fondo ci vuole uno studioso capace di spaziare e non a caso la raccolta si apre con un saggio su Vitruvio come fautore della interdisciplinarietà. Ma importante è anche il modo in cui Longo rapporta sempre passato e presente.  In un saggio rimprovera a Cacciari l'uso astorico dei vocaboli greci, in molti altri invita a diffidare della tentazione di proiettare il nostro presente sul mondo antico. Eppure Longo non confina nel passato il pensiero classico. Piuttosto fa dialogare il pensiero antico con quello contemporaneo: la concezione di democrazia di Aristotele serve a illuminare quella di Lenin o anche la nostra così come l'idea greca di Europa apre prospettive politiche all'Europa attuale.
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