Dirigente scolastico contro la Regione: "Con il raffreddore non si entra in classe"

La sede dell'Istituto Comprensivo di Ponso in via Rosselle

Protestano le famiglie degli alunni di nove scuole della Bassa dopo la lettera del preside dell'istituto Comprensivo di Ponso

PONSO. «Non è accettabile il declassamento del raffreddore a sintomatologia non-Covid». Dunque: col raffreddore non si entra a scuola, al di là di quello che dice la Regione. Lo mette nero su bianco il professor Nicola Soloni, dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo di Ponso, nella Bassa padovana.

Lo scrive in una comunicazione diffusa lo scorso 8 ottobre agli alunni del distretto, che conta ben nove scuole: una dell’infanzia a Piacenza d’Adige, cinque primarie tra Carceri, Ospedaletto Euganeo, Palugana, Piacenza d’Adige e Ponso e tre medie a Carceri, Ospedaletto e Ponso.

Insomma, un bel numero di studenti e famiglie. Famiglie che, letta la comunicazione del preside, hanno già avanzato le prime decise proteste, promettendo di rivolgersi anche ai sindaci e di far valere la normativa nazionale e regionale: la gestione di un bimbo a casa, a maggior ragione in questo periodo, è già piuttosto problematica e l’aggiunta di nuove “casistiche” di certo non aiuta.

Col raffreddore si sta a casa

L’avviso diffuso tra giovedì e venerdì ha come oggetto «sintomi Covid-19, motivi di non ammissione a scuola, indicazioni regionali» e riporta i sintomi più comuni di Covid-19 nei bambini: febbre, tosse, cefalea, sintomi gastrointestinali e via dicendo, fino al raffreddore e al naso che cola.

«Per essere chiari: chi ha tosse o raffreddore, quindi “sintomatologia respiratoria”, o uno qualunque dei sintomi sopra riportati, anche nei tre giorni precedenti, deve restare a casa», sentenzia il dirigente Soloni.

Proprio il raffreddore ha fatto arrabbiare più di qualche genitore: il volantino diffuso a tutta la popolazione scolastica dall’Area Sanità della Regione Veneto, infatti, dice chiaramente che, tra i sintomi, «non precludono la frequenza scolastica il raffreddore, non accompagnato da febbre o altri sintomi, o mal di testa lieve e dolori mestruali».

La stessa Regione indica che, in caso di assenza da scuola per semplice raffreddore, non è prevista alcuna certificazione sanitaria e, al rientro, l’alunno deve presentare una normale giustificazione di assenza da scuola.

Braccio di ferro

Eppure Soloni va oltre le indicazioni regionali: «Non è accettabile il declassamento del raffreddore a sintomatologia non-Covid, anche alla luce del Dpcm 7 ottobre, dove si prevede che le Regioni possano adottare provvedimenti più restrittivi a quelli nazionale, ma non più permissivi o ampliativi».

Lo stesso dirigente impone di «portare sempre l’autocertificazione – la Regione, che l’ha introdotta il 2 settembre, ne ha eliminato l’obbligo il 6 ottobre – perché si tratta di una presa di coscienza e di un’assunzione di responsabilità da parte della famiglia, ed è giusto che rimanga». Le famiglie promettono un braccio di ferro. —

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