Padova vuole mandare la sua "talpa" su Marte

Il Cisas dell’Università di Padova ha messo a punto un robot in grado di scavare suolo e rocce fino a 100 metri e portare un chilo di attrezzature nelle viscere del pianeta rosso

PADOVA. La sonda Insight della NASA ha cominciato il suo lavoro sulla superficie marziana restituendoci immagini: una prima, sfocata, che lascia intravvedere il terreno in fase di ammartaggio e una seconda, molto nitida, scattata dalla camera montata sul suo braccio meccanico della sonda.

Non solo, abbiamo potuto sentire anche il rumore del vento sulla superficie marziana. Insight ha un compito ben preciso: studiare l’interno di Marte per capire se esistono ancora attività geologiche attraverso sismografi e il gradiente di temperatura fino a 5 metri di profondità. 

Attendendo il lavoro di Insight, ci si potrebbe chiedere cosa servirebbe in futuro a un astronauta per studiare più approfonditamente il pianeta rosso.

Potrebbe tornare utile la “talpa marziana” sviluppata e testata al CISAS “Giuseppe Colombo” - Centro di Ateno per gli studi e le attività spaziali dell’Università di Padova - in collaborazione con Tecnomare nell’ambito di un progetto ESA.

«La “talpa” è nata da idee ancor oggi innovative nonostante stia attendendo da 12 anni di essere messa a bordo di una missione – dice Stefano Debei, Direttore CISAS -. La talpa è un robot collaudato con successo nel lontano 2006 e a oggi è pronta per essere adattata e lanciata nelle future missioni marziane. Ha enormi vantaggi rispetto a tutti i prototipi realizzati fino a oggi: completamente autonoma, in grado di scavare il suolo fino a 100 metri di profondità perforando anche rocce basaltiche, avanza in completa autonomia e sterza per evitare ostacoli altrimenti insuperabili. Inoltre, può portare a spasso con sé, nel sottosuolo marziano, fino a 1 kg di strumentazione scientifica per analizzare la stratigrafia del terreno e il gradiente di temperatura. Caratteristiche queste riutilizzabili e ulteriormente ottimizzabili poiché le idee e i concetti alla base di questo progetto sono basati su principi innovativi adattabili a future tecnologie. È questa una delle caratteristiche della progettazione del CISAS: ideare prototipi che hanno uno spazio di vita e di applicabilità anche lontano nel tempo».

Oggi, specie per le missioni in cui sarà presente l’uomo, ogni progetto deve essere studiato e modulato in maniera tale da essere altamente performante. Il caso della “talpa” padovana è sintomatico di questa apertura progettuale ampia.

«Partendo dall’originale giunto realizzato per consentire alla talpa di sterzare –spiega Stefano Debei - si è sviluppato un sistema di puntamento estremamente accurato e replicabile per altri tipi di utilizzo. Può essere impiegato, ad esempio, per puntare telescopi o antenne e per orientare a 3 gradi di libertà i pannelli solari dei satelliti, per avere un migliore fattore di vista con il sole, ma anche per consentire manovre di aerobracking (aerofrenaggio, con il quale una sonda spaziale sfrutta l'attrito dell'atmosfera di un pianeta per ridurre la propria velocità) per regolarizzare le orbite “basse” delle sonde. Quel che vogliamo sottolineare è che i nostri prototipi, già testati in laboratorio, hanno in sé la capacità di utilizzo polifunzionale di singole parti. La nostra “talpa” può essere da un lato spinnoffata nelle singole componenti e dall’altra essere adattata e aggiornata per future missioni planetarie e in particolare per quelle su Marte».

Focaccia integrale alla farina di lenticchie

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi