Storie
Betrayal di Marlene Dumas, a Palazzo Grassi. © Marlene Dumas/Courtesy David Zwirner.
Betrayal di Marlene Dumas, a Palazzo Grassi. © Marlene Dumas/Courtesy David Zwirner. 

Biennale di Venezia: la nostra guida "a cielo aperto"

Oltre i Giardini e l’Arsenale, eventi collaterali e progetti speciali: ecco cosa non si può perdere

3 minuti di lettura

Leonora Carrington, straordinaria surrealista inglese nata nel 1917, raccontava di essere stata generata dall’incontro fra sua madre e una macchina, incrocio di umano, animale e meccanico. Nasce da qui l’ispirazione de Il latte dei sogni, titolo della 59ª Biennale di Venezia a cura di Cecilia Alemani, che per la sua mostra ha preso in prestito proprio il titolo di Carrington per portare in Laguna uno dei temi più urgenti del contemporaneo: quello del postumano. Come sta cambiando infatti questa definizione? Quali sono oggi le differenze che separano il vegetale, l’animale, l’umano e il non-umano? E come sarebbe la vita senza di noi? In mostra arte e pensiero contemporanei a confronto con visioni, invenzioni, sperimentazioni (dalle avanguardie storiche ai giorni nostri) cercano, se non una risposta, almeno punti di vista possibili. Ecco 213 artiste e artisti invitati, con una netta maggioranza di donne, provenienti da 58 nazioni e appartenenti a diverse generazioni, che dal 23 aprile saranno ai Giardini della Biennale e all’Arsenale, mentre l’intera città si prepara a inaugurare mostre, installazioni e progetti speciali in musei, fondazioni, palazzi pubblici e privati.

Allestita da Formafantasma, sostenuta da Swatch (partner della manifestazione) e Illy (main sponsor), la mostra è costellata da 80 padiglioni nazionali per i quali c’è grande attesa. Da quello italiano per la prima volta assegnato a un unico artista, con Storia della notte e Destino delle comete di Gian Maria Tosatti invitato da Eugenio Viola, al padiglione Usa dedicato a Simone Leigh, classe 1967 di Chicago, su temi di razza, genere, lavoro, al  Belgio con Francis Alys, al Canada con Stan Douglas (tra i più quotati artisti che lavorano con video e film), fino a  Hong Kong dove il Museo M+ presenta la super-star Angela Su con Arise, Hong Kong in Venice, fino alla Svizzera con The Concert di Latifa Echakhch. Tra le artiste storiche più interessanti sia in Biennale (dove presenta il potente assemblage Homage to Universe) che in città, Louise Nevelson, ha una grande mostra nell’infilata di Saloni delle Procuratie Vecchie affacciati su piazza San Marco (aperti per la prima volta dopo 500 anni). Qui, negli spazi ristrutturati da David Chipperfield, dell’artista nata a Perejaslav (vicino a Kiev) nel 1899, emigrata negli Usa nel 1905, vengono esposte sculture e assemblages di oggetti quotidiani che richiamano l’idea del totem e della metamorfosi dei corpi. Evento collaterale della Biennale realizzato dalla Louise Nevelson Foudation con Pace Gallery e Gió Marconi, si ricollega al Padiglione del 1962 quando Nevelson rappresentò gli Stati Uniti.  

Un ritratto di Louise Nevelson. Portrait of Louise Nevelson, 1980
Un ritratto di Louise Nevelson. Portrait of Louise Nevelson, 1980 

Imperdibile Anselm Kiefer nella Sala dello Scrutinio di Palazzo Ducale dove l’artista tedesco, invitato da Muve (Fondazione Musei Civici di Venezia), si confronta con una delle Sale più imponenti e solenni del Palazzo. Qui un’installazione ambientale, a cura di Gabriella Belli e Jeanne Sirén, ne trasfigura la fisionomia declinando al contemporaneo storie di battaglie, guerra e migrazioni in un’opera totale fatta di pittura, oggetti, elementi naturali, libri e squarci d’oro.

Di migrazioni e dialoghi fra storie e geografie parla la mostra curata da Chiara Bertola dell’artista vietnamita Danh Vo (classe 1975), cresciuto in Danimarca. Realizzata da Fondazione Querini Stampalia con White Cube, si sviluppa nelle storiche sale che furono un tempo la casa dei conti Querini Stampalia. Qui si svolge un raffinatissimo intreccio culturale di opere, sculture e pitture e i magnifici spazi storici dell’antico palazzo veneziano. Dai monocromi del pittore coreano Park Seo-Bo (1931),  alle installazioni dell’architetto del paesaggio e scultore californiano Isamu Noguchi (1904-1988), alle toccanti sculture di frammenti di Dahn Vo.

A pochi passi dalla Querini l’installazione speciale di Tomaso De Luca, a cura di Francesco Urbano Ragazzi, nel cortile di Casa Venezia. Su invito di Liaf-Lofoten International Art Festival e Case Chiuse di Paola Clerico, De Luca installa un progetto video, in cui la casa da promessa modernista di luogo accogliente e sicuro si trasforma in una sorta di trappola insidiosa. Da non mancare il delicato e raffinato intervento di Jeppe Hein in Palazzo Rocca sul Canal Grande, poco distante dal Ponte dell’Accademia. L’artista danese noto per le sue installazioni interattive ha risposto all’invito del progetto Carte Blanche di Ruinart con Right Here Right Now, un’installazione multisensoriale che invita il pubblico a riconnettersi attraverso i cinque sensi con la terra e la natura. Da Palazzo Rocca si passa alle Gallerie dell’Accademia dove Anish Kapoor, nato a Mumbai nel 1954 e cresciuto a Londra, ha realizzato un’imponente retrospettiva che si estende anche a Palazzo Manfrin con opere storiche come le sue spirali d’acciaio, le impalpabili superfici di pigmenti, fino alle ultime opere in carbonio. 

Jeppe Hein, Right Here, Right Now, a Palazzo Rocca. Courtesy Lynn Gilbert
Jeppe Hein, Right Here, Right Now, a Palazzo Rocca. Courtesy Lynn Gilbert 

Dall’altra parte del ponte, a Palazzo Grassi, c’è open-end la grande mostra della sudafricana Marlene Dumas, a cura di Caroline Bourgeois, che ha realizzato una galleria di dipinti emozionanti che si susseguono per stanze tematiche. Sono soprattutto ritratti, corpi, volti, mani, organi sessuali, con colori non naturalistici che distillano nei blu, nei grigi, nei gialli. Per temi esistenziali come la vita, l’amore, la sofferenza, la resilienza individuale e collettiva. Usciti da Palazzo Grassi si cammina fino all’Ospedaletto e alla Chiesa di Santa Maria dei Derelitti dove la Fondazione in Between Art Film, di Beatrice Bulgari, presenta Penumbra una mostra di otto nuove videoinstallazioni commissionate e prodotte per quest’occasione da nomi d’eccellenza fra cui gli italiani Masbedo, che riflettono appunto sulla penombra dell’architettura, come metafora di un contesto collettivo. 

A Palazzo Corner della Regina la Fondazione Prada torna su un tema di grande attualità con Human Brains grazie a una mostra immersiva a cura di Udo Kittelmann che promette di farci entrare nei meandri del cervello. Da qui con un vaporetto si può raggiungere l’Isola di San Giacomo dove la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo lavora a un nuovo laboratorio culturale sperimentale, che sarà presto aperto al pubblico. «San Giorgio diventerà infatti l’avamposto dei sogni, uno spazio per progetti artistici e installazioni site specific per il teatro, la musica, il cinema, l’architettura, la ricerca, lo studio e la performance», dice Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, che rilancia con la consueta energia e lungimiranza.

 

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