DPower
Havana Rose Liu. Nata nel 1997 a Brooklyn ha iniziato come ballerina, poi modella, infine attrice. Nell’horror No Exit (disponibile su Star) interpreta il ruolo della protagonista.
Havana Rose Liu. Nata nel 1997 a Brooklyn ha iniziato come ballerina, poi modella, infine attrice. Nell’horror No Exit (disponibile su Star) interpreta il ruolo della protagonista. 

Havana Rose Liu, ballerina e attrice che "danza giallo" contro gli stereotipi e in nome della libertà

Nata e cresciuta a Brooklyn, Havana Rose Liu è ballerina, modella, designer e attrice. Ma soprattutto è oggi interprete della trasformazione che sta investendo la società americana. E usa il suo talento per reagire ai pregiudizi nei confronti degli asiatici e delle identità sessuali

2 minuti di lettura

A sei anni, per il suo saggio di ammissione alla Mark Morris Student Dance Company di Brooklyn, Havana Rose Liu decise di dare al movimento un colore, di «danzare giallo»: facendo entrare nel suo corpo il colore dei raggi di sole e dei limoni, incarnando insomma una vitalità ed effervescenza vitaminiche. Il risultato, ricorda, è stato quello di sentirsi lieve, come se la forza di gravità l’avesse abbandonata. «E così superai l’esame di danza», racconta.
Ma oggi, a distanza di anni – una manciata di anni, che però sono stati fondamentali nella storia americana dei diritti e dell’inclusione – Havana rifarebbe quella scelta? Di certo ha capito che quel colore ha un significato e un peso precisi: “giallo” equivale a “cinese”, etichetta che reca in sé un bagaglio di stereotipi nei confronti degli asiatici e delle loro tradizioni, in cui la donna è invisibile se non sottomessa. Anche Liu si è fatta la stessa domanda («lo rifarei?»), trovando la risposta, ancora una volta, nel proprio corpo: «Mi sono messa a “danzare giallo” in camera mia». E, con in testa quel colore, ha riempito la stanza di movimenti, lasciando che a darle ritmo e direzione fossero i suoi sentimenti. Quelli cioè di una ragazza americana con radici in due continenti, di madre bianca e padre cinese. «È stato come aprire un dialogo con me stessa. Ho danzato la mia esperienza e mi sono sentita bene».


Liu è nata e cresciuta a Brooklyn, i suoi genitori, Carley Roney e David Liu, sono due imprenditori di successo che, nel 1996, ovvero un anno dopo la sua nascita, hanno fondato The Knot, un notissimo sito web specializzato in wedding planning. Ma, nonostante il loro esempio, lei aspira a diventare più come la nonna paterna: «Fa la cantante lirica ed è una donna dalla mentalità incredibilmente aperta. Ha lasciato la Cina per venire a vivere negli Stati Uniti, dimostrando così grande coraggio. È lei la persona che vorrei essere».
Havana Rose Liu oggi è un’artista visuale, una performer, una modella e un’attivista, e di recente ha combinato tutte queste esperienze nell’intraprendere una carriera parallela come attrice. Dopo avere esordito al cinema nel 2021 con Mayday, e su Netflix  in un paio di episodi della serie La direttrice (con protagonista Sandra Oh), lo scorso febbraio è tornata con il film Il cielo è ovunque (in streaming su Apple Tv+), ma soprattutto si è aggiudicata il primo ruolo da protagonista in No Exit (in Italia è disponibile su Star, il canale della piattaforma Disney+), un thriller tendente all’horror, con pari dosi di suspense e sangue. «I film spaventosi non hanno mai fatto per me. Ma mi sono ricreduta», spiega. «Penso che la paura sia una delle emozioni più potenti, per un essere umano. E provarla in un ambiente sicuro, in casa propria o in una sala cinematografica, è terapeutico: mi ha aiutata a riflettere sulle mie ansie». Inoltre ha anche una valenza istruttiva: «Se viene usata in modo artistico, la paura fa arrivare dritto al cuore del pubblico il messaggio della storia».
Nel caso di No Exit i messaggi sono due: il film fa piazza pulita in un colpo solo sia dei pregiudizi nei confronti dei tossicodipendenti – il suo personaggio, Darby, fugge da un rehab per andare a trovare la madre in fin di vita – sia delle donne asiatiche. «Darby ha una personalità complessa, è piena di grinta, ma è vulnerabile al tempo stesso».
Sfaccettata come lo sono i sentimenti che prova verso se stessa, quando riflette su come il mondo l’abbia costretta spesso a presentarsi, giustificandosi a chi si chiedeva: chi è questa ragazza con gli occhi di taglio orientale e le lentiggini, pansessuale ed erede di un mix di culture diverse? «Essere unica, a volte, può significare anche essere isolata, percepita come “altra” rispetto alla maggioranza».


Perché questo non accada più, ha capito di dover sfruttare con accortezza i media. Chiunque abbia un palcoscenico, dice, ha anche la responsabilità di usarlo nel modo giusto. «I social, i film, le serie tv hanno il potere di cambiare il nostro modo di pensare». Per questo la vedremo anche in Bottoms, serie di Emma Seligman (Shiva Baby), in cui  protagonisti queer esplorano la sessualità.

2

Articoli rimanenti

Accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

1€/mese per 3 mesi, poi 2.99€ al mese per 3 mesi

Attiva Ora

Sblocca l’accesso illimitato a tutti i contenuti del sito