Storie di donne

Cambio vita: Benedetta Francardo e il suo brand moda che valorizza l'artigianato femminile

Cambio vita: Benedetta Francardo e il suo brand moda che valorizza l'artigianato femminile
Una storia vera che racconta un decisivo mutamento di rotta. Quella di Benedetta Francardo che partendo dal teatro ha deciso di cambiare vita e iniziare a trasformare pezze tessute a mano per dare vita a prodotti unici, valorizzando l’artigianato e il lavoro delle donne sarde
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Benedetta è la protagonista dell'appuntamento di oggi con "Cambio Vita'", raccolta di testimonianze di donne che sono state capaci di reinventarsi puntando tutto sui propri sogni. Storie che possono essere di ispirazione per chi ancora non ha deciso di lanciarsi, o infondere coraggio a chi intravede un cambiamento all'orizzonte.

Benedetta Francardo ha un passato da attrice nel mondo del teatro, ma ha deciso di cambiare totalmente vita con l'obiettivo di trasformare tessuti provenienti da tutto il mondo per farne prodotti unici, valorizzando l’artigianato e il lavoro di tante donne. In seguito a questa decisione, si trasferisce in Sardegna, e da lì inizia a viaggiare alla scoperta di luoghi in cui ancora si pratica l’arte antica della tessitura. Per dare vita a un laboratorio in cui vengono confezionati abiti e accessori dalle mani esperte delle sarte dell’isola.

“Dai mercati del Mondo al mercatino di San Pantaleo, ho provato a portare quello che più mi ha colpito, qui in Sardegna, antica Terra, dove il filo, i telai e le trame dei tappeti attraversano ere intere, dove il filo è anche quello che trascende ogni cosa”, dice Benedetta Francardo.

Durante il periodo estivo gira i mercatini sardi - in particolare quelli di Porto Rotondo, San Pantaleo e Porto Cervo: un successo che non si è fermato neppure con la pandemia, grazie all'e-commerce e ai pagamenti digitali perfettamente integrati, con cui è riuscita a portare ovunque i suoi abiti e le storie che raccontano.

Foto home da Ig

Benedetta
Benedetta 

 

Cosa facevi prima?
"Prima lavoravo nel mondo del teatro, dove sono entrata molto giovane, a 17 anni, in particolare come tecnico; con gli anni ho poi sviluppato la mia carriera come attrice teatrale".


Quando hai capito "se non ora quando?"
"Quando sei in tournée con il teatro ci sono alcune cose che ti vengono precluse, come viaggiare per piacere, vedere il mare quando ne hai voglia. Non c'è stato un momento preciso in cui ho detto 'mollo tutto', ma sentivo che la mia vita mi stava chiamando altrove, in particolare verso quella che era una competenza, un sapere comune della mia famiglia: l'arte dei tessuti".

Abito Francardo di Benedetta
Abito Francardo di Benedetta 

Chi ha creduto in te?
"In passato ho aiutato mio padre e mia sorella che si occupavano di produrre vestiti e da lì ho ripreso il sapere di famiglia legati ai tessuti. La mia conoscenza arriva da lì, non da corsi. Gli amici mi hanno incoraggiata e io ho deciso di buttarmi, visto che sentivo che il momento giusto era arrivato, mia figlia studiava via, la città non era più una condizione necessaria ma anzi una 'zavorra'. Così ho cominciato a viaggiare inseguendo il filo rosso dell'arte della tessitura in tutto il mondo.Tutto è cominciato dalla grande madre India, madre nel senso più profondo per me perché è il Paese che mi ha avvicinata all'Oriente. L'India mi ha insegnato tanto e continua a fornirmi nuovi strumenti di interpretazione e nuovi stimoli. Qui ho potuto scoprire la magia dei tessuti, dei filati, il sapere artigiano autoctono. Lì ho capito che quelle stoffe, quell'arte, poteva regalare qualcosa in più ai miei abiti. Poi ho viaggiato in tanti altri posti per scoprire tessuti, che ho deciso di portare in Italia e vendere nei mercatini. Così sono arrivata in Sardegna che per me da sempre è una terra di riferimento".

Francardo di Benedetta
Francardo di Benedetta 


Il nome del brand da dove nasce?
"Ho usato il mio nome e cognome abbreviato bfrancardo. In teatro chi faceva le locandine si lamentava di questo nome lunghissimo. Nel tempo è arrivato ma non più per gli spettacoli".

 


Il futuro?
"Lo vedo un passo alla volta. Più vado avanti e più ho una visione nitida di quello che mi aspetta".


Usi i social per vendere? O pensi che portino via tempo?
"Lo spirito nomade fa parte di me, per me questi ultimi due anni sono stati ancora più difficili perché hanno limitato moltissimo i miei viaggi. In questi due anni un altro modo di affrontare il lavoro mi è stato dato dalle rete, gli strumenti digitali come Whattsapp che mi consentivano di rimanere in contatto con chi voleva acquistare i vestiti. In questo periodo è stato fondamentale lo strumento di pagamento via link di SumUp che consente di ricevere i pagamenti via Whatsapp e quindi mi ha consentito di portare avanti la mia attività anche quando non era possibile fare mercatini. SumUp era stato importantissimo anche in passato: perché mi consentiva di avere uno strumento per ricevere pagamenti durante i mercati che non aveva dei costi durante l'anno, quindi adatto anche per chi fa attività principalmente d'estate".


Un bilancio ad oggi di questa scelta?
"Scelgo ma scelgo sempre come un po' per caso, non so più se per gioco o perché sono eterna indecisa, ma quando scelgo i colori, i tessuti, i fili tutto trova un senso".


Progetti futuri?
"Non vedo l'ora di poter ricominciare a viaggiare, magari sulle orme e ispirata da grandi donne, come Maria Lai e Chiara Vigo, la tessitrice della seta di bisso marino".