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Canta, balla, studia, ama: così l'eredità di Raffaella Carrà ci insegna ad essere felici

Raffasofia: è questo il titolo di un libro illuminante che partendo dalle canzoni di Raffaella, e passando per il pensiero dei più illustri letterati e filosofi, ci insegna a rendere concreti gli insegnamenti che già cantiamo a memoria da sempre. E a raggiungere a passo di danza la felicità (tà-tà)

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Chi è fan di Raffaella Carrà, in cuor suo lo sapeva già. Ma vedere le parole e le azioni della più grande showgirl italiana messe in relazione con i pensieri dei più grandi della filosofia e della letteratura, colpisce e conforta. Le sue non sono solo canzoni meravigliose, il che sarebbe già moltissimo, ma anche piccoli manuali per affrontare la vita, suggerimenti semplici ma preziosi, pensieri complessi resi fruibili. Forse è questo il segreto per cui riescono quasi istantaneamente a cambiare l'umore, un toccasana per ritrovare energia e positività.

Lo sostiene e lo spiega bene Raffasofia, il libro scritto da Marina Visentin, laureata in filosofia e giornalista, che si era sempre chiesta perché le canzoni di Raffaella non fossero prescritte a livello nazionale come antidoto alla tristezza e “via giusta” per la felicità. Così, shakerando filosofi e Tuca tuca, è nato Raffasofia.



"Se i filosofi che nei secoli si sono arrovellati sulla questione avessero avuto la tivù, avrebbero trovato in Raffaella Carrà l’anello mancante tra gli esseri umani e la felicità" sostiene il libro, edito da Pienogiorno. "Raffaella Carrà è stata spontaneamente libera da giudizi e pregiudizi e aperta all’inclusività. Abilmente in equilibrio tra incoscienza e virtù – Tanti auguri docet – da rappresentare perfettamente il valore della medietà, uno dei fondamenti della felicità secondo la “gente più competente”. Insieme alla condivisione, perché come canta in Chi l’ha detto: «Il segreto è che la luce sono quelli intorno», e qui persino Aristotele applaudirebbe. Ben prima che le Cinquanta sfumature solleticassero i desideri segreti delle donne, Raffa ha gettato i falsi pudori alle ortiche, perché «è bello far l’amore da Trieste in giù».

"La verità - osserva l'autrice - è che in ognuno di noi sonnecchia una Carrà: una sfera di gioia e sete di libertà, di immense potenzialità e capacità di relazionarsi con gli altri, di autostima e rispetto per le differenze del mondo. Insomma proprio questioni da filosofi. Ed è una filosofa pop a svelarci la formula per far risplendere la Raffa che è in noi e trovare la strada della felicità (tà-tà) al ritmo delle sue canzoni."


La rivoluzione a passo di danza

Il metodo Carrà, insegna Raffasofia, non richiede grandi rivoluzioni, o meglio, l'idea di rivoluzione di Raffaella è "dolce e danzante, sorridente, in punta di piedi, morbida ma non per questo meno radicale. Un’idea di rivoluzione che parte da dentro, che cambia la testa della gente, prima di cambiare la forma di governo o l’esercizio del potere."

E sappiamo quanto suonino attuali queste parole. Raffaella come Tiziano Terzani, Che Guevara e il Mahatma Gandhi: "Sii il cambiamento che vorresti vedere avvenire nel mondo". La Raffa in fondo proprio questo fa: incarna il cambiamento a partire dal suo mondo, quell’Italia bigotta dove era nata e cresciuta, dal suo corpo di donna che rivendica il diritto all’autonomia, e diventa vessillo di libertà ed emancipazione.

Quando il Vaticano tuona contro il suo ombelico scoperto e il Tuca Tuca ballato con Enzo Paolo Turchi, Raffaella indossa un top nero corto e aderente e invita Alberto Sordi, il prima serata, a ballare con lei. Non un hippy, ma l'Albertone nazionale, specchio degli italiani che come lui vorrebbero ballare con Raffaella. E il Tuca Tuca viene trionfalmente sdoganato, insieme all’ombelico e a un’idea di libertà e leggerezza che ha aperto le porte a una vera e grande rivoluzione nei costumi degli italiani.

"Non è una filosofia distante, difficile da praticare: prima di tutto scendete nel vostro cuore, è lì che comincia tutto. Ed è da lì che si può ricominciare, anche nei momenti più difficili, rimettendosi in sintonia con quello che sta al centro, all’origine di tutto quello che siamo, difetti compresi. Perché non è la perfezione l’obiettivo, ma il movimento, il cambiamento, la gioia di vivere, la voglia di ballare che non conosce ostacoli, capace di trasformarsi nel più potente antidoto al passare del tempo."

Raffasofia: la felicità è una cosa semplice

"Raffaella Carrà è uno stile di vita", ha detto Pedro Almodóvar e quindi iniziando da Raffaella e passando per i più grandi pensatori della storia, ecco che la felicità, questo concetto che spesso sembra irraggiungibile, appare molto più a portata di mano. Basta seguire gli insegnamenti della Carrà, che tutti sappiamo già a memoria.

"Che bella festa, che splendida festa"

Il messaggio è chiaro: goditi la vita, fai festa tutte le volte che puoi! E se oggi non è festa, inventa un’occasione per festeggiare lo stesso. Raffaella come Italo Calvino: "Prendete la vita con leggerezza. Che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore".
Ma la leggerezza della Carrà non è vuota. Perché si può essere leggeri, leggerissimi addirittura, senza perdere spessore. Raffaella suggerisce di vivere senza pesi inutili, di abbandonare i fardelli che appesantiscono la vita, perdonare, dimenticare, godere la vita in modo aperto e sereno. Alzare lo sguardo verso il cielo, trascorrere più tempo con le persone giuste, quelle che amiamo. Obiettivo finale: imparare a distinguere ciò che conta davvero da ciò che è superfluo.

"Com’è bello far l’amore con chi hai voglia tu"

Un inno alla libertà, all’apertura mentale, al rispetto per gli altri. Una magnifica dichiarazione di tolleranza nei confronti di ogni diversità. Raffaella Carrà è diventata un’icona di libertà senza mai salire in cattedra, dare lezioni, dire agli altri come vivere, cosa pensare e come amare. Semplicemente il diritto a vivere come si vuole lo ha messo in pratica per tutta la vita senza proclami, vivendo in modo orgogliosamente libero, ma senza ostentazioni. Raffaella non è stata né moglie né madre, ha cantato senza mai essere volgare una sessualità allegra, spensierata, assolutamente priva di rimorsi e sensi di colpa. Parla esplicitamente di sesso, rivendicando il diritto a una femminilità altra rispetto ai ruoli tradizionali

"Lo vidi insieme a un ragazzo biondo, chissà chi era, forse un vagabondo, ma da quel giorno non l’ho visto proprio più"

È uno degli esempi migliori di divulgazione di concetti complessi, quasi un messaggio subliminale: lui ti preferisce un uomo, e allora, che male c’è? In un'intervista del 2018, Raffaella racconta: "Ho cominciato a capire il mondo gay dalla prima Canzonissima, nel 1970, quando iniziai a ricevere lettere di ragazzi disperati per le incomprensioni con la famiglia, pronti a uccidersi. Ho iniziato a informarmi, anche perché molte persone dei cast dove ho lavorato, costumisti e truccatori soprattutto, erano gay. Mi sono sempre chiesta com’è possibile che esista questo gap tra genitori, figli, amici e società di fronte a delle creature? Sono diventata icona gay mio “malgrado”, non ho fatto nulla, mi sono limitata a essere come sono, come mi viene naturale".

"A far l’amore comincia tu fagli vedere che non è un gioco fagli capire quello che vuoi"

Molto più di una canzoncina orecchiabile. Una rivendicazione profonda di autonomia, che veicola un nuovo modello di donna capace di prendere l’iniziativa, non più semplicemente succube dell’uomo seduttore. "Penso che Raffaella Carrà abbia fatto molto di più per emancipare le donne di molte femministe" L'autrice riporta la dichiarazione al  «Guardian» dell’artista Francesco Vezzoli, che nel 2017 ha curato “TV70”, una mostra della Fondazione Prada dedicata alla televisione italiana negli anni Settanta, con al centro il progetto “Fenomenologia di Raffaella Carrà”, un palinsesto ideato dallo stesso Vezzoli per analizzare l’evoluzione di una delle icone più popolari della nostra televisione.

"La vita è tanto bella ma Se non ci sta il coraggio Non è saporita Senza un po’ di guai Meglio un capitombolo Che non provarci mai"

"Ottimismo, coraggio, intraprendenza, ma anche e soprattutto l’ormai arcinota (e per alcuni già famigerata – ci si stanca presto di tutto!) resilienza, perché le cose possono anche andare male, ma l’importante è non arrendersi mai. Anche perché, come diceva John Lennon in una delle sue canzoni più belle: "La vita è ciò che ti accade mentre sei occupato a fare altri progetti". E allora che cosa si può fare, se non dare retta a Raffaella?" scrive Marina Visentin.
Raffaella è un esempio da prendere alla lettera anche nella gestione del lavoro. Aveva ben chiaro che per avere successo è fondamentale aver studiato. "In tv funzioni quando sei preparatissima, sai tutto, hai provato tutto, poi si accende la luce e ti dimentichi tutto". "La vita è una partita a carte - ha dichiarato un'altra volta - e a me piace avere il mazzo in mano. Io me la sono giocata. A volte ho pagato un prezzo, altre mi è andata bene. Ma non posso dire di non essermi divertita"

"Io sono qua L’orchestra c’è Maestro vai! Vai!!! Felicità-tà-tà L’accento sulla “A”

Concludiamo così, con quella parola tabù, felicità, che forse dopo la lettura di questo libro insieme così profondo e divertente ci apparirà meno distante. Raffaella ci ha insegnato, cerchiamo di non deluderla. E chiudiamo con le parole di un’altra grande donna, una creatrice di gusto e di eleganza come Coco Chanel: "La felicità non è altro che il profumo del nostro animo".