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Evo Riccobono con il compagno Matteo Ceccarini, i figli Leo e Livia (Instagram) 

Eva Riccobono: "Il mio libro per far sentire le neomamme meno sole e inadeguate"

La modella e attrice ha lasciato il lavoro per dedicarsi a tempo pieno ai figli piccoli. E, tra pappe e bagnetti, ha raccontato la sua esperienza in "Mammitudine", non un manuale, ma un diario aperto per condividere gioie e far luce sui momenti bui legati a gravidanza e maternità

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“Non voglio dare lezioni a nessuno, solo far sentire le donne che hanno partorito meno sole e inadeguate”. Mammitudine (Rizzoli illustrati) di Eva Riccobono si rivela già dal titolo per quello che vuol essere. Non un manuale, né un insieme di regole, ma la condivisione del suo particolare stato di grazia - la gioia immensa di tenere un bebé tra le braccia che le ha cambiato la vita - e quella dei momenti meno facili: timori, dubbi, difficoltà, rabbia, consigli non richiesti e la terribile depressione post partum, più frequente di quanto si pensi.  

(Instagram) 

Siciliana di trentotto anni, di cui almeno diciotto tra la carriera di modella e quella di attrice, oggi Eva Riccobono ha scelto di essere madre di Leo (7 anni) e Livia (11 mesi) a tempo pieno: “È quello che desidero di più, separarmi da loro sarebbe come una violenza”. E senza sconti: niente tata, tetta sempre pronta ad allattare, di notte dormire con il bebé e di giorno tenerselo addosso con il marsupio.

Per il secondo parto (il primo è stato un cesareo) ha utilizzato la tecnica Vbac, il metodo che insegna a “respirare” il dolore. Lei è felice così e senza giudicare chi ha deciso altrimenti si racconta senza tabù: i capezzoli da asciugare all’aria per evitare le ragadi, la trippa e i pomodori ripieni mangiati aspettando le contrazioni e la questione dell’astinenza da sesso per i primi tre mesi: “Va chiarito subito, così non si creano aspettative”.
 

Cos’è cambiato dopo la gravidanza?

"Nulla è più come prima. Ho eliminato il superfluo, forse anche in modo un po’ drastico. Tante amicizie si sono dissolte nel nulla ma non mi mancano, ho sfoltito i rami secchi. Poi mi è più chiaro il mondo che mi circonda. Ho preso consapevolezza della precarietà della vita, di che formichine siamo in confronto all’universo, e di quello che è veramente importante. Prima della gravidanza ero spavalda e temeraria, dopo sono diventata un po’ paranoica, mi è venuto il terrore che possa succedere qualcosa a me, ai miei figli o al loro padre. Anche prendere un aereo per lavoro è diventata una fonte di preoccupazione. Se ci rinuncio non mi dispiace".

Eva Riccobono con il compagno, il dj Matteo Ceccarini 

Com’è stato l’impatto con il neonato?

"I primi mesi con Leo ero da sola. Abitavo a Londra e mia madre doveva accudire mio padre appena uscito dall’ospedale. Mi ha preso lo sconforto, mi sono sentita inadeguata, poco all’altezza, incapace di accudire come si deve. Quando lavoravo vivevo libera di decidere come organizzare il mio tempo, mi svegliavo tardi, pranzavo alle tre. Non avevo orari. Il mio mondo si limitava a me e al mio compagno (il dj Matteo Ceccarini, ndr). Il primo giorno di vita di Leo sono passata dalla vita serena ed egoista di chi si occupa solo di sé a un’attenzione dedicata 24 ore su 24 a un altro essere. Ma avevo voglia di superare questa prova. Se ce l’ha fatta mia madre che ha tirato su quattro figli – mi dicevo – ce la posso fare anche io. È solo una questione di organizzazione".

In famiglia (instagram) 

Con la seconda gravidanza, è stato diverso?

"Quando sono rimasta incinta la seconda volta, volevo evitare l’amniocentesi per paura di un aborto spontaneo così mi sono sottoposta a più di 35 test genetici. È stato un momento molto difficile. Mi sono chiesta in modo sincero: 'Porterei a termine la gravidanza nel caso di un problema grave?'. Purtroppo mi sono detta che no, non avrei voluto. E' una verità difficile da confessare, fa molto male".

Cosa vuole dire alle donne in difficoltà tra figli piccoli e lavoro?

"Un proverbio africano dice 'per crescere un bimbo serve un villaggio', ma oggi le donne sono lasciate sole. Su Instagram, dove si è creata una community su questi temi, mi sono arrivati moltissimi messaggi. Viviamo in una società sbagliata. Mettiamo al mondo bambini fallati da carenze di affetto perché si obbligano le mamme ad andare a lavorare quando non sono pronte, si nega loro il part time. Ben inteso, conosco tante donne che non vedono l’ora di tornare alla propria professione perché stare con i figli tutto il giorno le stressa. Niente da dire, se la mamma è serena lo sono anche i figli. Il problema è quando la madre non è tranquilla e vorrebbe stare attaccata al proprio cucciolo, come accade nel mondo animale".

Come si potrebbero aiutare le mamme in difficoltà?

"In Inghilterra, i primi tre mesi si è seguiti a casa da un’ostetrica e da un’assistente sociale a spese dello Stato. Ricordo che attendevo con ansia che arrivasse l'ostetrica, e quando il bambino la vedeva smetteva di piangere, faceva il ruttino, la cacca, si addormentava... (ride ndr). Da lei ho imparato come fare il bagnetto, cambiarlo, evitare le ragadi di cui ho sofferto, risolvere la mastite. Queste figure compassionevoli, sorridenti, quasi buddiste nella loro serenità d'animo, dicevano sempre che andava tutto bene: anche solo così mi hanno fatto sentire meglio. Sarebbe bello se anche in Italia fossero passate dalla mutua, aiuterebbero ad evitare e prevenire le depressioni dopo il parto. Nel mio libro ho dedicato un capitolo importante a questo tema così sentito".

Anche tornare in forma non è scontato, può essere doloroso vedere il proprio corpo trasformato...

"Sono stata fortunata perché il mio fisico è tornato in fit rapidamente, ma è merito della costituzione e comunque non sono certo perfetta. Quest’anno andrò al mare poco tonica, ma me ne infischio. Non ho tempo per le creme. Per tenermi in forma cammino tantissimo con il bebé nel marsupio ergonomico. Chi è famoso dovrebbe raccontare di più la realtà, non fare finta che sia tutto perfetto. Ci sono persone che non riescono a dimagrire, quindi la modella e l’insegnante di yoga che riprendono a lavorare tre giorni dopo il parto dicendo 'guarda come sono figa' lanciano un messaggio sbagliato E lo stesso vale per le celebrity che hanno tata, cuoco e personal trainer: la fanno facile quando non lo è".

Cosa le è mancato in questi mesi?

"Poter andare a teatro, sia da spettatrice che calcando le scene. Andrée Ruth Shammah mi aveva proposto una parte nel Monologo della vagina ma ho dovuto dire di no, troppo complicato in quel momento. A settembre spero di poter ricominciare con lo spettacolo Coltelli nelle galline. Quest’estate, intanto, presenterò Mammitudine in giro per l’Italia".

E la carriera come modella?

"Non amo il mondo della moda e non sono una fashion victim, mi vesto sempre uguale. Nella mia vita è stato tutto casuale, stavo accompagnando il mio ragazzo che lavorava per una produzione quando Bruce Weber mi vede e mi chiede 'posso farti delle foto?'. Non sapevo neanche chi fosse, e così sono finita su Vogue Italia. Quelli della produzione mi prendevano in giro: 'Sei una terroncella ignorante'. Poi è arrivato Marco Glaviano. È nato tutto da lì, non avevo neanche un’agenzia. Quando ho smesso ho capito quanto fossero famosi, importanti, i nomi con i quali ho lavorato. Ma è andata bene così, non volevo essere contaminata dall’ansia. Vivo in un mio mondo, non sono competitiva né ambiziosa. L'idea di un libro è nata quando ero chiusa in casa per il lockdown e ho iniziato a scrivere i miei pensieri e le mie emozioni sui social. Le tante risposte arrivate mi hanno convinta". 

Avrebbe voglia di avere un terzo figlio?

"Mi piacerebbe riprovare ancora e ancora quella gioia immensa che è tenere un bebé fra le braccia, ma si tratta di puro egoismo, perché avevo già 38 anni quando è nata Livia e sento che non c'è più tempo. Il mio compagno, più grande di me, mi ha spiegato che voleva diventare nonno e vedere crescere i suoi figli. Aveva ragione lui". 

Un rimpianto?

"Ho aspettato troppo prima di avere il primo figlio perché volevo divertirmi, godermela e non aver ripensamenti. A posteriori, il mio rammarico è quello di non aver cominciato prima".