Summer of Love 2021

Rituffiamoci nel mare dell'erotismo: torna il piacere di vestirsi per sedurre

Photo by Vitor Pinto on Unsplash 
“Siamo all’inizio di un carnevale del corpo”, dice la sociologa Patrizia Calefato. La forza di una sessualità a lungo confinata si è fatta insopprimibile e si esprime nel piacere di vestirsi per sedurre e nel culto dionisiaco di un fisico ritrovato
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Dalla dad (didattica a distanza) al dad (desiderio a distanza), non ne potevamo veramente più. Abbiamo bisogno di realtà a tre dimensioni, di assembramenti molto erotici e poco platonici. "Siamo all’inizio di un carnevale del corpo", considera Patrizia Calefato, docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi all’Università Aldo Moro di Bari. "Anche se ci rendiamo conto di come l’emergenza non sia finita, la forza di una sessualità agita e non più mediata da chat, amplessi telematici, invio di foto maliziose, è diventata insopprimibile", continua. E questo ha dei riflessi anche nelle pratiche quotidiane, come quelle del vestirsi, o nella cultura popolare, come nei focosi incontri dei due adolescenti in film come Estate ’85 di François Ozon o nella serie Summertime su Netflix, fino alle scene roventi descritte da Emmanuel Carrère nell’autobiografia Yoga, o alle polemiche sulla riapertura delle discoteche. "La necessità di un carnevale della fisicità in me è nata guardando l’uso delle mascherine colorate, spesso sgargianti, magari non adeguate ai requisiti sanitari e quindi sovrapposte a quelle chirurgiche: inconsciamente, lo scorso anno, ne cercavamo un surrogato".

La moda non si è fatta attendere e, guarda caso, a partire dagli stilisti più anagraficamente connessi ai ragazzi della Generazione Z e ai loro portavoce come Dua Lipa o Billie Eilish: la prima è apparsa su Rolling Stone sigillata in uno dei body che si adattano a ogni anatomia della trentaquattrenne stilista cinese Rui Zhou. L’altra star si è tinta biondo platino e ha fatto parlare mezzo mondo della sua nuova immagine da bomba sensuale anni Cinquanta in corsetti superstretch di Gucci.

Damiano dei Måneskin 

E la follia collettiva che ha eletto a incentivo turistico per vacanze in Italia Damiano David, ventiduenne frontman dei Måneskin, dopo la doppia vittoria di Sanremo e dell’Eurovision, ha una firma precisa: Etro, che ne ha ideato le audaci mise. È pressoché nudo l’intero corpo di ballo intorno a Mahmood, che nel video di Klan, brano che diventerà tormentone estivo, troneggia in maglietta stretch dello stilista spagnolo Dominnico. Perfino un cantore del romanticismo indossabile e meditativo come Pierpaolo Piccioli, direttore creativo di Valentino, ha chiamato la sofisticatissima musa dell’eros “strano” Betony Vernon, creatrice di gioielli erotici e di libri scottanti come The Boudoir Bible, per collaborare al lancio della nuova linea di accessori Alcove.

Insomma, “Sex is back”. E infatti così titola la Bibbia online dei fashionisti, il sito modaiol-economico Business of Fashion. Fare l’amore veicola i piaceri dell’acquisto con pubblicità ad alto voltaggio ormonale: le foto della campagna di Simon Porte Jacquemus (che ha da poco annunciato via instagram (sotto) il suo matrimonio con il compagno Marco Maestri) si ammantano di un titolo altisonante, “L’amore vince sempre”. In verità si tratta di una rassegna di coppie, scelte tra ogni abbinamento possibile, catturate dal fotografo Tom Kneller mentre si avviano a un’allegra copula.

Diesel va oltre: incarica la fotografa e documentarista Cheryl Dunn che ha trascorso tempo con diversi duetti di affetti stabili al fine di avere la necessaria confidenza per immortalare quel momento in cui “si dà il via a un sentimento universale quando si manifesta in un atto”: così afferma con l’inquietante sicurezza di un entomologo. Infine, la vera e propria orgia di umori e amori, messa in scena da grandi fotografie sulle pareti delle boutique del brand più gettonato dai signori che vogliono abiti classici e un po’ prevedibili: Suitsupply. Ha creato parecchie polemiche e qualche turbamento tra gli stessi aficionados, forse a disagio nel provare un doppiopetto tra lingue che s’intrecciano taglia XL, turgori ingigantiti, mani sprofondate in cicce compiacenti. Titolo della campagna:  “The new normal”.

Ma non pensate solo a un dionisiaco culto di un fisico ritrovato: nell’epoca del post #MeToo, della body positivity, vestirsi sexy non è solo una reazione allo sportswear cui ci ha costretto il confinamento. È solo un’opzione aggiuntiva per esplorare storie diverse, un altro passaporto per esercitare il proprio senso di libertà. E di autonomia dalla benevolenza dello sguardo altrui, in nome del diritto di piacere anche solo a sé stesse, visto che ormai ogni donna sa distinguere un complimento da una molestia. Stare tanto in casa ci ha fatto riflettere anche su questo. Vestirsi per sedurre non deve esporci a nessun giudizio. Casomai deve rappresentare un invito a festeggiare un incubo che sembra stia per finire.