Paesaggi

Controvento. Samuel Beckett, quell'estate in bici tra i castelli della Loira

Samuel Beckett (1906-1989) a Parigi nel 1984 
L'autore irlandese aveva solo vent'anni quando si decise a visitare la Turenna e la valle dell'Indre e della Loira. Per cercare requie dall'insonnia e dalla tachicardia. E per visitare i luoghi dove gli scrittori da lui amati erano vissuti. Da quel momento in poi la Francia divenne la sua patria d'elezione
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Lasciare la casa e inoltrarci là dove non siamo mai stati. Andare via per placare una irrequietezza indomabile. Quanto ci manca questo gesto. Ce ne accorgiamo ancora più adesso, ora che viaggiare è una delle rinunce a cui siamo stati costretti. Novantacinque anni fa, la voglia di andare via venne anche a Samuel Beckett. Tra la fine di febbraio e l'inizio di marzo del 1926, il ragazzo, che non era ancora divenuto l'irrequieto della cultura europea, cominciò a patire dei fastidi dell'insonnia. A quella presto si aggiunse anche una instancabile tachicardia. La seccatura arrivava sempre di notte e lo teneva sveglio. Fu allora che cominciò a pensare a un viaggio in bicicletta in Francia: la terra dove erano nati i poeti e gli scrittori che scoprì di amare così tanto durante gli studi al Trinity College a Dublino. Lì di certo sarebbe riuscito, pensava, a trovare un po' di requie. Si decise quindi a comprare una guida: En Touraine et les bords de la Loire. Le pagine di quel libro, per quei mesi, divennero il preferito territorio dell'immaginazione.


Aveva vent'anni e i mesi trascorsero veloci. Presto venne l'estate. Samuel conseguì il prestigioso titolo di scholar al Trintity College. Subito dopo, potè mettersi in viaggio e cominciare a colmare quello spazio vuoto che c'è sempre tra ciò che desideriamo e ciò che ci è dato modo di vivere davvero. Da Dubino fino a Londra. E poi ancora Dover e Calais. E poi verso sud ovest. Saint-Omer, Cambrais e Amiens. La Francia divenne campi arati e campanili. Arrivò a Parigi. Dalla città che seduce e attrae, prese un treno per arrivare a Tours, l'antica città scelta come residenza dal re Luigi XI. Il sole, in quel mese d'estate di quasi un secolo fa, sorgeva intorno alle sei e tramontava intorno alle otto della sera. Beckett avrebbe potuto contare su almeno quattordici ore di luce per i suoi giri in bici.


Una volta arrivato, non aspettò: affittò subito un vélo. Diede i primi colpi di pedali e, anche se Samuel amava soprattuto andare in moto, anche se adorava la velocità, anche se cercava con frequenza irrequieta gli strappi e le curve tese, le pedalate sembrarono calmarlo. Prima di partire, si concesse una notte di riposo. Andò a dormire in una piccola pensione sulla collina poco fuori Tours. Rivide il programma che si era fatto. Rivide le mete da raggiungere e i posti da visitare. Rifece i calcoli dei chilometri che avrebbe potuto percorrere ogni giorno. Alla pensione, fece amicizia con un giovane neolaureato statunitense che arrivava da Yale. Il mattino seguente partirono insieme.

A Samuel Beckett è stato assegnato il premio Nobel per la letteratura nel 1969 

La Turenna, la valle dell'Indre e della Loira non erano solo uno spazio naturale, una terra in cui si potevano visitare le perfette costruzioni dei castelli rinascimentali: era soprattutto il lembo di terra in cui erano vissuti molti degli autori a cui teneva di più. Era l'occasione per rendere loro omaggio e forse capire di più. Samuel seguì le acque della Loira. Si fermò a Le prieuré Saint-Cosme sull'isoletta che emerge sulla riva sinitra del fiume. Il monastero. La loggia del priore. Il tetto spiovente. Le finestre da cui si intravedeva solo qualcosa. Proprio lì aveva vissuto per gli ultimi venti anni della sua vita Pierre de Ronsard, il poeta che tanto lo aveva affascinato durante gli studi. Samuel si sorprese a soprendersi mentre ascoltava persone in carne e ossa parlare la lingua che lui aveva fino ad allora appreso solo sui libri.


Con la gioia e l'entusiasmo di chi si trova proprio dove vuole essere proseguì verso ovest. Passarono il Castello di Villandry. I bossi e i giardini d'acqua. Quella specie di perferzione labirintica dei disegni delle siepi. Ancora pedalò sulle strade tra le acque ampie della Loira e quelle più strette dell'Indre. Samuel cominciò a provare il piacere lieve dei giri in bici. Il sollievo della padalata. Quella specie di allegria bizzarra che ci rescituisce il biruote. Arrivarono a Chinon e poi più in là fino a Sully. Li si fermarono a La Devinière, la casa di campagna dove era nato François Rabelais, l'autore dalla febbrile immaginazione. L'edificio a due piani in pietra di tufo. La colombaia con il tetto di tegole ricurve in terracotta. La grande sala al piano terra con il monumentale camino. La camera da letto di François al piano superiore. La luce che entrava dalle finestre. La casa del mezzadro. Il ronzare dell'estate. Le distese delle viti. 


Con il passare dei giorni, il tramonto cominciò la sua risalita e le giornate di minuto in minuto cominciarono ad accorciarsi, ma il tempo all'aria aperta, la leggerezza dell'aria, quella vita di esplorazione e avventura, sembrarono al contrario quasi dilatarne la lunghezza e ampliarne la profondità. Arrivarono a Saumur, videro il castello con le torri poligonali. Pedalarono e si fermarono. La vita e il silenzio. Una specie di malinconia dovette coglierlo. Beckett rimandò a memoria l'inizio di Eugenie Grandet di Honoré de Blazac. Lì dove lo scrittore parlava di quella emozione indefinibile che “esiste anche in una casa di Saumur, in cima alla via montagnosa che mena al castello nella parte alta della città". Poco più in là, il castello di Montsoreau sorgeva sul letto del fiume. Gli dovette apparire al pari di una visione.  


Più andava avanti e più quel che aveva immaginato a lungo prendeva forma. Prendevano forma le torri, i castelli e le case. Ma anche gli odori, i silenzi, le voci e la luce. Forse fu fortunato, ma quel che provò non lo deluse. Come forse di rado accade, quel che trovò non fu inferiore a ciò che aveva immaginato. O forse fu bravo a cercare quello di cui aveva bisogno. Arrivò allora a La Flèche. Si fermò davanti al collegio doveva aveva studiato Cartesio. Vide l'ampio portale attraverso cui il giovane filosofo era passato per infinti mattini quando i giorni dello studio sembrano apire la mente e le prospettive. Quando i giorni alimentano le incertezze e i sogni.


Non si fermarono. Mai si fermava Samuel. Mai si sarebbe fermato. Andarono più a est. Arrivarono al Castello della Possonière. Il maniero rinascimentale dove era nato Pierre Ronsard. Prima il priorato dove aveva vissuto gli ultimi anni, poi la dimora dove era nato. Samuel era andato compiendo quasi un giro in cui aveva messo insieme di nuovo la fine e l'inizio. Fece allora infine tappa a Tours. Il giro si era chiuso. Quando tornò in Irlanda, si trasferì in una stanza al numero 39 di New Square. Affittò un pianoforte e cominciò a suonare i preludi di Debussy. Tale fu il desiderio di tornare in Francia che la scelse come patria di elezione. Dovette aspettare poco: alla fine di ottobre del 1928 cominciò a insegnare all'Ecole Normale di Parigi. Da allora preferì sempre la Francia all'Irlanda. Meglio Parigi in guerra, avrebbe detto, che Dublino in tempo di pace.

 

*Federico Pace è autore del libro Controvento, storie e viaggi che cambiano la vita edito da Einaudi