Relazioni

"Non avevo il coraggio di lasciarlo. Il suo tradimento è stato una liberazione": la storia di Ludovica

Photo by Eugene Chystiakov on Unsplash 
Per stare con Manuel ha chiuso i ponti con la famiglia. Ma, dopo i primi mesi idilliaci di convivenza, la realtà si è fatta troppo dura. Dirgli addio, però, non è così facile. Per questo una telefonata rivelatrice sarà la sua salvezza: "Per Ludovica elaborare la fine di questa storia è un'opportunità di rinascita", commenta l'esperta. "L’aiuterà a riconnettersi con bisogni e paure, e a uscire dalle gabbie emotive in cui era prigioniera"
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“Essere stata tradita per me è stata una liberazione. La spinta che mi serviva per trovare il coraggio di lasciare Manuel. Convivere era stata una dura conquista, per noi, e nel mio cuore avevo desiderato fosse per sempre. A questa idea mi sono aggrappata per superare le tempeste che abbiamo dovuto affrontare. Era il mio timone per non perdere la rotta e lasciarmi sconfiggere dalle mille avversità: la mia famiglia non ci ha mai accolto come coppia e il precariato lavorativo ci faceva vivere perennemente con l’acqua alla gola. Quando però finalmente siamo andati a vivere assieme, il nostro progetto, il "per sempre", si è scontrato con la realtà e il trambusto della quotidianità.
La nostra conquista è stata un monolocale alle porte di Roma. Ricordo che quando abbiamo varcato la soglia Manuel mi ha preso in braccio e mi ha detto: 'Sarà la nostra reggia, mia regina'. E così è stato per i primi mesi. Ogni giorno era una festa, svegliarsi con lui era una gioia perché credevamo fermamente nei nostri progetti personali e di coppia. Era proprio il supportarci a vicenda il motore della nostra relazione: ci incoraggiavamo a realizzare anche quello che sembrava impossibile. Fino a quel momento ci eravamo riusciti e lo avremmo fatto anche nel futuro, ne ero certa.

IL PRIMO INCONTRO: COME IN UN FILM Avevo conosciuto Manuel per caso, la mattina in un bar. Io bevevo un cappuccino, lui un’aranciata al tavolino dietro di me. Mi ha confessato di avermi osservata per tutto il tempo, per poi fermarmi mentre andavo via. 'Sono inopportuno lo so, ma non potevo perdere questa occasione. Mi chiamo Manuel e vorrei conoscerti. Domani ti va un caffè qui alla stessa ora? Io ci sarò'. Per tutto il giorno ho pensato a quello strano invito e a quegli occhi verdi accesi su un viso dalla pelle mulatta. Oggettivamente bellissimo. Ma c’era qualcosa di più che mi intrigava di lui e non capivo cosa fosse. Per questo sono tornata lì, il giorno dopo, per scoprire che i suoi genitori erano cubani, lui era nato in Spagna e si era trasferito a Roma perché voleva fare l’attore. Faceva tanti provini per film, serie tv e pubblicità. Alcuni erano andati a buon fine ma la parte giusta, quella della svolta, non era ancora arrivata. Per mantenersi insegnava in palestra e dava lezioni di ballo.
'E tu? Voglio sapere di te', mi ha chiesto incuriosito. La mia era una vita più banale: sono un'architetto freelance, che a tratti guadagna bene e in altri momenti annaspa. La mia famiglia è facoltosa e bigotta, mio fratello ha preso in mano le redini dell’azienda perché per mio padre era lui, il suo solo possibile successore, non certo io o mia sorella più piccola. Per lungo tempo ho sofferto il suo maschilismo e la sua grettezza mentale. Poi ho sentito che non avere quel carico sulle spalle era stata la mia fortuna, la mia occasione per essere libera da vincoli familiari. Sono sempre stata quella strana, in famiglia, quella bizzarra. A casa più che amarmi mi hanno spesso compatito. Per coscienza mi passavano una rendita mensile e io l'accettavo, mossa dalla scarsa fiducia in me stessa, finché Manuel - i suoi discorsi così pieni di speranza e di stima nei miei confronti - mi hanno convinta a dire loro: 'No grazie, ce la faccio da sola'.

COME LA FORMICA E LA CICALA. La vera rottura con la mia famiglia è avvenuta quando li ho informati che saremmo andati a convivere, dopo un anno che stavamo assieme. Per i miei era inconcepibile che stessi con uno spiantato, sarebbe stata la mia condanna definitiva - dicevano - a una vita difficile e di stenti. Io avevo fede nelle capacità mie e del mio compagno, così ho chiuso le comunicazioni con loro e iniziato a vivere la nostra vita di coppia. Dopo sei mesi da 'luna di miele' la convivenza inizia a farsi difficile per via della gestione economica: io mi sento una formica che risparmia per non saltare mai il pagamento di una bolletta, lui fa la cicala e appena arrivano un po’ di soldi spende e spande. Mi riempie di regali, non capendo perché riceverli mi lasciasse contrariata.

Sul lavoro le cose non vanno male: firmo un contratto di collaborazione, anche se a tempo determinato, mentre lui perde il lavoro in palestra e non riesce a trovarne un altro. Fa lezioni di ballo, ma bastano appena per la spesa. Inizio a sovvenzionare quasi del tutto la nostra vita di coppia, e lui continua a spendere in cose futili soldi non suoi. Mi sento sola e incompresa, capisco che quello che ho accanto non è un compagno ma un bambino cresciuto: ama sognare, perché poi davanti ai problemi reali non sa dove mettere le mani. Facciamo sempre meno sesso: lui mi cerca, ma io non ne ho voglia e non mi faccio toccare. Diventiamo sempre più arrabbiati, frustrati. Cerchiamo di starci alla larga. Arrivata l’estate siamo praticamente due coinquilini che fanno finta di avere una storia: ci confrontiamo per lo stretto necessario e poi ognuno ha la sua vita. Lui mi dice di aver trovato lavoro in una palestra per un corso serale di danza. Ci credo, mi fa comodo farlo. Ad agosto un'amica mi invita in campagna: Manuel resta a Roma, lo hanno preso per una parte in un film. A distanza riprendiamo a parlare: mi chiede di riprovarci sul serio, vuole mettere su famiglia con me. Mi tocca il cuore, torno a Roma pronta a rimettermi in gioco ma dopo poco capisco che si è rotto qualcosa dentro di me, ho perso l’entusiasmo. Non so come dirglielo, non ho il coraggio di lasciarlo.

L'EPILOGO Una sera squilla il telefono di casa: una ragazza lo cerca, le rispondo che è in palestra e riattacco. Poco dopo richiama. Si chiama Giulia e in realtà voleva parlare con me. Mi dice che lei e Manuel stanno assieme da mesi ma lei crede nella solidarietà femminile e non vuole che io soffra. "Va bene, grazie per avermi avvisato", taglio corto e attacco. Mi assale il dolore, la rabbia, la delusione uniti al bisogno di fuggire, di chiudere. Quando Manuel torna a casa, mi trova con la valigia pronta. Gli racconto tutto e lui nega, nega per tutta la notte, finché al mattino gli consegno la mia di verità: "A spingerti nelle braccia di questa donna è stata la distanza messa tra noi. Non facevamo più l’amore, ero diventata più simile a una madre che a una compagna, costretta a gestire tutto mentre tu continuavi a vivere di sogni. Mi sono sentita sola, con un insopportabile carico di pensieri e responsabilità. Me ne sarei dovuta andare prima, ma non ne ho avuto la forza. Mi hai fatto un favore a tradirmi, lo hai fatto a entrambi, perché solo un taglio così netto poteva darmi la risolutezza che sento ora nel dirti addio'. L’ho lasciato lì, nella nostra reggia di 30 mq, e mi sono chiusa la porta alle spalle, travolta dalle lacrime. Ho impiegato tanto tempo per ritrovare un equilibrio e per ora ho scelto di stare da sola: devo occuparmi della mia vita e realizzare i miei sogni prima di pensare di costruirne altri con un uomo accanto”.

Ludovica, 38 anni di Roma

 

Il commento dell’esperta

Maria Claudia Biscione, psicologa, psicoterapeuta e sessuologa. “In questa storia il tradimento viene vissuto come ‘salvezza’. L’essere tradita diviene il motore di spinta a uscire da una impasse emotiva e relazionale che la stava imprigionando. Per questo non la vive come una perdita ma come un’opportunità per ricostruirsi una vita, e la sua scelta di stare da sola è importante per farlo fino in fondo. Non deve solo elaborare la chiusura di una storia, ma la fine di un ruolo familiare che probabilmente per anni l’ha inchiodata a una ‘parte’: quella della strana, della bizzarra. Quella che anziché venir spronata viene compatita. Con questo bagaglio, che porta dentro svalutazione, non accettazione, il non sentirsi capita, l’incontro con Manuel potrebbe aver rappresentato, oltre alla forte attrazione, anche inconsciamente un misto di sfida, ribellione e un’occasione per trovare la forza di mostrarsi e svincolarsi dalla propria famiglia di origine. La stessa ‘occasione’ che ritrova nel tradimento per uscire da questa cappa di malessere relazionale.

Elaborare questa storia significa, allora, per Ludovica, usare il tradimento come un’opportunità di rinascita, di comprensione sincera di sé stessa. L’aiuterà a riconnettersi con bisogni e paure, per uscire dalle gabbie emotive, per imparare a scegliere coerentemente ciò che desidera, che le fa bene e che merita e assumersene la responsabilità. Solo così potrà scegliere il meglio per sé stessa, senza più delegare all’esterno la spinta per muoversi o liberarsi”.