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Stile "bon kitsch": l'orribile ironico che piace e fa tendenza

A distinguere tra oggetti kitsch e quelli di cattivo gusto è l'approccio: i primi si lasciano possedere con leggerezza, permettono a chi li acquista, o già li possiede, di giocarci senza soggezione. E profumano di ricordi felici. Ecco come usare questo discrimine nella moda e nell'arredo

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Fino a qualche anno fa il kitsch era kitsch e basta. Cioè spazzatura. Non era considerato con il riguardo riservato alle "buone cose di pessimo gusto" di gozzaniana memoria. Era di basso profilo, culturalmente inesistente, esteticamente fastidioso. Le cose, però, sono cambiate. Oggi su un certo tipo di kitsch aleggia un velo di divertissement che lo rende non solo accettabile, ma pure attraente. Grazie anche al fatto che, con tanto tempo a disposizione - causa isolamento da Covid - abbiamo riordinato cantine e soffitte disseppellendo un mare di oggetti che avevamo dimenticato. E alcuni spiace davvero buttarli. Perché anche se ci sembrano meravigliosamente orribili, profumano di ricordi felici.

 

Come distinguere il kitsch dal cattivo gusto

Ma attenzione, bisogna distinguere il diffusissimo e aggressivo cattivo gusto dal bon kitsch. La differenza sta nell’ironia, nella giocosità e nella consapevolezza di liberarsi dai canoni tradizionali del buon gusto. A difesa del bon kitsch esiste una scuola di pensiero corroborata in America da una guida interessantissima che ci aiuta a distinguere le due scuole di pensiero. È racchiusa nelle pagine di un buffo e datato libro: "L’Enciclopedia del Cattivo Gusto", dove Jane e Michael Stern spiegano come impadronirsi del kitsch e quali regole seguire per diventarne cultori sdoganandolo da una posizione scomoda e riduttiva che lo relega al brutto tout cour. In rigoroso ordine alfabetico i due autori americani elencano esempi stellari di kitsch classico, indicando come sublimarlo quando è possibile. O scansarlo.

 

L'irona è la misura per tutto

Stilisti e arredatori hanno giovato sempre più spesso con il kitsch più classico per rivisitarlo in chiave attuale. C'è addirittura un ramo francese del design battezzato Quelle horreur che ne ha fatto un punto di forza, trasformando ferri da stiro in telefoni, confessionali in mobili bar, docce in lampade alogene. Ma come si riconosce il cattivo gusto alto da quello basso?

Il primo è caratterizzato da una mancanza di misura, ma è cordiale, domestico, irridente, niente a che fare con l’aggressività del cattivo gusto arrogante e ignorante. Gli oggetti di bon kitsch si lasciano possedere con leggerezza, permettono a chi li acquista, o già li possiede, di giocarci senza senza soggezione. Al contrario, gli oggetti di basso kitsch dominano chi li compra. Per semplificare: non è imbarazzante infiocchettare il ciuffo del barboncino con un vezzoso nastro rosa, ma è decisamente da evitare il collare di cuoio con applicazioni di mucchette in ottone (da parvenue). I jeans ricamati sono di cattivo gusto. Il discorso cambia quando sulla giacca di denim sono riprodotte in grandezza naturale lo skyline di New York, paesaggi texani o gondole veneziane. È ovvio che si tratta di uno scherzoso souvenir, motivo per farsi una bella risata rammentando quando lo abbiamo acquistato sull'onda dell'entusiasmo. Molto dipende da come si vivono gli oggetti. Le cotonature, le parrucche ed i toupet sono di per sé decisamente obrobriosi. Eppure sempre più spesso vengono richiesti in occasioni di travestimenti a tema e il contenuto allegro le svuota da qualsiasi accezione di gusto incerto.

 

Garouste & Bonetti: Chest of Drawers 'St Petersburg', 1999 

 

Arredamento e dintorni

Un settore in cui il bon kitsch sta tornando alla grande con soluzioni inedite, è l’arredamento. Lo spartiacque è l’esagerazione. Fra i più quotati designer votati al kitsch eccellono i francesi Garouste & Bonetti: maestri del neobarbarico e del neorococò. Sono loro che propongono le sedie con schienale risolto da lance primitive; che suggeriscono il leopardato a metri, i tavolini appoggiati su zampe di rapace. Ma sono agli antipodi di certe discutibili copie di mobili antichi o di design dalle proporzioni sbagliate. È bon kitsch la poltrona di Alchimia che ripropone, a modo suo, le forme classiche ma che non cerca di raffrontare forme e funzioni, anzi, ironizza gaiamente su tale illusione. Spesso è questione di grottesco, di assurdo. Tulipani, rose e mammole di plastica sono di perfido cattivo gusto. Il vero colpo di genio è invece l’erba di nylon. Ne andava pazzo Elvis Presley: che cantava l’indimenticabile "The green green grass of home" camminando a piedi nudi sui ciuffi verdi,  assolutamente di "pure plastic", sistemati intorno alla sua piscina a Memphis.
Seguendo questo schema diventa pure accettabile e piacevole il rivestimento in praticello verde - da soffitto a pavimento - usato nel bagno al posto delle più scontate piastrelle di ceramica.

Le collezioni simpatiche

Succede anche per gli orologi. Gli Swatch fanno parte del perfetto bon kitsch, anche se realizzati in un materiale infame come la plastica, con i loro decori e disegnini che sono spesso semplice riassunto di postmoderno, diventano "simpatici". Perché carichi di valori di riconoscimento, esattamente ciò che manca a certi orologioni, due chili d’oro, fasi lunari e cronografo... da pseudo petroliere texano, quelli sì che sono di un kitsch senza scuse. Un sistema sicuro per trasformare un oggetto di dubbio gusto in uno di bon kitsch è la formula-collezione. Sottintende la ricerca, il deliberato consenso, la voglia di giocare.  

L’esempio migliore è rappresentato dalle boule de neige, le palle trasparenti con la finta neve fluttuante. A dozzine, diventano automaticamente una raccolta da intenditori. Mentre una singola snow ball, anche la più esotica (ricercatissime quelle dei Santuari), anche d’epoca (le prime sono del 1920), intristisce il salotto più chic. A meno che - ed è un caso estremo di kitsch alla grande - non venga coccolata come quella portafortuna che Johnny Hallyday non perdeva mai d’occhio: quando viaggiava la riponeva accanto a un angelo di biscuit e a una medaglietta di latta negli appositi scomparti della trusse che Louis Vuitton gli aveva realizzato su misura. Lo stesso vale nell’abbigliamento, dove i motivi leopardati, zebrati e maculati funzionano se portati in modo disinvolto, mixati a capi classici. E non da maliarda.