diritto al cuore

Mauro: "La mia ex moglie è diventata vegana. Chi decide le scelte alimentari dei nostri figli?"

Ognuno è libero di scegliere i principi a cui ispirare la propria alimentazione, ma la questione cambia quando si tratta di minori. In caso di disaccordo tra ex coniugi a decidere è il giudice, con risultati diversi caso per caso.

Di questo parliamo nella nuova puntata del nostro appuntamento 'D(i)ritto al cuore', ovvero come farsi aiutare dalla giurisprudenza quando di mezzo ci sono i sentimenti. Per rivolgere le vostre domande all'avvocato Orsini, potete scrivere una mail a modaebeauty@gedi.it
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Gentile Avvocato,
sono un padre separato di due bimbi di 7 e 10 anni e vivo un momento di preoccupazione per quanto riguarda la loro salute e la loro vita. Io e la loro madre ci siamo separati tre anni fa, con una separazione tutto sommato piuttosto tranquilla perché entrambi avevamo a cuore la salvaguardia della serenità dei bambini, per quanto possa essere possibile quando la mamma e il papà si lasciano.
La loro madre non ha mai mangiato volentieri la carne e poco prima della nostra separazione ha smesso del tutto ma senza che questa sua scelta ricadesse sui bambini, per lo meno sino a che abbiamo vissuto insieme. Abbiamo sempre cercato di festeggiare insieme ricorrenze e compleanni e quindi ho potuto notare dopo la separazione qualche cambiamento più radicale nelle sue abitudini alimentari, un significativo calo di peso, un rifiuto sempre più marcato di mangiare carne e latticini. Un paio di mesi fa amici comuni mi hanno detto che la mia ex moglie è diventata vegana e che impone ai genitori degli amichetti dei bambini, quando mangiano da loro, di non dar loro nulla che abbia una origine animale.
Ho indagato con i figli e mi hanno detto che tutto lo scorso anno la mamma ha detto loro di mangiare a scuola solo la pasta al pomodoro o in bianco se c’è qualcosa di diverso che non conoscono.
Se si considera che i bambini da sempre mangiano poco, hanno sempre fatto storie per assaggiare cose nuove, mi sembra una pessima idea introdurre nuovi limiti, magari dannosi per la salute e senza nemmeno consultarmi. Chi decide il regime alimentare dei figli? La madre può prendere queste decisioni senza dirmi nulla? Sarà il caso di avvertire la scuola perché le maestre vigilino? La ringrazio e spero in una sua risposta.

Mauro*

 

La risposta dell'avvocato Sabrina Orsini, esperta in diritto di famiglia

Caro lettore, la ringrazio di aver portato alla nostra attenzione un argomento così importante come quello legato alla alimentazione dei minori.
Oggi l’argomento ha assunto anche valenze diverse considerato che abbiamo molta più informazione a disposizione e una maggiore consapevolezza rispetto a quali alimenti inserire nella nostra dieta. Mangiare non è solo soddisfare un bisogno alimentare ma esprimere dei propri convincimenti etici quali, nel caso della madre dei suoi figli, quelli di non nutrirsi di alimenti di derivazione animale. Se per ogni individuo scegliere quello che si mangia è una importante espressione della propria libertà individuale e di coscienza, che va senza dubbio tutelata, è altrettanto vero che tale scelta comporta un impatto determinante sulla propria salute e tali decisioni diventano ancora più importanti in un organismo in fase di crescita. Pertanto è chiaro che se la libertà di ognuno di scegliere i principi a cui ispirare la propria alimentazione deve essere garantita, diversa è la questione quando si tratta della alimentazione dei minori.

Da una parte è addirittura la nostra Costituzione a prevedere il dovere e diritto dei genitori a educare i propri figli, ovviamente secondo i loro convincimenti ma questo diritto deve cedere il passo di fronte a valori prevalenti quali quello del diritto alla salute dei figli stessi (art. 32 della Costituzione). La questione può complicarsi in caso di separazione o divorzio. La legge prevede che le decisioni di maggiore importanza relative all’educazione e alla salute dei figli siano prese di comune accordo dai genitori in caso di affido condiviso. E qui apro una parentesi per chiarire che l’affidamento condiviso non va confuso con il collocamento, dato che di solito i figli sono affidati ad entrambi i genitori in via condivisa anche se collocati in via prevalente con un solo genitore.

Qualora i genitori si trovino in disaccordo per una questione di maggiore interesse per i figli possono rivolgersi al giudice. Preciso che il genitore che non rispetti le condizioni decise dal Tribunale rischia di vedersi revocare l’affidamento dei figli (con un affidamento esclusivo, quindi per tutte le decisioni, ordinarie e straordinarie,  a favore dell’altro genitore). I Tribunali pertanto sempre più spesso sono chiamati a decidere anche in merito a disaccordi circa le abitudini alimentari dei figli e non sempre le decisioni prese sono conformi l’una all’altra.

 

I CASI. È finito davanti al Tribunale di Bergamo, ad esempio, il caso di una madre che imponeva al figlio di sei anni una dieta vegana che il padre, dal suo punto di vista, cercava maldestramente di compensare portando il bambino nei giorni di sua competenza sempre nei fast food a mangiare hamburger. In questo caso il giudice ha obbligato la madre a somministrare almeno un pasto settimanale a base di carne e il padre a far mangiare carne non più di due volte durante i fine settimana.


Il Tribunale di Monza, invece, forse più correttamente, si affidava a un CTU (un esperto ausiliario del giudice) per capire se la dieta vegana rispondesse alle esigenze di crescita del bambino che presentava, effettivamente, qualche malessere e una crescita ossea inferiore alla norma della sua età, finendo per autorizzare tale tipo di dieta disponendo però integrazioni e bilanciamenti indicati dal CTU e controlli medici, prima semestrali e poi annuali.


Infine, di diverso avviso è il Tribunale di Roma, che ha negato la dieta vegana imposta dalla madre a una bimba, non tanto per lo scarso accrescimento riscontrato nella bambina, ma riferendosi a parametri di “normalità statistica” che andrebbero comunque rispettati e a “condotte normalmente tenute dai genitori nella generalità dei casi per la cura e l’educazione dei figli”.

 

LA SOLUZIONE. Ora, caro Mauro, presupponendo che i vostri bambini siano affidati congiuntamente a entrambi i genitori, sebbene collocati presso la residenza della madre, la legge, con la riforma sull’affidamento condiviso del 2006, ha fornito ai genitori uno strumento che può essere con successo utilizzato in caso di disaccordo tra i genitori. In questa fase puoi senza dubbio avvertire la scuola, informando la direzione che i bambini sono in affidamento condiviso e che, in mancanza di comunicazioni di cambiamenti ufficiali nella loro dieta, devono essere incoraggiati ad assaggiare tutti gli alimenti. Potrai comunque rivolgerti al Tribunale che valuterà la situazione e deciderà il meglio per i vostri figli. Come hai visto però le decisioni non sono unanimi e il mio consiglio è quello di cercare un dialogo con la loro madre su un punto così importante per la salute e l’educazione dei tuoi figli affinché possiate arrivare ad una soluzione condivisa.

 

 

* Mauro è un nome di fantasia. Potete mandare le vostre lettere all'indirizzo modaebeauty@gedi.it per avere una risposta gratuita dall'avvocato Orsini. Le storie saranno selezionate e poi pubblicate in anonimato.