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Combattere gli stereotipi per bambini (e adulti) più felici

La realizzazione di un piano globale che tutti i governi del G20 devono varare entro due anni e che preveda l'educazione ai diritti e alla parità: è ciò per cui si batte Women20, il gruppo del G20 che si occupa di uguaglianza di genere. Perché solo la crescita della consapevolezza potrà far migliorare il livello culturale del Paese. E assicurare a tutti la libertà di essere sé stessi

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Bambine libere di crescere, libere di realizzare i propri sogni, i propri desideri. Famiglia, scuola, società tutta in un mondo ideale dovrebbero perseguire questo obiettivo. E invece le bimbe in primis sono vittime di stereotipi, sono rinchiuse in una gabbia che limita le loro possibilità di espressione creativa. E soprattutto che condizionerà le loro scelte future. Numerosi studi lo dimostrano, soprattutto di pedagogiste e psicologhe. Non solo ciò avviene in famiglia attraverso i diversi giocattoli verso cui bimbi e bimbe vengono indirizzate, ma anche a scuola. I libri di testo delle primarie sono ancora pieni di riferimenti espliciti e impliciti, più o meno evidenti al ruolo diverso che uomini e donne "devono" avere da adulti. Al maschio si associa la forza, alla femmina la debolezza. Al maschio si assegna l'audacia, il coraggio, l'ambizione e anche la durezza. Alla femmina spesso l'invidia, la vanità, il pettegolezzo, la pazienza, la passività. E se queste sono le aspettative che si creano da piccole, per essere desiderabili socialmente, si tende fin da bambine ad assecondarle. Pagando prezzi alti da grandi. Lo scienziato è maschio, l'astronauta pure, il matematico anche. Non sono materie che fanno per me... non sono portata... e così si configura il blocco verso le materie scientifiche delle donne, che meno le scelgono perché educate a non farlo, e che così pagano un caro prezzo in termini di salari più bassi e prospettive di vita.

Dobbiamo creare le condizioni perché bambini e bambine crescano liberi, sviluppino le loro potenzialità. Perché da bambini, ricordiamocelo, si interiorizzano gli stereotipi e diventano autoprescrizioni di modelli, atteggiamenti e comportamenti a cui aderire pena essere sanzionati in un modo o nell'altro. Per questo non a caso Women20, il gruppo del G20 che si occupa di uguaglianza di genere di cui sono chair si batte per un piano globale contro gli stereotipi di genere, una strategia che veda al centro la battaglia contro i pregiudizi attraverso l'educazione permanente, la formazione dei formatori, gli interventi di sensibilizzazione dei media, della pubblicità, del web. In tutto il percorso scolastico dalle primarie fino all'università. Un piano globale che tutti i governi del G20 devono varare entro due anni e che preveda educazione ai diritti e alla parità, educazione alla cultura del rispetto, opposta a quella del possesso, all’autonomia finanziaria, alla cura, alla corretta gestione delle relazioni, all’inconsapevole trasmissione di stereotipi in tutti i campi.

 

 

È necessario prevedere interventi di revisione dei testi scolastici, interventi di educazione civica finalizzati anche al corretto utilizzo dei social media, su contenuti, linguaggi, modalità di relazione; azioni di empowerment e di role modeling, che arricchiscano le modalità di rappresentazione del genere femminile e maschile, offrendo a maschi e femmine un più ampio spettro di possibili identificazioni (in atteggiamenti, comportamenti, ruoli, professioni non solo tradizionali e genderizzate); percorsi di orientamento alle scelte formative e professionali, che supportino in giovani e adulti di entrambi i generi una “visione di sé nel futuro”, anche attraverso un’educazione alle STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics) e la riduzione del gender digital divide.

Non devono più esistere le attività da femminuccia e da maschietto nei libri di scuola. Perché questo limita le bimbe ma anche i bimbi che saranno prigionieri anche loro di aspettative che non necessariamente calzano con i loro desideri. L'inserimento della materia obbligatoria o di crediti in tutti i corsi di laurea sulla trasmissione degli stereotipi è un altro obiettivo fondamentale. Anche uno studente di ingegneria deve essere consapevole che usando l'intelligenza artificiale può trasmettere e consolidare stereotipi, di genere o di altro tipo. Solo la crescita della consapevolezza potrà far migliorare il livello culturale del Paese. Gli stereotipi spesso sono inconsapevoli. Si trasmettono involontariamente. Difficilmente li elimineremo. Ma se mai cominceremo a combatterli, mai andremo avanti. È una battaglia di democrazia. Più li avverseremo, più li limiteremo. Più aumenteremo la libertà di tutti. E la felicità dei nostri bambini e delle nostre bambine.

 

*Linda Laura Sabbadini è direttora centrale Istat. Le opinioni qui espresse sono esclusiva responsabilità dell’autrice e non impegnano l’Istat