L'intervista

Gabriela Hearst, la wonder woman della moda sostenibile

Dall'infanzia a cavallo nel suo ranch in Uruguay alla direzione creativa di Chloé e del brand eco-friendly che porta il suo nome, passando per il college in Australia e il lavoro da modella: la stilista che ha vestito la moglie di Joe Biden per la cerimonia di insediazione, filantropa e mamma di tre bambini racconta il suo successo. Per il quale deve ringraziare la determinazione della mamma, campionessa di taekwondo, di cui tiene il ritratto nel suo ufficio: "Mi dà motivazione, è simbolo della forza delle donne"

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È stato un anno impegnativo per Gabriela Hearst, la stilista di New York di origini uruguaiane che oltre a guidare la sua omonima casa di moda, è stata nominata direttrice creativa dell’iconico brand francese Chloé. Dal vestire la nuova First Lady in occasione del suo insediamento alla Casa Bianca, alla presentazione di due sfilate a New York e Parigi a poche settimane di distanza, l'irrefrenabile stilista, filantropa e mamma di tre bambini si è raccontata nel corso di un evento virtuale dell’illustre Costume Institute al Metropolitan Museum di New York condotto dalla giornalista Alina Cho.

Autentica Wonder Woman contemporanea, Hearst racconta la sua infanzia nel ranch di famiglia, il suo impegno per una moda sostenibile, e la determinazione che l'ha portata alla testa di due brand prestigiosi.

Joe e Jill Biden alla cerimonia di insediazione del Presidente degli Stati Uniti 

L’infanzia tra i cavalli in Uruguay

L'amore e il rispetto per la natura di Gabriela Hearst, nota per la produzione sostenibile delle sue collezioni, risale alla sua infanzia trascorsa in un mondo molto distante dal glamour delle passerelle, in un ranch di 70 mila ettari in Uruguay, a due ore e mezzo dalla città.

Cresciuta in modo non convenzionale, senza contatto con la vita urbana, inizia ad andare a cavallo ancora in fasce, montando dietro sua madre per andare a trovare il nonno, attraversando fiumi e lunghe praterie. “Non conoscevo nessun’altra realtà,” racconta la stilista. “Ti fa realizzare la forza della natura, ho visto un fulmine bruciare una casa intera, i cavalli che scappano al galoppo dal ranch. Siamo cresciuti apprezzando la qualità delle cose, non dal punto di vista estetico, ma utilitario, perché dovevano durare nel tempo. È un linguaggio che fa intrinsecamente parte di me.” 

In una casa senza televisione e con pochi giocattoli, solo con la radio e tanti libri, la giovane Hearst impara a usare l'immaginazione come gioco e il disegno come espressione. Stranamente, senza nessuna esposizione al mondo della moda, inizia a schizzare una linea di scarpe a soli sedici anni, un preludio alla futura carriera di successo. Impara lo spirito imprenditoriale dal padre, scomparso da pochi anni, un self-made man che ha costruito un ranch dal niente, cosa difficile in Uruguay dove la professione è passata da generazione a generazione.

“Era un dotato uomo d'affari, con una grande attenzione ai dettagli e anche un forte senso estetico”, spiega Hearst. Fino ad oggi invece, nel suo ufficio, conserva il ritratto di sua madre, appassionata di rodeo e gare equestri, campionessa di taekwondo a trent’anni e sen buddista di altissimo livello.

"Questa foto mi dà motivazione, è simbolo della forza delle donne", racconta. “Uno dei primi ricordi di mia madre è quello di un suo incidente a cavallo. Buttata a terra, si è rialzata per venire verso di me con la bocca sanguinante come se nulla fosse. Era un’estremista, è andata contro lo status quo che dettava quello che le donne potevano fare.” 

Alla scoperta del mondo

È questa determinazione e un forte desiderio di scoprire il mondo che spinge Hearst a partire a soli diciassette anni per frequentare il college in Australia con una borsa di studio. Il primo approccio con il mondo della moda è negli Anni Novanta, in una sua visita a Parigi, quando le propongono di diventare una modella.

Lascia gli studi in comunicazione e produzione audiovisiva per intraprendere la sua nuova, ma breve carriera. “Avevo già ventuno anni, un'età avanzata per una modella. L'agenzia mi ha chiesto di mentire e dire che ne avevo diciannove”, racconta. “Purtroppo non mi piaceva seguire istruzioni, non ero brava. Ho un grande rispetto per le modelle perché so quanto sia estenuante, ti rifiutano per la maggior parte dei lavori. È stata un'importante lezione per me, ho imparato ad accettare il rigetto”.

Il capitolo successivo è in uno showroom di moda a New York per il brand Le Coq Sportif, dove fa esperienza commerciale seguendo gli ordini e le consegne, un lavoro nel quale però non si ritrova: “Quando il proprietario dello showroom mi ha finalmente licenziato, l'ho abbracciato. Da quel momento fino all'ingaggio da Chloé, non ho più avuto un capo”.

Decide di seguire le orme del padre e diventa imprenditrice creando con soli 700 dollari il brand Candela, una linea di magliette stampate a Brooklyn, che in solo un anno genera un milione di dollari di fatturato. La prima stampa ritrae proprio la foto di sua madre a cavallo. La collezione si espande al prêt-à-porter e al calzaturificio, ma con la popolarità del fast fashion, negli anni diventa difficile competere.

La determinazione e il successo

La battuta d'arresto non scoraggia la stilista che, armata ormai di anni di esperienza, volge lo sguardo verso la moda di lusso. Grazie a uno studio di mercato, scopre una nicchia ancora non coperta, quella dei prodotti di lusso sostenibili, fatti bene con lunga durabilità. Cosi, nel 2015 nasce Gabriela Hearst, un brand che si focalizza su indumenti artigianali realizzati con materiali green e tecnologici, moderni e senza tempo.

“La durabilità del prodotto è la cosa importante per me, la puoi ottenere con l'integrità dei suoi materiali e della sua costruzione”, spiega. “Non penso di poter fare un prodotto che segue i trend”.

L'impegno per la sostenibilità riguarda il riciclo dei materiali per le collezioni, il packaging e le grucce, il design eco-friendly delle boutique, le sfilate a zero emissioni. Il brand conquista rapidamente un seguito tra le socialite e le celebrità internazionali, da Selena Gomez a Meghan Markle, e apre punti vendita internazionali, tra cui una boutique nella prestigiosa Madison Avenue a New York e a Mayfair a Londra.

Nonostante il successo, l'ambiziosa designer vede la possibilità di espandere la sua visione creativa e filosofia imprenditoriale ad una storica maison francese, Chloé. Per convincere il Ceo della casa di moda ad assumerla come nuova direttrice creativa, prepara un programma di 92 pagine dove spiega in dettaglio le sue proiezioni, dal branding, al design delle boutique, alla percezione del business nel mercato cinese, al protocollo per la sostenibilità. “Gli ho detto di smettere di cercare, che ero la candidata adatta”, racconta. “Forse all'inizio credeva che fossi un po' folle, magari anche a ragione, ma poi penso che si sia convinto della mia determinazione e della mia forte etica sul lavoro.”

Un’ascesa inarrestabile

In pochi anni Hearst ha raccolto un numero incredibile di successi, senza mai perdere di vista il suo obiettivo, quello di produrre poco ma bene, quello che lei chiama “honest fashion”. La sua Nina Bag, la borsa ispirata alla cantante Nina Simone lanciata nel 2016, diventa immediatamente un must-have, ma rimane a produzione limitata. Riceve numerosi premi, tra cui quello di stilista dell’anno dal CFDA, e partecipa a tutte le edizioni del Met Gala vestendo dive come Laura Dern e Uma Thurman per il red carpet. La sua linea attira l'interesse di LVMH, che acquista una quota nel business. Gabriela Hearst diventa così uno dei soli due brand americani a ricevere un investimento da un grande conglomerato di lusso (l’altro è Marc Jacobs). Le sue sfilate ricevono critiche entusiasmanti, inclusa quella di debutto per Chloé, ma la stilista ammette di non leggerle. “Non voglio essere troppo sicura di me!”, esclama con un sorriso. “Sto scherzando, non le leggo perché non voglio farmi distrarre dalla mia missione”.

Con obiettivi sempre più ambiziosi in tema di sostenibilità per le sue collezioni, la stilista è ormai una leader nel settore che dimostra la possibilità di produrre bellezza senza sfruttare l'ambiente.

 

L’abito per la First Lady

Un coronamento del suo successo è indubbiamente l’abito realizzato per la First Lady Jill Biden per l'insediamento alla Casa Bianca, un completo di tubino e cappotto bianco ricamato con cinquanta fiori che simboleggiano i cinquanta stati americani. Un momento significativo per Hearst e il suo piccolo team, che ha dovuto portare l'abito in macchina prima in Delaware per il fitting poi a Washington rispettando tutte le misure anti Covid. 

“Era un grande onore”, racconta. “Ci sono voluti mesi per decidere il posizionamento preciso di ogni fiore, e per ognuno, da tre a quattro ore di lavoro di ricamo. L'abito è stato interamente prodotto con materiali riciclati e ricamato nel Garment District di New York, in un momento di forte crisi per il settore. Far vedere al mondo il lavoro fantastico di cui sono capaci e l'entusiasmo del team mi hanno davvero commosso”.

Emozionante per la stilista, di recente diventata cittadina americana, anche votare alle sue prime elezioni. “Il messaggio dell’abito con in cinquanta fiori per ogni stato è quello dell'unità, una cosa di cui abbiamo bisogno per superare i conflitti, dobbiamo evolvere oltre la divisione del paese.”

 

Una moderna Wonder Woman

Come è riuscita Gabriela Hearst a gestire la direzione creativa di due case di moda? “Ho due team fantastici e mi piacciono le sfide”, dichiara. “È come parlare due lingue, è istintivo. Ho studiato bene l’estetica delicata di Chloé ed ero pronta a mettermi in marcia da subito. Ho preso gli elementi distintivi del brand, come le smerlature e il sangallo, e li ho interpretati a mio modo. Per Gabriela Hearst, invece, le mie muse sono donne forti che hanno le loro cicatrici fisiche ed emotive, sono delle leader, pronte a tutto, ma che non viaggiano mai in aereo in tuta da ginnastica”.

Come se non bastasse, la stilista ha tre figli con il marito John Augustine (un erede della famiglia proprietaria del gruppo editoriale Hearst), manda avanti il ranch del padre in Uruguay ed è impegnata in diverse cause filantropiche, in particolare come membro del consiglio di Save the Children. Ci si domanda se abbia tempo per dormire. “In realtà sono molto brava, dormo in maniera adeguata”, dichiara. “La mia motivazione viene dalla possibilità reale di creare un modello per fare un prodotto che abbia un basso impatto ambientale anche su grande scala”. Il marito è un suo grande sostenitore e alcune delle idee per il brand arrivano proprio da lui, come quella di produrre la lana merinos per la maglieria nel suo ranch in Uruguay. Anche la figlia grande Mia ha dato un contributo al business: i suoi disegni floreali sono stati l’ispirazione per gli appliqué e le stampe dell’ultima collezione di Gabriela Hearst.

A New York nel 2017 durante il gala di Save The Children con Jill Biden e la presindete dell'associazione Carolyn Miles 

In un anno nel quale il mondo ha fatto pausa, lei ha messo il piede sull'acceleratore. “Ho ascoltato il mio istinto più del mio cervello, bombardato da tutti gli input di quei mesi. In Uruguay, quando abbiamo avuto l’epidemia dell’afta epizootica, il nostro business di famiglia era paralizzato, ma mio padre decise di acquistare più bestiame. Ho imparato da allora che si sono opportunità da trovare anche nei momenti più difficili”.