La Grande Poesia: una collana gratuita per riscoprire i versi dell’epoca moderna

Ogni sabato e domenica in edicola con Repubblica un volume che raccoglie le poesie dei grandi maestri dell’età moderna. Giuseppe Ungaretti, Pablo Neruda, Nazim Hikmet, ma anche Emily Dickens, Patrizia Cavalli e l'indimenticabile Alda Merini

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Alda Merini nel 1995, Milano. (Foto Leonardo Cendamo/Getty Images) 
Mai come in questi tempi così digitali, così distanziati, così emotivamente spossanti, leggere una poesia può essere un rimedio, un balsamo, un toccasana per il cuore e per l’intelletto. A partire dal 27 febbraio una nuova collana, La Grande Poesia, sarà in edicola gratuitamente assieme a Repubblica: ogni sabato e domenica, fino al 18 aprile, il quotidiano verrà accompagnato da un volume dedicato a uno dei grandi poeti dell’età moderna, arricchito da un’introduzione di Maurizio Cucchi, curatore della collana.

Si comincia con due maestri come Garcia Lorca e Eugenio Montale, rispettivamente il 27 e 28 febbraio, e si prosegue con Charles Baudelaire (6 marzo), Pablo Neruda (13 marzo), Giuseppe Ungaretti (20 marzo), Nazim Hikmet (27 marzo), Pier Paolo Pasolini (28 marzo), Arthur Rimbaud (3 aprile), Valerio Magrelli (4 aprile), Kostantinos Kavafis (10 aprile), Milo De Angelis (18 aprile). E la poesia al femminile? Non manca, ed è rappresentata da nomi eccellenti come quello di Patrizia Cavalli, Wislawa Szymborska, Vivian Lamarque, Emily Dickinson e l’indimenticabile Alda Merini.


Alda Merini, la Poetessa dei Navigli

Inimitabile, eterna: la ‘poetessa dei Navigli’, Alda Merini, ha trasformato in arte il disagio psichico, il dolore (che la vita le ha abbondantemente addossato), e li ha conditi con vitalità, resilienza, eros. I suoi versi sono potenti, passionali, sono i lirismi di “una piccola ape furibonda”, come definiva sé stessa: il volume della collana dedicato all’opera di Alda Merini sarà in edicola il 7 marzo, pronto per essere sfogliato in occasione di quello che sarebbe stato il suo novantesimo compleanno, di lì a due settimane, e, che, per una emozionante coincidenza, è anche la Giornata Mondiale della Poesia, oltre che il primo giorno di primavera.

L'anniversario della nascita di Alda Merini è stato reso immortale da una delle sue opere più celebri: “Sono nata il ventuno a primavera / ma non sapevo che nascere folle / aprire le zolle / potesse scatenar tempesta”. Sono versi in cui tratteggia alcuni dei nodi cruciali della sua opera: l’esistenza contraddistinta da una forza dirompente, vitale e folle, speranzosa e drammatica, eterea eppure incredibilmente fisica. Certamente geniale e per molti anni, forse troppi, incompresa.

Sappiamo bene che la poesia di Alda Merini è stata enormemente influenzata dalle sue nevrosi, dagli episodi psicotici, dagli anni passati in manicomio, ma anche dal modo in cui questa parte di sé veniva percepita e trattata dalla società dell’epoca, dalla sua stessa famiglia, dal mondo esterno. Sempre al bivio tra lucidità e follia, l’autrice è riuscita a fare del suo disagio, delle sue disavventure (per usare un eufemismo) un capolavoro artistico, intellettuale, ma anche sociale. Indimenticabile.
 

Le altre autrici della collana

Grazie alla sua poesia, è stata insignita del Nobel per la letteratura nel 1996: amatissime dai suoi connazionali polacchi, le raccolte di Wislawa Szymborska hanno venduto centinaia di migliaia di copie. Caratterizzati dall’ironia, dal paradosso, dalla capacità di rendere straordinario l’ordinario attraverso le parole, i suoi versi sono per certi versi ‘filosofici’, e raccontano la quotidianità ma anche l’ideologia socialista. Celebre il suo discorso di accettazione del Nobel: “Nel parlare comune, che non riflette su ogni parola, tutti usiamo i termini: ‘mondo normale’, ‘vita normale’, ‘normale corso delle cose’… Tuttavia nel linguaggio, nella poesia, in cui ogni parola ha un peso, non c’è più nulla di ordinario e normale. Nessuna pietra e nessuna nuvola su di essa. Nessun giorno e nessuna notte che lo segue. E soprattutto nessuna esistenza di nessuno in questo mondo. A quanto pare, i poeti avranno sempre molto da fare”. Il volume della collana a lei dedicato uscirà il 14 marzo.

Patrizia Cavalli è forse la più importante poeta (non ama essere chiamata ‘poetessa’) vivente italiana, autrice di numerose raccolte di successo come ‘Le mie poesie non cambieranno il mondo’ (1974) e ‘Il cielo’ (1981). Con uno straordinario uso delle parole comuni, familiari “Non ci sono parole belle o brutte. Tutte sono stupende... Spesso le parole sono usate in modo orribile, e alcune vengono logorate dall'uso. Perciò bisogna aspettare che ritrovino un'innocenza” ha scritto un tipo di poesia profonda e libera, che, racconta in un'intervista, ritiene riuscita solo “Quando si muove. Deve attraversare un territorio. Può anche sembrare bella, ma se resta ferma nel suo tempo e nella sua idea, senza un prima e un dopo, è mezza morta”. Le sue poesie saranno in edicola con Repubblica il 21 marzo.

Meravigliosa autrice di racconti e poesie, anche nota per il suo importante lavoro di traduttrice di opere dal francese (Baudelaire, La Fontaine, Prévert), e di giornalista, Vivian Lamarque compone versi immediati, diretti, che nella loro apparente semplicità rivelano la curiosa complessità dei giochi di parole, delle filastrocche per adulti, e tratteggiano immagini che rimangono sospese solo il tempo necessario di farle proprie. Nata in provincia di Trento ma da sempre residente a Milano, Vivian Lamarque è un’autrice contemporanea che chi ama la poesia non dovrebbe trascurare di leggere. L’11 aprile sarà la volta della sua opera.

Infine, non ha bisogno di presentazioni Emily Dickinson, che troveremo in edicola il 17 aprile: una delle più grandi autrici di tutti i tempi, capace di emergere nel panorama letterario in un’epoca in cui alle donne l’attività poetica era invisa. Siamo nel XIX secolo, e la sua prolifica opera viene pubblicata solo parzialmente finché è in vita, mentre viene ampiamente rivalutata nel secolo successivo, tanto da essere ancora oggi considerata un caposaldo della poesia americana. I suoi sono versi intimisti, e, con una singolare sintassi, parlano di isolamento (celebre il suo “Sarei forse più sola / senza la mia solitudine”): non a caso sono tornati ad essere spesso citati nell’anno della pandemia.