Movimento 5 Stelle: il caos delle candidature

Fino a domenica gli attivisti possono dare la disponibilità. Conte nel mirino, alta tensione su deroghe e capilista

C’è una certa confusione sotto il cielo pentastellato. Non per le alleanze. Lì l’orizzonte è definito: il Movimento andrà da solo. Anche dopo il voto, assicura Giuseppe Conte, la prospettiva di una ricucitura con il Pd è «improbabile». Per Stefano Patuanelli, «inverosimile». La parola «mai» non la usa più nessuno, qualcosa evidentemente l’esperienza ha insegnato. Ma a creare scompiglio sono le liste elettorali. Ieri si sono aperte le candidature, che si chiuderanno domenica, e diverse centinaia di attivisti si sono già messi a disposizione, ma la maggior parte dei parlamentari uscenti preferisce aspettare. I cinque anni trascorsi nei palazzi romani devono averli abituati alla prudenza. Da ieri, infatti, le chat interne sono una sorta di sportello informazioni: nessuno vuole muovere un passo senza avere ben chiari i rischi. E di chiaro, finora, c’è ben poco. Ci si chiede come interverrà Conte sui capilista, quanto siano ampie le deroghe concesse dal nuovo regolamento per le candidature e come funzionerà, soprattutto, il meccanismo di voto online delle parlamentarie, previste per il 16 agosto.

I vertici hanno pochi dubbi sui capilista: li deciderà Conte. «Sacrosanto che un leader politico abbia voce in capitolo – sostiene la vicepresidente M5S Alessandra Todde». E a Virginia Raggi, che accusa l’ex premier di voler candidare in questo modo i suoi «amici», Todde chiede di deporre le armi: «Questo è il momento di unire le forze, non delle divisioni. Mettiamo da parte i personalismi». Con l’ex sindaca di Roma è meno diplomatica Roberta Lombardi, assessora M5S nel Lazio di Nicola Zingaretti: «Si può anche governare Roma per cinque anni e mezzo, ma se alla fine - scrive Lombardi su Facebook - i cittadini ti mandano a casa senza nemmeno farti arrivare al ballottaggio, allora è il caso di farsi una domanda. Non di lanciare proclami dal pulpito, tra l’altro con una doppia morale sulle candidature e sul processo partecipativo dal basso, dopo aver riempito in buona parte le liste dei municipi con dei propri “nominati”». Erano acerrime nemiche. Poco è cambiato. D’altronde l’ex sindaca chiedeva anche di dichiarare sepolta l’alleanza con il Pd e di sfilare il Movimento da tutte le amministrazioni in cui governano insieme, compresa quella del Lazio. A spalleggiare Raggi c’è però Lorenzo Borrè, lo storico avvocato degli attivisti ribelli, da sempre una spina nel fianco del Movimento: «Conte non può scegliere e blindare i capilista, lo dice lo statuto», osserva Borrè. E nel regolamento pubblicato mercoledì scorso sulle candidature M5S «di questa possibilità, eventualmente riservata al presidente, non c'è traccia. Non ha senso del resto indire una gara in cui il primo arrivato viene collocato al secondo posto in graduatoria. Tanto varrebbe allora eliminare definitivamente le primarie. Ma anche questa sarebbe una violazione statutaria». Si profilerebbe un nuovo ricorso, ma non è un caso che i Cinque stelle abbiano deciso di aprire le parlamentarie il 16, a soli cinque giorni dalla presentazione delle liste: così vengono a mancare i tempi tecnici per presentare un ricorso d’urgenza.

Ma non c’è solo lo scontro sui capilista ad animare le discussioni in chat. I parlamentari Cinque stelle si domandano, ad esempio, come funzioneranno le deroghe per chi non si vuole candidare nel proprio comune di residenza e fin dove si spinge la possibilità di candidarsi dove si ha «il centro principale dei propri interessi». Per molti di loro potrebbe essere Roma, dove rischia quindi di esserci un bel traffico. In molti vorrebbero anche sapere se i capilista, gli unici quasi certi di entrare in Parlamento, potranno essere distribuiti da Conte nei vari collegi senza tener conto del territorio da cui provengono. Un trentino potrà essere candidato capolista in Molise? E ancora, quante preferenze potranno esprimere gli attivisti su SkyVote? Se i clic a disposizione saranno due o tre farà tutta la differenza del mondo, perché – spiega un veterano al secondo mandato - «più preferenze ci sono a disposizione, maggiore è il peso dei nomi noti e il divario su tutti gli altri». Un altro interrogativo, in attesa di qualche risposta.

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