Il patto nella tempesta, da Calenda a Di Maio, Si e Verdi: intorno al Pd è tutti contro tutti (a colpi di tweet)

Il segretario del Pd Enrico Letta

Il richiamo silenzioso di Letta: intesa in 24 ore. Ma la pace non è ancora blindata

ROMA. Ancora risse, veti, ultimatum: il centrosinistra non trova pace e a due settimane dalla presentazione delle liste va in scena un “tutti contro tutti” che rischia di far perdere la pazienza persino a Enrico Letta, impegnato da giorni in una mediazione infinita. In una nuova giornata di tensioni, il leader Pd incassa l’ok all’alleanza di Europa verde, che ritiene «non più percorribile l’ipotesi di un accordo con i Cinque stelle» e definisce il patto coi dem l’unico modo «per contrastare efficacemente la destra estrema». Letta vede a portata di mano anche l’accordo con Si, che oggi riunirà l’assemblea nazionale. Carlo Calenda però continua a rilanciare. Il leader di Azione a intervalli regolari bombarda Sinistra italiana, Europa verde e con loro Impegno civico, Nicola Fratoianni, Angelo Bonelli e Luigi Di Maio rispondono per le rime e il Pd cerca, per ora senza successo, di riportare la calma, auspicando una soluzione entro la giornata di oggi. Quasi tutto, peraltro, via Twitter, in pubblico, davanti agli occhi di quegli elettori che dovrebbero essere convinti a votare per la coalizione il 25 settembre.

Un copione che anche ieri è andato in replica per tutto il giorno. Calenda esordisce dicendo che «della sorte di Di Maio, D’Incà, Di Stefano e compagnia non ce ne importa nulla. L’agenda o è quella Draghi o è quella dei no a tutto». Fratoianni risponde per dire che l’agenda Draghi «non esiste, lo ha detto Draghi stesso». Il segretario di Sinistra italiana, del resto, deve tenere a bada la minoranza del partito che spinge per un accordo con M5s. Ma Calenda rilancia: «Abbiamo raggiunto un punto di chiarezza. Mi pare del tutto evidente che c’è una scelta netta da fare per il Pd. A queste condizioni per quanto ci concerne non c’è spazio per loro nella coalizione. Adesso decida Enrico Letta». O noi o loro, insomma, non c’è posto per tutti nella coalizione secondo Calenda.

Entra nella discussione pure Bonelli, che sceglie la tv e per dire la sua: «Calenda è un bambino che va educato, perché se sei viziato poi cresci male. Quindi la nostra funzione è pedagogica». Nuova replica del leader di Azione: «Da Letta vorrei capire se si può pensare di lavorare insieme così».

Contro Calenda si fa sentire anche Di Maio, che pure deve ancora trovare un’intesa definitiva col Pd: «Sorprende, che alla fine proprio Calenda – che si innalza a paladino dell’anti-grillismo – nelle sue dichiarazioni e nei suoi tweet sia diventato il più estremista di tutti. Sta disgregando la coalizione di centrosinistra prima ancora che si formi, un regalo alle destre». Matteo Orfini, Pd, prova a usare il sarcasmo: «Un hacker che manda in “down” Twitter per tre giorni lo abbiamo? Così magari riusciamo a completare la coalizione senza drammi».

Non usa alcuna ironia, invece, Dario Franceschini. Il ministro della Cultura, da tempo molto parco con le dichiarazioni, scrive a sua volta su Twitter: «A Carlo Calenda e Nicola Fratoianni: fermatevi! Ci aspetta una sfida molto più grande dell’interesse dei nostri partiti: evitare che l’Italia finisca in mano a una destra sovranista e incapace. Per iniziarla e vincerla occorre rispettarci a vicenda e accettare le nostre diversità». Parole che cadono nel vuoto: «Conta dare al Paese una prospettiva seria, questi erano i patti. Decidete» ribatte Calenda.

Ci prova anche Matteo Ricci, sindaco di Pesaro e coordinatore dei sindaci Pd: «Gli Accordi sono bilaterali tra Pd e Azione, e tra Pd e sinistra. Enrico Letta lavora per rendere gli accordi compatibili, ma nessuno ha mai pensato di fare accordo Calenda-Fratoianni». Un modo per dire che sinistra e centristi non devono per forza amarsi, non ci sono patti che vincolano gli uni agli altri, solo il Pd è il perno di tutti gli accordi. E Brando Benifei, capodelegazione Pd al Parlamento europeo, aggiunge: «Caro Calenda, per vincere contro questa destra estrema serve anche chi oggi partecipa alle amministrazioni progressiste nel territorio. Anche tu governi in Emilia e a Verona con Sinistra Italiana e Verdi».

Letta resta in silenzio, almeno pubblicamente. In realtà il segretario del Pd passa la giornata al telefono e poi ad incontrare prima Calenda, poi Fratoianni eBonelli, infine Luigi Di Maio e Bruno Tabacci. Il ministro degli Esteri continua a chiedere «pari dignità e rispetto» e avverte: «Non accetteremo altri attacchi e discriminazioni da parte di nessuno».

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