Giorgio Lauro: “Devo chiedere scusa a Draghi ma quanto mi manca Cossiga”

Il conduttore di «Un giorno da Pecora»: «Il voto? Ho smesso da anni, da quando la sinistra candida persone di centrodestra»

Assieme a Geppi Cucciari è autore e conduttore di Un Giorno da Pecora, ormai storica (l’anno prossimo compie 15 anni) trasmissione di satira politica in onda su Rai Radio1, freschissima di premio Biagio Agnes per il miglior programma radiofonico della stagione. Giorgio Lauro, 54 anni, milanese vero ma felicemente trapiantato a Roma, ha iniziato tantissimi anni fa a Radio Popolare con Sergio Ferrentino e quella che sarebbe diventata la Gialappa’s Band. Oggi è intervistatore seriale di politici italiani: oltre 10mila gli ospiti conteggiati. Da Giorgia Meloni a Lamberto Dini (che, a 91 anni, gli ha confessato di fare ancora molto sesso), c’è la fila per passare sotto la tagliola dei loro microfoni. Tranne rare eccezioni. Tipo Maria Elena Boschi. «Non vuole venire: l’ho incontrata alla cerimonia del premio Agnes e le ho detto che stava facendo il più grande errore della sua carriera. Ma non mi pare di averla convinta». In ogni caso se ne riparla a settembre, dato che Un Giorno da Pecora è fermo per la pausa estiva, in attesa di tornare in onda dal lunedì al venerdì alle 13,30.

Come ha preso la notizia della caduta del governo?
«Con un po’ di senso di colpa. Mi voglio scusare con Mario Draghi: prima gli abbiamo ostacolato la corsa al Quirinale facendola spoilerare dal suo barista. E poi, quando il professor Domenico De Masi ci ha raccontato che il premier parlava male di Giuseppe Conte con Beppe Grillo, abbiamo fatto scattare la crisi».

Si sente più in colpa di Salvini, Berlusconi e i 5 Stelle?
«Non mi pare che loro si sentano in colpa.

Quindi si può godere le vacanze.
«Iniziate nel modo peggiore. Appena terminato il programma mi è venuto il Covid, dopo che lo avevo schivato per due anni, facendomi prendere universalmente in giro per le precauzioni maniacali. Ho tolto la mascherina mezzo minuto ed è successo. Avevo ragione io».

Ora che si è ripreso può recuperare, che cosa fa quando non lavora?
«Tendenzialmente lavoro sempre. Sennò seguo il Milan, l’Olimpia (dove nelle giovanili giocava da ragazzo, ndr), bagno le piante. Vedo tutti i talk show politici in tv e guardo Maurizio Crozza, che mi fa molto ridere».

Neppure una fidanzata?
«Al momento nessuna - e giustamente - ho ancora fatto questa scelta kamikaze».

Praticamente zero interviste e ospitate in tivù.
«Tendenzialmente non interessa neanche a me quello che penso, quindi perché dovrebbe importare agli altri? E poi mi piace di più fare domande che dare risposte».

La domanda preferita di quest’anno?
«Ho chiesto al fondatore di Eataly, Oscar Farinetti, se è davvero perennemente così felice come sembra. Ma non mi ricordo che mi ha detto. In generale le risposte dei politici non sono importanti. Oggi dichiarano una cosa e domani un’altra. E se glielo fai notare, svicolano. È tutto un gioco. Anche se quest’anno la scena l’hanno rubata i virologi: successo clamoroso della nostra hit di Natale Si si vax cantata dai tre tenori Matteo Bassetti, Andrea Crisanti e Fabrizio Pregliasco».

Cosa ha scoperto sui politici italiani in questi anni?
«Che non vedono l’ora di raccontarti cose personali, tipo se in camera da letto usano l’aria condizionata o se fanno sesso, che vogliono cantare o darti la loro ricetta del brodo. A volte hai la sensazione che non ne possano più neppure loro della politica. Quello che mi sconvolge sempre è che alcuni un attimo prima sono di una correttezza squisita, ma in cinque minuti si trasformano ed esplodono in affermazione violentissime. Affrontano i problemi del Paese con la stessa foga degli opinionisti di quelle trasmissioni sportive delle tivù locali in cui si scannano per partite minori».

Tanti ci hanno preso gusto a venire da voi e a esibire i loro talenti meno noti.
«Maurizio Gasparri ogni lunedì fa un’ode sul campionato di calcio. Dario Nardella rilegge l’attualità politica suonando il violino. Paola Binetti commenta le partite della Roma. Alessandro Dibattista una volta ha cantato la Bamba, il ministro Andrea Orlando ci ha raccontato di quanto è bravo con i surgelati e il ministro Alfonso Bonafede ha fatto il dj in trasmissione. Abbiamo fatto mangiare prosciutto e melone a Giorgia Meloni e le sardine alla sardina Mattia Santori. Andrea Romano ci ha fatto la rassegna stampa in russo durante la guerra. Romano lo abbiamo anche rasato in diretta: aveva scommesso che non sarebbe mai nato un governo Pd-M5S e invece… Ma nonostante questo mi è riconoscente perché gli ho fatto conoscere la sua attuale moglie. E una volta ho anche cercato di mettere le manette a Silvio Berlusconi in diretta, ma non ha voluto».

Chi vorrebbe ospitare, ma vi ha sempre detto picche?
«Massimo D’Alema sarebbe favoloso, perché quelli antipaticissimi danno il meglio. Anche Beppe Grillo non è mai venuto, ma lui non lo vorrei perché con i comici è più difficile. A me piacciono quelli istituzionali. Sogno Mattarella, Conte, Draghi. A Conte per esempio vorrei chiedere perché ha sempre l’orologio fermo su un orario sbagliato ma ogni volta diverso. Rocco Casalino ci ha detto che è un suo vezzo, mah».

Un personaggio che rimpiange?
«Francesco Cossiga, che da noi interpretava il disc jockey Dj K. Sapeva tutto di tutti e aveva frequentazioni che spaziavano da Michelle Hunziker alla cugina di Elisabetta Canalis».

È amico dei politici? Ci va a cena insieme?
«No, non li vedo fuori. Non ho quasi nessun tipo di contatto, preferisco così. Del resto non esco mai. In generale. Però anni fa feci una cena a casa mia con Meloni e Roberto Giacchetti quando erano entrambi candidati a sindaco di Roma, perché entrambi avevano condotto con me una puntata».

Per chi vota?
«Ho smesso da anni. Da quando la sinistra ha cominciato a candidare gente di centrodestra, come l’ex prefetto Bruno Ferrante».

Mai stato tentato di trasferirsi in televisione?
«Non particolarmente, anche perché spesso chi passa dalla radio alla tv non va benissimo. Io poi so fare la radio: che è molto a misura d’uomo. Il passaggio tra decidere una cosa e andare in onda è breve, la macchina televisiva mi pare più complessa».

Come nasce la passione per la radio?
«Il primo ricordo che ho è un aneddoto strappalacrime: a 14 anni andavo a vedere il basket al palazzone di San Siro con mio papà e mi portavo il registratore. Facevo la radiocronaca da solo come un cretino mentre guardavo la partita. Poi un giorno le radiocronache le ho fatte per davvero, a Radio Peter flowers Milano, sostituendo Flavio Tranquillo che era dovuto partire per il militare. Mi sono innamorato della radio ascoltando Bar Sport a Radio Popolare. Ero al liceo scientifico, che per me è durato sei anni, perché sono stato pure bocciato. La trasmissione andava in onda alle 11 di sera della domenica, io la registravo e la riascoltavo a ripetizione per tutta la settimana. La imparavo a memoria. Un giorno in diretta fecero un appello: non abbiamo alcune puntate, per caso qualche ascoltatore le ha registrate? Mi sono presentato lì con tutte le mie cassettine».

E c’è rimasto.
«Fui soprannominato Archivio Vivente, sapevo tutte le battute del programma. Avevo 17 anni, Sergio Ferrentino che mi ha accolto è stato il mio mentore, insieme a mio zio, il giornalista sportivo Tullio Lauro, e a Claudio Sabelli Fioretti poi. In quegli anni a Bar Sport ci lavorava anche quella che sarebbe diventata la Gialappa’s Band. E nel 1990 ho debuttato da conduttore commentando i Mondiali di calcio, appuntamento diventato fisso e che si è ripetuto fino al 2006, quando l’Italia ha vinto. Noi eravamo in diretta dal PalaTrussardi davanti a 10mila persone. Nel 1996 intanto avevo iniziato anche a fare l’inviato per Caterpillar su Radio2. La mia scuola è stata quella. Tutto quello che ho imparato lo devo a Radio Popolare: mi piace fare una radio un po’ sporca, non formale, che usa un linguaggio vicino a quello parlato di tutti i giorni».

Nel 2008 è arrivato Un Giorno da Pecora, inizialmente in coppia con Sabelli Fioretti e ormai da un lustro con Geppi.
«L’anziano Sabelli mi ha insegnato tutto quello che so su come si fa e come si prepara un’intervista, anche se non sarò mai al suo livello. Geppi è uno dei più grandi talenti che ci sono in Italia, è velocissima a fare la battute ed è anche molto accogliente con gli ospiti, sa metterli a loro agio ed entrare subito in sintonia. Poi siamo agli antipodi: funzioniamo perché - come dice lei - siamo sicuri che io non direi mai quello che direbbe lei, e viceversa».

Come si fa ridere?
«Si deve fare, per me è un bisogno di sopravvivenza. Con la politica è facile. Basta stare fermi, il racconto si fa da solo. Noi, in realtà, siamo dei parassiti».

2

Articoli rimanenti

Accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

1€/mese per 3 mesi, poi 2.99€ al mese per 3 mesi

Attiva Ora

Sblocca l’accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

Video del giorno

Un inferno di fiamme: i russi cancellano totalmente un quartiere con armi termobariche a Piscky

Focaccia con filetti di tonno, cipolla rossa e olive

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi