Veronica Atitsogbe, eletta a Verona: “Sono la prova vivente di un’Italia che è cambiata”

Veronica Atitsogbe è stata la prima eletta della lista più votata al ballottaggio di domenica

La neoconsigliera era inserita nella lista «Damiano Tommasi», la più votata al ballottaggio: «La legge è ferma a trent’anni fa»

VERONA. Ventotto anni, mamma e papà originari del Togo, laurea in scienze politiche, lavoro in banca, Veronica Atitsogbe è la prima italiana di seconda generazione a sedere nel Consiglio comunale di Verona. «Ho potuto fare tutto questo grazie alla cittadinanza italiana che ho avuto la fortuna di ottenere fin da piccola: era un requisito necessario per l’erasmus, per il lavoro in prefettura... Tanti giovani, anche più in gamba di me, non hanno le stesse possibilità», spiega, mentre il suo cellulare da tre giorni non la smette di squillare.

Tra le fondatrici dell’associazione Afroveronesi, con 329 preferenze Atitsogbe è stata la prima eletta della lista più votata al ballottaggio di domenica, «Damiano Tommasi Sindaco» , e sarà lei a presiedere il primo consiglio comunale in una delle storiche roccaforti del centrodestra in Italia: «Sono l’esempio lampante di quanto la società italiana si sia trasformata mentre la legge sulla cittadinanza resta ferma a trent’anni fa».

Ius scholae, la consigliera veronese Atitsogbe: "Una legge per le seconde generazioni dimenticate dalla politica"

Che cosa pensa dello ius scholae?
«Spero che le diverse forze politiche compiano un atto di coraggio per lavorare finalmente in modo serio a una riforma necessaria: stiamo parlando di un diritto che non viene riconosciuto a un milione di ragazzi e di ragazze che sono nati e cresciuti in Italia».

È una riforma sufficiente?
«È un primo passo importante, poi va fatta tanta strada. Mi auguro che non si ripeta quel che è successo nel 2015: solo slogan e propaganda su un diritto che tocca la vita delle persone».

Quanto è importante per un ragazzo di seconda generazione?
«Fondamentale. È un riconoscimento giuridico ma anche sociale: tanti giovani brillanti lasciano il nostro Paese anche se italiani perché si vedono precluse immense possibilità a cui avrebbero diritto. Per di più la burocrazia è insostenibile ...».

Anche lei l’ha subita?
«Ricordo, quando ero piccola, le lunghissime file in questura, che mi costringevano a perdere giorni di scuola: non ne capivo il motivo, mi sentivo italiana, uguale ai miei compagni».

Com’è stato crescere in una città come Verona?
«L’aria è stata ed è pesante, ma non è solo la città di destra che tutti pensano. C’è anche un’altra faccia di Verona, fatta di giovani che si impegnano nelle associazioni e che non hanno mai smesso di combattere certe ideologie. Quella Verona che ci ha permesso di fare questo piccolo miracolo e vincere le elezioni».

Ha mai subito atti di razzismo?
«Ho vissuto in una bolla, almeno credevo. Poi crescere mi ha fatto prendere consapevolezza: il razzismo si cela anche dietro una battuta scomposta, nel comportamento di chi, al lavoro, preferisce non rivolgersi a te. La cosa più importante e più difficile è denunciare, ma non si può piegare la testa».

Quando ha deciso di entrare in politica?
«Non ero convinta, è stato Damiano Tommasi a colpirmi e gli amici a spingermi a mettermi in gioco».

I suoi genitori cosa ne pensano?
«Sono felici, anche se non riusciamo a vederci da domenica. Sono orgogliosi e spero che possano esserlo sempre».

Che cosa vorrebbe portare all’amministrazione comunale e a questa città?
«Una ventata nuova, che faccia capire a tutti quanto i giovani contano, perché hanno voglia di essere coinvolti in prima persona e di impegnarsi nella politica. Mi piacerebbe che tutti capissero che Verona non è solo quella narrata: esiste un’altra città che rappresentiamo e faremo riemergere».

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